19 rinvii a giudizio per assalti al cantiere TELT e oltre 20 nuovi provvedimenti cautelari ad attivisti Notav per i blocchi alle trivelle di Terna Ma Spataro al Tribunale del Riesame chiede la revoca dei domiciliari per la Dosio, coinvolta in tutte le inchieste

NOTAV PALAGIUSTIZIA

TORINO –  Porte girevoli per gli avvocati del legal team Notav in questi giorni in Procura e Tribunale, impegnati in una serie di procedimenti a carico di svariati attivisti Notav per diversi fatti. Un corto circuito giudiziario in cui anche la Procura torinese comincia a muoversi  su piani paralleli, ma divergenti, per parafrasare una nota metafora politica democristiana attribuita ad Aldo Moro. Tentiamo la sintesi.

Oggi il Procuratore Capo Armando Spataro è andato in aula al Tribunale del Riesame per richiedere in prima persona la revoca degli arresti domiciliaria per Nicoletta Dosio. Richiesta – firmata dagli stessi Pubblici Ministeri Antonio Rinaudo e Marco Gianoglio che le avevano disposte – e già respinta dal GIP, e contro il quale la Procura ha appunto ricorso all’ex Tribunale delle Libertà.  Spataro ha sostenuto in aula che “aldilà delle ricadute mediatiche delle iniziative dell’imputata  e che non hanno valenza sostanziale nel caso in questione, non ci sono più esigenze che giustifichino gli arresti domiciliari. Come il concreto pericolo di fuga o il rischio di inquinamento delle prove.”  Il provvedimento cautelare, inizialmente l’obbligo di firma, via via aggravato dalla disobbedienza della “rivoluzionaria civile”, come si è autodefinita la pensionata pasionaria rossa, era stata disposta nel quadro dell’inchiesta conseguente alla manifestazione con marcia Exilles-Chiomonte del 28 giugno del 2015, Al termine della quale un gruppo di attivisti e antagonisti aveva assaltato con lanci di pietre e razzi i cancelli della zona rossa del cantiere all’altezza della ex centrale AEM. Nel frattempo, arrestata per evasione la sola volta che aveva deciso di entrare proprio in Tribunale, Dosio è stata già condannata in primo grado a 8 mesi di reclusione, con pena ai minimi edittali.

Ieri per questi attacchi a suon di fuochi, razzi e lancio di oggetti e pietre, proseguiti sino nella serata di quel giorno d’estate con ripetuti assalti alle reti e al personale di sicurezza posto a tutela del cantiere TELT Chiomonte, 19 Notav, tra cui la stessa Dosio, sono stati rinviati a giudizio dal GUP di Torino. Per quegli scontri le varie accuse vanno dalla resistenza alla violenza a pubblico ufficiale, passando per la violazione di provvedimenteo dell’Autorità, cioè dell’ordinanza prefettizia che consentiva la manifestazione, ma limitava gli accessi alle pertinenza del cantiere.

Cantiere presso il quale oggi, nonostante la nevicata, la Dosio si è fatta fotografare, naturalmente evadendo da quei domiciliari, per cui Spataro ha chiesto la revoca. Un balletto mediatico che qualche imbarazzo ai piani alti di Palazzo di Giustizia deve pur averlo posto.

Ma ieri nel corso del cosiddetto processo Vattimo,  il sostituto procuratore Antonio Rinaudo ha chiesto dieci mesi di reclusione per Gianni Vattimo, ex radicale,  ex europarlamentare eletto nelle liste della fu Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, poi passato al Partito Comunista di Marco Rizzo. Il filosofo del pensiero debole è accusato di false attestazioni a pubblico ufficiale commesse da pubblico ufficiale (in quanto europarlamentare),  per aver fatto entrare in carcere alle Vallette di Torino, il 15 agosto  del 2013,  “sfruttando il suo ruolo di europarlamentare” proprio  Nicoletta Dosio e Luca Abbà, presentati quali suoi assistenti, durante una visita nella Casa circondariale nella quale erano ristretti alcuni antagonisti Notav, con l’accusa di terrorismo (poi derubricata). Nel processo sono imputati entrambi e le richieste dell’accusa a loro carico sono rispettivamente di nove e sette mesi di reclusioni per il reato di false attestazioni a pubblico ufficiale.

La sentenza è attesa per gennaio. Ieri le difese, l’ Avvocato Carlo Blengino, per Vattimo, Emanuele D’Amico e Valentina Colletta, per la Dosio, e Claudio Novaro e Lea Fattizzo per Abbà hanno chiesto l’assoluzione per i propri assistiti. Lo stesso Vattimo ha dichiarato che la sua era “una prassi che seguivo abitualmente”.

Ma non è finita qui. Oggi a 23 attivisti Notav (per l’occasione in realtà si erano trasformati in Noterna) è arrivato un avviso di garanzia, con per alcuni di loro gli annessi provvedimenti cautelari  che vanno dal divieto di dimora, al divieto di accesso nei Comuni di Susa e Bussoleno, a seconda delle persone, nonché all’obbligo di firma presso l’autorità locale di Pubblica Sicurezza. E naturalmente fra i tanti volti noti indagati non manca la consueta Dosio, insieme ad altri attivisti del Movimento. L’accusa è di violenza privata.

Le imputazioni mosse dalla Procura torinese sono riferite ai fatti che tra il dicembre 2015 e il febbraio del 2016 vide le trivelle di TERNA, impegnate in alcuni sondaggi tra l’autoporto di Susa, e altre aree nelle vicinanze dell’A32 tra Bussoleno e San Giorio di Susa. I blocchi dei manifestanti in alcune occasioni costrinsero la ditta incaricata a sospendere le attività, semplici carotaggi propedeutici al passaggio del nuovo cavidotto interrato Grand’Ile-Piossasco, che collegherà Italia e Francia, in gran parte attraverso le due autostrade e il tunnel del Frejus.

A seguito di quelle azioni ancora una volta la Questura fu costretta a mettere in atto dispositivi mobili di Polizia e Carabinieri per consentire al personale tecnico di eseguire il proprio lavoro in sicurezza.