A Rivalta l’opposizione critica le politiche giovanili, risponde Lavagno Il cambio di Cooperativa motivo di scontento della minoranza

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RIVALTA – Nel Consiglio comunale del prossimo 24 febbraio il cambio della cooperativa Atypica ma anche le politiche giovanili saranno gli argomenti su cui la minoranza chiederà chiarimenti. A interrogarsi soprattutto sul motivo della rescissione del contatto con la Cooperativa che da anni gestiva il servizio nei due Centri Giovani del territorio è Michele Colaci, capogruppo dei Moderati, per il quale “È necessario capire perché in modo frettoloso per non dire sospetto si sia avviata la rescissione del contratto con Atypica. Si sa che negli anni la Cooperativa non è mai piaciuta, ma non capisco perché non si poteva attendere fino a giugno la naturale scadenza del contratto ed evitare di aprire un contenzioso di cui certo non sentivamo la mancanza e di lasciare senza lavoro quattro persone”.

A sottolineare l’esistenza di contrasto vecchio di anni è pure il capogruppo PD Sergio Muro che parla anche a nome dei Consiglieri del suo partito: “Già nel 2007 nel programma elettorale di Rivalta Sostenibile si parlava di brutta fama del centro giovani, di perditempo tamarri di periferia e di loschi figuri dagli atteggiamenti sospetti”. Un giudizio che Muro giudica insostenibile, carico di pregiudizi, come se abitare nelle periferie o frequentare un centro di aggregazione giovanile fossero di per sé motivo di vergogna, una causa di pericolo. “E poi il 21 gennaio scorso un foglio comparso sulle porte dei due centri avvisava della sospensione del servizio. – continua il capogruppo PD – All’improvviso e senza una motivazione data ai ragazzi che da anni frequentano i “centri giovani”, i servizi si sono interrotti, i giochi sono finiti, gli utenti lasciati a se stessi e senza più le loro figure di riferimento. Non è stato fatto un passaggio di consegne tra le due cooperative e gli educatori, solo le astiose parole di un consigliere comunale di Rivalta Sostenibile che il 26 gennaio auspicava su Facebook un servizio migliore nel futuro per gli utenti visto quel che finora era stato. Parole che suonano come un’eco dei vecchi pregiudizi, quasi a conferma dell’ennesima azione punitiva di questa amministrazione”.

In disaccordo con l’improvviso cambio di cooperativa per motivi “non gravissimi” è anche il capogruppo SeL Nicoletta Cerrato che però amplia lo scontento parlando della necessità di intendersi sul termine “politiche giovanili”: “I Centri Giovani sono importanti perché rappresentano un luogo aperto, un servizio a bassa soglia con progettazione libera dei giovani seguita dagli animatori ma senza attività imposte dall’esterno. Un Centro Giovani non è un Oratorio e i giovani fruitori non sono individui da salvare o educare. È perciò necessaria una profonda riflessione su ciò che davvero si vuole intendere parlando di politiche giovanili”.

A tutte le critiche e le osservazioni l’assessore con delega ai Giovani Marilena Lavagno risponde punto per punto, cominciando dalla presunta non gravità delle motivazioni che hanno portato alla rescissione del contratto con Atypica: “Il concetto di gravità è molto soggettivo, ma di tre sanzioni – tutte accettate e non contestate dalla cooperativa – la prima era di carattere amministrativo, la seconda sempre di carattere amministrativo ma con ricaduta sull’operatività futura e la terza invece di carattere operativo per la mancata partecipazione a un’iniziativa concordata in precedenza. Il fatto poi che quattro operatori siano ora senza lavoro non rappresenta un evento improvviso e imprevisto, visto che le tre sanzioni avrebbero dovuto dar loro modo di rendersi conto delle mancanze e di correggere le impostazioni errate”. La condannata fretta nella rescissione, spiega Lavagno, risponde invece alla necessità di offrire un servizio di alta qualità ai cittadini che avrebbero avuto tutti i diritti di chiedere conto della volontà di mantenere in essere un servizio che si stava rivelando inadeguato. “Manca, è vero, il progetto esecutivo della Cooperativa subentrante Terremondo, ma considerato il lasso di tempo restante – più o meno cinque mesi –, si è preferito dare la precedenza alla ripresa del servizio e all’ascolto dei giovani, anche in vista della comparsa di nuovi “attori” grazie al finanziamento ottenuto dalla Compagnia di san Paolo con i quali ci si  ovrà rapportare. – continua a spiegare l’assessore – Ed è mancato anche il preavviso ai 18 giorni di chiusura dei Centri, ma con una rescissione in atto non è stato materialmente possibile agire in modo diverso”. A proposito dei termini usati nel 2007 per indicare i centri giovani e i loro fruitori, l’assessore Lavagno precisa poi che non si trattò di un giudizio ma delle parole usate dal gruppo di giovani che allora redasse un verbale sull’attività e i frequentatori. Ma è sul significato che si deve dare alle politiche giovanile e sulla sua applicazione pratica che si indirizza maggiormente l’attenzione dell’assessore: “I giovani sono per definizione e natura elastici e flessibili, e pronti a cogliere le novità e i cambiamenti che vengono loro proposti, perché è così che ci si arricchisce. Non possono e non devono invece essere ghettizzati da termini quali “bassa soglia” e fare sì che considerino gli adulti dei centri solo portinai che aprono e chiudono le porte. Le proposte, è vero, non devono essere imposte, ma devono essere in grado di arrivare a ciascuno di loro ed essere opportunità allo stesso modo per tutti i 2300 giovani del territorio, non soltanto per il centinaio che frequenta i centri. E inoltre, sono convinta che i giovani debbano essere educati e non lasciati a loro stessi, per acquisire strumenti che li accompagneranno nella crescita e nella vita in mezzo agli altri”. Perciò, conclude Lavagno, accanto a iniziative importanti e calibrate su di loro, come Facility, Restate attivi e i doposcuola, sono altrettanto fondamentali altri momenti, come le attività con Libera e gli eventi in occasione della Festa della Donna, “Eventi che, organizzati da adulti, devono però coinvolgere e rendere partecipi i giovani, perché questi possano crescere e imparare a rapportarsi con tutta la società”.