A Bruzolo sono sbarcati i “Mille” Celebrazione in Via dei Mille, presenti i Granatieri di Sardegna

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BRUZOLO – Giovedì 5 maggio in paese è stata inaugurata il nuovo pannello storico realizzato per la Pro Loco dagli studenti dell’Istituto Comprensivo di Bussoleno. La nuova segnaletica dedicata all’avventura dei “Mille” è ora ben visibile in paese nella via che perpendicolare parte dal castello ed è stata teatro di una celebrazione dedicata al Risorgimento. Oltre le autorità civili e associative erano presentii ragazzi delle scuole. L’oratore ufficiale è stato Giancarlo Sibille dell’Associazione Granatieri di Sardegna, Arma che ebbe grande importanza nei fatti militari dell’Unità d’Italia. Sibille ha esposto in un intervento il suo pensiero. “Italiani contro Italiani. Per difendere il Regno di Napoli, ritenuto già protetto «dall’acqua salata del Tirreno e dall’acqua santa dello Statopontificio» da una monarchia e da una corte ormai immobili ed estranei a qualsiasi desiderio di cambiamento; per costruire il Regno d’Italia che, assorbita la forte tensione ideale del Risorgimento espressa, tra gli altri, da Giuseppe Garibaldi con le sue Mille «Camicie Rosse» nell’epica risalita fino a Teano, permise a Cavour di realizzare il sogno dello Stato unitario, completato quasi dieci anni più tardi con la presa di Roma e a Vittorio Emanuele II di accrescere il profilo (e il peso) della monarchia sabauda sullo scacchiere europeo. Da un lato soldati borbonici preparati e coraggiosi, pronti a dare la vita per i propri sovrani, ma “guidati” da generali molto anziani, privi di determinazione e capacità strategiche contro i quali (Briganti, generale freddato nel paesino di Mileto in Calabria; Vial, capo dell’esercito costretto a precipitosa fuga; ecc.) non esitarono a tirare di fucile per affermare la propria dignità di uomini e di militari; dall’altro, soldati piemontesi altrettanto addestrati e coraggiosi, equipaggiati con armi a canna rigata (cannoni e fucili) più precise e di maggiore gittata, ottimamente guidati sul campo da ufficiali superiori e da un Comandante di Corpo d’Armata (il 4°), Enrico Cialdini, militare fino al midollo, concreto, immune da ambizioni, sotterfugi, giochi sotterranei, spietato (continuò il cannoneggiamento di Gaeta anche durante le trattative di resa), eppure capace di gesti di cavalleria (durante uno degli armistizi concesse ai borbonici più tempo per soccorrere i feriti; accettò malati e feriti nemici ed inviò nella piazza aiuti per gli altri). E a Mola di Gaeta, oggi Formia, 156 anni fa gli uomini in armi dell’una e dell’altra parte diedero prova di grande valore e sacrificio estremo. Dal recente saggio di storia di Ernesto Bonelli, generale in quei Granatieri di Sardegna che legarono la prima medaglia d’oro al valor militare alla bandiera di combattimento (più una d’argento) a questa battaglia, il dato del coraggio e dell’onore degli schieramenti emerge in modo nitido e significativo, restituendo a cacciatori e tiragliatori delle Due Sicilie una dignità storica così elevata da rendere inaccettabile e gratuitamente offensivo quell’appellativo di «esercito di Franceschiello» che ha bollato loro per oltre un secolo e mezzo; esaltando la forte abnegazione ed i prodigi dei Granatieri di Sardegna che, con valore, superarono impetuosamente le truppe napoletane. Anche nella campagna di guerra dell’anno 1860 per impedire all’esercito papalino di andare a rincalzo dei borbonici: Presa di Città di Castello l’11, di Perugia il 14 e l’assedio di Ancona il 29 del mese di settembre. Contro i borbonici, prima che a Mola di Gaeta, fu così anche sul Volturno il primo ottobre e sul Garigliano il 29 dello stesso mese. Dopo Mola, così avvenne nei mesi d’assedio della piazzaforte di Gaeta fino a quel 17 febbraio 1861, quando, sull’istmo di Montesecco, una messa funebre solenne fu celebrata per “pregare pace ai prodi”: tutti, nessuno La ricerca della verità storica si pone nel solco impervio dell’Unità d’Italia, ma muove dalla sincera aspirazione di offrire ai giovani occasioni di approfondimento sui fatti d’arme e sulle conseguenze postume che interessarono l’attuale territorio meridionale nel 1860-1861. Il Passaggio del Garigliano, la Battaglia di Mola e l’Assedio di Gaeta sono stati eventi importanti nel contesto di questa strana (perché mai ufficialmente dichiarata) guerra in cui la popolazione ed una vasta area geografica compresa tra Castelforte e Terracina rimasero profondamente coinvolte. Malattie (tifo), fame, freddo e distruzioni non risparmiarono nessuno. Conoscere ciò che avvenne è importante per tutti. Soprattutto per noi che, consapevoli dei divari e delle disuguaglianze che interessarono il Nord, il Centro ed il Sud del Paese dopo la nascita dello Stato unitario, aspiriamo a contribuire alla prospettiva costituzionale dell’Italia una, indivisibile, fondata sul lavoro e su pari opportunità per ciascuno dei suoi cittadini, dove le ragioni di tutti possano trovare posto ed ascolto in nome della Democrazia e della Libertà a noi care per la luce che da settant’anni illuminano il nostro cammino di italiani. Non importa del Nord; non importa del Centro; non importa del Sud”.

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