A che punto è la commissione d’inchiesta sull’operato dei passati CdA della Fondazione Pacchiotti? Parla l'ex presidente della Fondazione, don Luciano Allais

L'Istituto giavenese "Giacinto Pacchiotti"L'Istituto giavenese "Giacinto Pacchiotti"

GIAVENO – Don Luciano Allais, 86 anni ben portati, non ci sta a giocare in difesa e passa all’attacco circa la vicenda riguardante la commissione d’inchiesta  istituita dal Consiglio comunale per indagare sulla gestione dei precedenti consigli di amministrazione della Fondazione Pacchiotti di cui è stato in passato presidente (e presidente onorario, poi dimessosi, dell’attuale CdA). “Trovo singolare che, ancor prima di definire lo Statuto della Fondazione (che peraltro regola l’elezione dei membri del CdA), omologandolo a quelli che sono i regolamenti regionali, si trovi il tempo di istituire una commissione d’inchiesta”, spiega il sacerdote. Il riferimento di don Allais è al continuo rimpallo, in corso ormai da anni, fra Regione e Comune del nuovo statuto, con la Regione che, a ogni bozza, risponde con richieste di modifiche, in un eterno circolo vizioso che non porta ad alcuna approvazione. “Questa commissione d’inchiesta, inoltre, è squisitamente politica — continua don Allais — Per accertamenti di tipo economico- finanziario, edile e quant’altro, forse sarebbe il caso di avvalersi di personalità preparate nella materia, senza nulla togliere alle competenze di ciascuno dei membri”. La commissione, infatti, presieduta da Federico Giovale Alet, consigliere del Movimento 5 Stelle, è composta da tutti i capigruppo in Consiglio. E venire a capo della sua attività non è semplice, in quanto gli atti della commissione sono stati secretati a ottobre. A confermarlo è lo stesso Giovale Alet che tiene anche a sottolineare la regolarità della commissione, la quale, a suo dire, rispetta appieno il Regolamento comunale. “Non appena sarà terminata la nostra attività, renderemo tutto pubblico e, come previsto dalla Legge, relazioneremo all’intero Consiglio comunale — spiega Giovale Alet — Ma, per ora, non posso rispondere a domande direttamente riguardanti le indagini”. Diventa dunque difficile capire perché, lo scorso 22 dicembre, sia stata convocata, insieme con don Allais e Paolo Venco (due dei tre membri del penultimo CdA), anche Daniela Ruffino, che invece non ha ricoperto alcun incarico, mentre non sia stato convocato Giovanni Mellano, il terzo membro del penultimo CdA. A domanda diretta, infatti, Giovale Alet invoca il segreto istruttorio, così come è sempre invocando il segreto che non si può sapere a che punto, più o meno conclusivo, siano le indagini. Don Allais non nasconde il suo disappunto e il suo dolore per una vicenda che si trascina da mesi e di cui gli stessi soggetti sotto indagine riescono a sapere ben poco: “Sono affranto non perché mi si chieda conto del mio operato, sul quale sono più che certo, ma perché, nonostante io e gli altri componenti del penultimo CdA abbiamo sempre offerto la nostra piena collaborazione, non siamo mai stati ascoltati, ma, anzi, si sia preferito metterci sotto la lente d’ingrandimento di una commissione sulla cui legittimità nutro forti dubbi, non prima, tuttavia, di avermi nominato presidente onorario della Fondazione”. Meglio avrebbe fatto il Consiglio comunale, secondo don Allais, a sforzarsi nel trovare un accordo con la Regione per definire finalmente, una volta per tutte, lo Statuto della Fondazione e poi, eventualmente, a dedicarsi alle indagini. Una cosa, tuttavia, è certa e la conferma Giovale Alet: “La nostra indagine non sta riguardando soltanto il penultimo CdA, ma tutti i CdA precedenti al 2014”.

Don Luciano Allais

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