A Rivalta il disgustoso destino di via dei Mille

il disgustoso destino di via dei mille

RIVALTA – Via dei Mille è lastricata di pietra e ciottoli e si snoda stretta fra alti muri di vecchie case fino a via della Vallà, costeggiando nel suo tratto centrale il parco del Castello. Dovrebbe essere un piccolo, piacevole tuffo nel passato ma chi la percorre ora ne esce sempre più disgustato e deluso. Alessandra, a esempio, proprietaria di un’attività e di un cane, più volte al giorno lascia la prima per portare a spasso il secondo, sempre regolarmente armata di sacchettini di plastica e paletta. Ma la sua breve passeggiata si trasforma ogni giorno di più in uno slalom, non sempre riuscito, fra feci di diversa dimensione ed età che trasformano via dei Mille in un gabinetto a cielo aperto.  A volte incontra Giovanni, accompagnato da due fidi quattro zampe e anche lui disgustato dall’inciviltà di qualcuno: “Non è colpa dei cani, povere bestie, ma di chi gira la testa dall’altra parte quando si accovacciano e poi li tira via fingendo di non aver visto”. Fanno eco Maria e Chiara, proprietarie rispettivamente di un meticcio e di un pastore tedesco, che di ritorno dalla passeggiata si avvisano l’un l’altra per non portare a casa ricordi indesiderati attaccati alle suole delle scarpe: “Anche noi portiamo a spasso i nostri animali, ma raccogliamo quello che loro lasciano. È questione di civiltà e di rispetto, ogni giorno passano di qui mamme col passeggino, ragazzi diretti a scuola o a casa e persone anziane che camminano con difficoltà, non è giusto doversi sorbire un odore e uno spettacolo così disgustoso per l’inciviltà di pochi”. A dissuadere da simili comportamenti incivili pare incapace anche il regolamento comunale che stabilisce una sanzione amministrativa non solo per i proprietari di cani che non raccolgono le deiezioni solide dei propri animali ma anche per coloro che con animali a seguito non siano provvisti di sacchetti di plastica atti alla raccolta. A questo punto, dice Alessandra alzando le braccia rassegnata, non resta che ritornare ai vecchi metodi e sperare che occhiatacce severe, rimbrotti più o meno velati e vere e proprie reprimende servano a risolvere o almeno a contenere il problema. Il tutto, comunque, senza molta speranza di riuscita.