A Rivalta il 43 mette tutti d’accordo: non funziona Fra ritardi, anticipi e mezzi obsoleti la linea di servizio pubblico da e per Torino non soddisfa nessuno

il 43 mette d'accordo tutti

RIVALTA – Tanti, ogni giorno, usufruiscono della linea di pullman 43 che viaggia da e per Torino con transito all’ospedale san Luigi di Orbassano. Sono studenti come Carlotta, Cristina, Francesco e Roberto che dal capolinea torinese sciamano poi su pullman e tram per arrivare a licei e università. Oppure lavoratori quali Dina, Elisabetta, Giuseppe, Luana e Oscar che da piazzale Caio Mario si dirigono verso gli uffici del centro e della periferia. O ancora anziani come Laura, Marisa e Rita che con il 43 si avvicinano a ospedali, centri di fisioterapia e studi medici specialistici. Ma se diversi sono i fruitori del servizio, molto simili sono invece le ormai annose lamentele sui problemi della linea a cui solo ultimamente si sono aggiunti passaggi anticipati o in ritardo con conseguenti lunghe attese in una stagione in cui sostare all’aperto non è piacevole. “Siamo pensionati con tanto tempo libero e arriviamo alle fermate sempre molto in anticipo, ma a volte attendiamo così a lungo che ci sorge il dubbio che la corsa non sia proprio stata effettuata. – spiega Laura – A parte il fastidio e la fatica di aspettare in piedi perché pochissime fermate sono dotate di panchina, e il disagio di quando fa freddo o piove, il più delle volte arriviamo in ritardo alle visite, alle terapie e agli appuntamenti e finiamo con l’irritare tutti”. Di fastidiosi ritardi e anticipi parla anche Roberto che però pone maggiormente l’accento sullo stato di manutenzione e di conservazione dei mezzi: “Non solo una volta mi è capitato di vedere supporti e seggiolini staccarsi dalla loro sede catapultando i passeggeri nei corridoio o in braccio ad altri viaggiatori. Per non parlare delle fiamme provocate dalle ganasce dei freni inchiodate sui dischi o dalla perdita dell’olio sul motore surriscaldato, oppure delle porte che rimangono aperte e bloccano la marcia ai mezzi più nuovi e tecnologici, mentre quelli più obsoleti che possono continuare a viaggiare richiedono però l’intervento di passeggeri volenterosi che chiudano le porte quando serve”. Se nonostante tutto questi mezzi riescono ad arrivare a destinazione, racconta ancora Roberto, è merito degli autisti che, armati di pinze, cacciavite, nastro da pacco, borse di plastica e filo di ferro, coniugano abilità manuale e fantasia per fissare supporti, legare parafanghi e ricollegare pezzi di motore. Sui conducenti della linea interviene anche Dina che opera però una netta distinzione: “Ci sono autisti gentili che rispondono con pazienza e competenza anche a domande non strettamente legate al loro lavoro, che scendono ad aiutare anziani e disabili con un sorriso e inalterato buonumore e che alle fermate rallentano, segnalano con i fari o addirittura si fermano per consentire ai viaggiatori di cui conoscono gli orari di non perdere la cosa per una manciata di secondi”. Ma, continua Dina, esistono anche autisti che sibilano le risposte richieste in tono iroso o si chiudono in un silenzio accigliato, che trattano i passeggeri come se fossero un insopportabile fastidio e che, interpellati educatamente su un ritardo che ha lasciato ad attendere, consigliano ironicamente di andare a piedi alla fermata più vicina. GTT, Grandi Trasporti Torino, attraverso il suo ufficio stampa conferma la fondatezza delle lamentele, si assume la colpa di un (dis)servizio affidato a una ditta del territorio e assicura controlli e rimedi, questi ultimi nel limite del possibile. Nel frattempo, consiglia l’Assessore con delega ai trasporti Marilena Lavagno, è necessario che i fruitori della linea segnalino ogni disservizio in tempi brevi, telefonando al numero verde o, meglio ancora, inviando una mail così che ne rimanga traccia: “Noi come amministrazione abbiamo più volte inoltrato avvisi e reclami, ma sono indispensabili le proteste trasmesse dai cittadini all’azienda e possibilmente anche a me per conoscenza, così da avere più forza nella protesta”.