La fine della Seconda Guerra nel “25 aprile” a Condove (LE FOTO) Alla celebrazione presente il vice presidente regionale Nino Boeti

Danilo Bonavero, presidente dell'ANPI Condove-Caprie-BorgoneDanilo Bonavero, presidente dell'ANPI Condove-Caprie-Borgone

CONDOVE – Si è svolta la tradizionale celebrazione del “25 aprile” nel paese di Bauchiero. Presenti le associazioni del paese, tra quelle d’armi e civili, e il gonfalone della Regione Piemonte. L’ospite di quest’anno è stato il vice presidente della Regione Nino Boeti in qualità di rappresentante del Comitato Resistenza Colle del Lys. Boeti ha ricordato i lughi e i momenti più significativi della guerra civile italina che si sviluppò tra il 1943 e il 1945, quando le truppe anglo-americane liberarono l ‘Italia dall’esercito tedesco. Il presidente dell’ANPI Condove-Caprie-Borgone Danilo Bonavero ha ringraziato i presenti tra associazioni e condovesi che ogni anno vogliono ricordare un periodo impornate della storia d’Italia.

Chi liberò veramente l’Italia?

La resistenza in Italia era completamente irrilevante dal punto di vista militare. In ogni caso, nell’estate del 1944 non esisteva neppure se non in piccoli gruppi di militari lasciati allo sbando. Dall’autunno del 1944 in poi che cosa di concreto ha portato la resistenza fino alla fine delle ostilità? Secondo la storiografia, ad uso e consumo dei partiti di sinistra (quando ancora c’erano), la resistenza lottava per la patria, la libertà e la democrazia. Non è vero. I suoi elementi comunisti, che furono quelli dominanti, lottavano per l’Unione Sovietica, la dittatura e il comunismo. E questa comunque la si voglia vedere è storia. Ecco perché Churchill voleva puntare non sulla Francia, ma sull’Italia. Voleva a tutti costi fermare le forze comuniste nei Balcani e in Austria, l’America no. Prevalse l’idea statunitenze perciò, gli alleati, che avevano invaso l’Italia nel 1943, non ebbero le forze necessarie per liberare il nord Italia fino all’aprile 1945. Arrivò la pace solo grazie agli anglo-americani, quelli che oggi andrebbero ringraziati. Così non è, e questa non è storia ma cronaca.

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