A Rivalta un no dai “nonni” al gioco d’azzardo Si è rivolto alle pantere grigie l’evento formativo di venerdì contro il gioco d’azzardo

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RIVALTA – Presidio di Libera Rivaltese Sorelle Nencioni, Presidenti e Direttivi delle Associazioni e Amministrazione Comunale insieme per dire “no” al gioco d’azzardo in compagnia delle pantere grigie del territorio. Venerdì mattina in sala consigliare, non demonizzando l’atto ludico in sé che può divertire senza rischi e svolgendo un’attività incentrata sull’apertura di buste che riprendeva un noto programma televisivo, si è parlato in modo chiaro e coinvolgente dei rischi e dei problemi legati al gioco e dei campanelli di allarme per riconoscere quando questo cessa di essere divertimento per diventare patologia.

IL PUBBLICO -Pubblico e giocatori d’eccezione i “nonni”, attenti, divertiti e anche un po’ orgogliosi di poter essere un tramite l ’informazione a una più ampia fetta della popolazione attraverso il dialogo comune e quotidiano con i familiari, i conoscenti e soprattutto i giovani, nipoti e amici di nipoti. Così, alla presenza delle associazioni Asdra, Il Centro Incontri Anziani di Via Balegno, Fidas, Auser Insieme Sangone, Auser Rivalta, Don Paolo dell’Associazione Don Bosco di Tetti, Rivalta Viva, Comitato di Pasta, Unitre, Bocciofila di Gerbole e I Conti Orsini, la ventina di partecipanti dalle teste grigie o bianche si è sentita investita dei compito di “sentinella” perché, ha commentato l’assessore con delega ad associazioni e partecipazione Marilena Lavagno, “laddove i vigili non possono essere sempre presenti possono fare molto i cittadini attenti”, pronti a cogliere i primi segnali di un fenomeno che si è fortemente espanso anche grazie alle nuove modalità telematiche e alla maggiore facilità a partecipare alle lotterie.

IL PERICOLO -Il pericolo, spiegano infatti i carabinieri, si chiama Gap (Gioco d’azzardo patologico), un comportamento persistente e ricorrente per cui il gioco d’azzardo diventa una malattia e assume una eccessiva rilevanza nella vita quotidiana, causando difficoltà economiche, personali e familiari per lo spasmodico bisogno che il “malato” ha di reperire il denaro necessario. Riconoscere i comportamenti-segnale non è difficile e i Militari dell’Arma ne evidenziamo un buon numero. A esempio, pensare al gioco tutti i giorni e sentirsi depresso perché si gioca, cercando nello stesso tempo di nascondere il vizio a coloro che sono più vicini. Oppure cercare di rifarsi sempre quando si perde, giocando più a lungo di quanto ci si era proposti e finendo col rimanere “al verde” e perciò prendendo denaro a prestito dagli amici e litigando con i familiari. E ancora, non riuscire a pagare bollette perché il denaro serve per giocare e non riuscire a svolgere al meglio il proprio ruolo di partner, genitore o lavoratore perché il pensiero corre sempre al gioco. Se ci si accorge di questi segnali, consigliano i Carabinieri, il primo comportamento da assumere è ammettere apertamente il problema e chiedere aiuto, prima ai familiari e poi al medico di famiglia che potrà indirizzare verso cure specialistiche. Nel frattempo, la creazione di un’attività alternativa, la consapevolezza che ogni anno parecchie famiglie vanno incontro a gravi problemi economici per il vizio del gioco e la convinzione che si tratti di un disturbo patologico per il quale serve un aiuto esterno potranno aiutare a uscire dal Gap.