24 maggio, le foto dei nostri ragazzi nella Grande Guerra Al grido di "Avanti Savoia" si andava alla morte

Alpini

Il 24 maggio 1915, l’Italia entrava in guerra contro gli Imperi centrali, gettandosi nella Prima Guerra Mondiale dieci mesi dopo l’inizio delle ostilità in Europa. Era un lunedì. Alle 3 e 30, precedute dai tiri degli obici, le truppe italiane oltrepassarono il confine italo-austriaco, puntando verso le “terre irredente” del Trentino, del Friuli e della Venezia Giulia. Una guerra che sembrava d’assalto, di breve durata come quelle risorgimentali, si rivelò un enorme massacro di posizione. Al fronte si moriva, se si avanzava ti sparava il nemico e se indietreggiava ti sparano i tuoi. Quando l’assalto si faceva imminente i carabinieri portavano le mitragliatrici proprio dietro le trincee. E le posizionano lì, bene in vista e pronte all’uso. Se un soldato non avanza nella mischia dopo che nell’aria è risuonato il grido d’attacco “Savoia!” veniva abbattuto sul posto come un sacco vuoto. Questi erano gli ordini del generalissimo Luigi Cadorna, che non sparava: sacrificava. Nel 1915 avevamo già perso più o meno duecentomila uomini, del milione circa che avevamo schierato. Nel 1916 ne sono morti quasi il doppio. Uomini uccisi per brandelli di terra, soprattutto poveri contadini, poco armati e peggio vestiti. Le scene di guerra erano sempre uguali. Soldati sporchi, fangosi, visi scavati dalla fame e dalla stanchezza, il peso della morte sulle spalle. Occhi spalancati sul niente, corpi scarni, mutilati. I graduati strillano ordini e quando arrivano rifornimenti di grappa e cognac, le truppe sapevano che l’attacco era vicino. I generali col binocolo scrutano un fronte lontano, come piedistalli avevano cataste di cadaveri. In guerra non bisogna guardarsi solo dal nemico, ma soprattutto dai superiori. Si combatteva una guerra statica, difensiva, basata su trincee e fortificazioni. Questa guerra sporca la vollero i ricchi che guadagnavano con le fabbriche d’armi e munizioni, i banchieri che speculano mentre i poveri morivano senza sapere neppure perchè. Anche il generale Cadorna, d’altra parte, appena nominato Capo di Stato Maggiore corse a comprarsi le azioni dell’Ansaldo; azienda che con le sue acciaierie avrebbero lavorato a pieno ritmo per rifornire di armi i magazzini militari. Lui era ben certo di potersi godere i frutti delle azioni Ansaldo, perché, a differenza dei suoi uomini, era sicuro di non cadere perché la prima linea la vedeva col binocolo, da lontano, ben riparato. La Prima Guerra Mondiale fu un enorme massacro: coinvolse 27 paesi, costò 10 milioni di morti, 20 milioni di feriti, enormi distruzioni. Fu la prima guerra moderna con nuove armi che furono impiegate su larga scala: aerei, sottomarini, carri armati, mitragliatrici e gas tossici. Fu l’inizio del declino della vecchia Europa e sancì l’ingresso sulla scena mondiale, come grande potenza militare ed economica degli Stati Uniti. Chi erano i nostri giovani chiamati alla morte? Come vivevano al fronte, cosa lasciarono a casa? Quali erano le armi, le divise e i trucchi per sopravvivere alla guerra? Nelle fotografie ci sono i loro volti, la loro disperazione. Un immagine racconta più di tante parole.