11 in carcere per truffa e riciclaggio di veicoli rubati: arresti della Polizia Stradale anche a Mattie e Rivalta "Operazione Tarantella" una rete criminale composta da carrozzieri, commercianti di automobili, gestori di autosaloni, in associazione fra loro per truffare lo Stato

Polizia stradale ( foto archivio )Polizia stradale ( foto archivio )

TORINO – Una complessa attività investigativa svolta dalla Squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale Piemonte e Valle d’Aosta di Torino e coordinata dal Sostituto Procuratore  Roberto Furlan, del Gruppo Criminalità organizzata della Procura torinese, ha consentito di smantellare un’organizzazione dedita alla truffa ed al riciclaggio dei veicoli rubati.

L’indagine, denominata “Operazione Tarantella” per via dei giri “ballerini” che vacefano le vetture rubate, è stata avviata nel 2015, ed è iniziata con da un controllo amministrativo eseguito presso una concessionaria di autoveicoli di Torino, dove è stata rinvenuta una vettura oggetto di furto che era stata “ripulita” e riciclata.

La Procura della Repubblica di Torino, dopo avere delegato una perquisizione nei confronti di un cittadino albanese, da tempo residente a Torino, Dorian Sakja, e intestatario del veicolo e titolare di una carrozzeria nella zona Nord della Città, ha sequestrato la documentazione relativa all’autovettura, un pezzo della fascia di lusso del mercato, molto ricercata, una Range Rover Evoque, risultata di provenienza illecita. Lo stesso tipo di auto fra le preferite della banda dei ladri d’auto internazionale che rubava le auto al parcheggio dello Juventus Stadium

Lo sviluppo della accurata attività investigativa degli agenti della Polstrada ha permesso di scoprire che la pratica del riciclaggio era praticata con regolarità su diversi altri veicoli, tutti di provenienza illecita, che venivano reimmessi sul mercato anche mediante utilizzo di carte di circolazione di Paesi stranieri rubati in bianco: La squadra di Polizia Giudiziaria  di Corso Giambone ha  così documentato e  raccolto elementi di prova a carico di una banda dieci persone, tre delle quali diversi carrozzieri di  Torino e commercianti di automobili.

Nella mattinata di ieri, martedì 12 dicembre, sono per tutti scattate le manette, in esecuzione dell’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere firmata dal GIP del Tribunale di Torino, Rosanna La Rosa, sono state arrestate nove persone, tra cui Martino Marciano, 56 anni, di Rivalta e Michele Di Luna di Mattie, in Valsusa.

Fra le contestazioni dell’ordiananza la parallela attività di parte del gruppo di trafficanti d’auto, quale associazione a delinquere finalizzata alla truffa: alcuni degliarrestati, che aprivano piccoli autosaloni per il tempo strettamente necessario a mettere sul mercato,  a insaputa degli acquirenti, e rivendere autovetture incassando l’anticipo e/o l’intero valore pattuito, senza poi mai consegnarle agli acquirenti.
Le società e i locali commerciali, una volta definite le truffe, venivano abbandonati per costituirne nuovi, in altri luoghi, con lo stesso intento truffaldino.
Del caso si erano occupati anche Le Iene di Italia 1 nel corso del 2016, e ora sono stati  raccolti tutti gli elementi di responsabilità a carico di cinque persona della banda

A seguito di questa attività investigativa è stata quindi emessa un’ulteriore ordinanza di applicazione di misura cautelare eseguita stavolta dalla Guardia di Finanza di Torino a fien ottobre, a carico di 27 persone per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa in danno dello Stato ed al riciclaggio di denaro.

In sintesi, tre dei personaggi già emersi nell’attività condotta dalla Squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale, oltre ad occuparsi del riciclaggio di auto, facevano parte di una organizzazione criminale che, secondo un ormai collaudato sistema, otteneva da enti riconosciuti nel settore della gestione dei mercati energetici finanziamenti consistenti in certificati bianchi e TEE, i titoli di efficenza energetica,  che venivano accreditati su conti correnti di ditte italiane compiacenti per poi essere trasferiti in conti in Bulgaria facenti capo alla cricca criminale. Naturalmente i lavori per i quali venivano richiesti ed ottenuti gli incentivi non venivano mai eseguiti.

Il denaro, una volta trasferito sui conti bulgari, veniva infatti prelevato in Italia da sportelli automatici mediante l’utilizzo di bancomat; contante che veniva in parte investito nell’acquisto di veicoli nuovi di notevole valore commerciale e in beni di lusso.

IL VIDEO della Polizia di Stato