A Rivalta il pasto arriva da casa a scuola? Sì, no, forse

RIVALTA – A scuola il pranzo da casa? Sì, no, forse. Dopo la sentenza della Corte di Appello di Torino che sancisce la possibilità per le famiglie di sostituire il pasto erogato dalla mensa scolastica con alimenti portati da casa, arriva in proposito il parere dell’ASL TO3. “Il pasto fornito dai genitori e consumato dai bambini a scuola costituisce un’estensione dell’attività di preparazione alimentare famigliare autogestita, senza intervento di Imprese Alimentari esterne. – si legge fra l’altro nel comunicato firmato Fiorella Vietti del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione ASL TO3 e pervenuto in Comune lo scorso 9 settembre – Pertanto è un’attività non assoggettata alle imposizioni delle vigenti normative in materia di igiene dei prodotti alimentari e delle imprese alimentari e relativi controlli ufficiali e ricade completamente sotto la sfera di responsabilità dei genitori del bambino”. Il comunicato continua poi evidenziando come, nel caso di consumo a scuola di cibi preparati a casa, la preparazione, il trasporto, la conservazione dei cibi e il loro apporto nutrizionale rientrino nelle competenze e responsabilità che si assumono i genitori. Perciò, continua il comunicato, “Dovranno essere utilizzati esclusivamente alimenti non deperibili in grado di sostare per alcune ore a temperatura ambiente all’interno di zaini o cartelle o borse, adeguatamente protetti in idonei contenitori o involucri,  per evitare il rischio di alterazione con pericolo di proliferazione di batteri responsabili di malattie gastrointestinali, e la contaminazione dell’ambiente esterno e di sostanze non alimentari”. Per una questione di sicurezza, infine, non dovrà esistere promiscuità nel consumo degli alimenti, così che non si verifichino occasioni in cui i bambini che consumano i pasti della Ditta mangino anche alimenti “fatti assaggiare” dai bimbi che portano i pasti da casa, e viceversa non si dovranno verificare occasioni in cui i bambini che portano pasti da casa si scambino alimenti o assaggi tra loro, così da evitare casi di allergie o intolleranze e da rendere possibile l’indagine epidemiologica sui pasti del servizio mensa nel caso dell’insorgenza di disturbi di salute alimentari. Per quanto riguarda l’apporto nutrizionale degli alimenti portati da casa, si legge ancora nel comunicato, studi sulle abitudini nutrizionali  indicano che nel nostro Paese sono diffuse situazioni di malnutrizione, sia per difetto sia per eccesso che coinvolgono un bambino su 5 nella Asl a cui appartiene Rivalta. Perciò, conclude il documento,  è fondamentale “Per la salute e il corretto sviluppo dei bambini che vengano dati pasti che consentano l’equilibrio degli apporti calorici e di nutrienti, volto a promuovere una crescita sana dei bambini e dei ragazzi, in conformità con le vigenti indicazioni in ambito nutrizionale”. Tutto ciò detto, la scelta fra munire bambini e ragazzi di un pasto portato da casa o iscriverli alla mensa scolastica resta appannaggio di genitori o di chi per essi, mentre  sulla eventuale pianificazione del pranzo portato da casa si pronuncia il  Dirigente Scolastico dei due Istituti Comprensivi del territorio Maurizio Giacone.  “Come organizzarci sarà una questione delicata di cui l’ASL TO3 ha segnalato le criticità”, considera infatti il Dirigente Scolastico che poi passa a esaminare  gli aspetti pratici della eventuale pianificazione, a cominciare dalla necessità di avere, per due refettori separati, una doppia sorveglianza “Per la quale al momento non esistono le risorse necessarie, a meno di non distoglierle dalla didattica. Inoltre, sarà necessario capire chi smaltirà gli avanzi del cibo portato da casa, chi pulirà il locale adibito a nuovo refettorio o, nel caso di un solo refettorio comune, chi si occuperà della zona dedicata alla consumazione del pasto da casa, visto che tali compiti non spettano alla Ditta che eroga il pasto per la mensa scolastica e che il personale della scuola non può accedere al refettorio”. In più, aggiunge Giacone, si dovrà capire chi si occuperà della giusta temperatura di conservazione e consumo del pranzo portato da casa, visto che le scuole non sono provviste di frigoriferi o strumenti atti a scaldare le pietanze. Perciò, conclude il Dirigente Scolastico, il primo passo del nuovo percorso sarà comprendere “Quale sia l’entità della richiesta, attendendo che le famiglie segnalino la loro preferenza per il pranzo da casa alla scuola o all’Ufficio preposto del Comune, per poi decidere come muoversi d’intesa con l’Ente locale”. Al momento, quindi, si resta in attesa di nuovi sviluppi, con la speranza che arrivino linee guida d’intesa fra ASL e Ufficio Scuola Regionale  che normino un comportamento a livello nazionale e non di singoli territori.

 

 

 

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