A Rivalta una rete forte contro il bullismo

una rete contro il bullismo

RIVALTA – Essere bulli non è più di moda, se mai lo è stato. Non incute rispetto per chi lo esercita, e non suscita ammirazione o divertimento, neanche quando veste i subdoli panni del “non sai stare al gioco!”. Perché non è un gioco, ma un comportamento vigliacco e meschino al quale è necessario ribellarsi subito e senza esitazioni, perché nessun ragazzo o bambino dovrebbe pensare con terrore al momento in cui uscirà di casa e sarà minacciato, ricattato o messo in ridicolo, il giubbotto usato come straccio, i soldi per il pranzo rubati e i libri sparsi per i corridoi della scuola o per strada, e nessuna ragazza dovrebbe sentirsi deridere solo perché non in linea con i canoni dettati dalla moda ed essere così infelice da decidere che non vale più la pena di vivere. Perciò, contro il bullismo e la sua più recente modificazione diventata forte in maniera esponenziale grazie alle nuove tecnologie, il cyber bullismo, presso gli Istituti comprensivi di Centro e di Tetti Francesi è nato un nuovo progetto, rivolto alle prime e seconde classi delle scuole medie, curato da Germana Golia e da Alessandra Marinello, e ancora tutto da definire. Al momento i punti fermi, con lo scopo finale di sensibilizzare i ragazzi sul problema e di coinvolgere i soggetti “passivi”, così da poter agire in sinergia, sono la creazione di un decalogo di comportamento – che diventerà poster e volantini e alla cui stesura parteciperanno due gruppi di genitori e ragazzi, uno per ogni Istituto comprensivo- , la realizzazione “a tema” di fotografie alla scuola Paola Garelli e di elaborati artistici alla Don Milani, e la creazione della “Buca del bullo” una cassetta della posta in cui imbucare testimonianze e suggerimenti ed essere sicuri che qualcosa verrà sicuramente fatto per aiutare e proteggere. Poi, dopo la pausa di riflessione ed elaborazione nella quale le docenti e il dirigente dei due Istituti Maurizio Giacone si sono proposti di coinvolgere il sindaco e il vicesindaco Mauro Marinari e Rita Vittori, le Forze dell’Ordine, l’Oratorio e i Centri del territorio, si potrà pensare anche al potenziamento dello sportello d’ascolto già attivo presso le due scuole, al coinvolgimento della cooperativa che gestisce i Centri Giovani, a un momento di studio sul valore dell’empatia e alla presenza nelle classi delle Forze dell’Ordine per momenti a tema. Il tutto, naturalmente, con l’indispensabile coinvolgimento dei genitori che spesso non vedono il pericolo insito nell’uso indiscriminato della tecnologia perché essi stessi ne sono “vittime” che considerano un sito su YouTube creato da un ragazzino di quarta elementare un evento normale e il video caricato contro un insegnante solo un gioco. Tutto ciò con lo scopo di creare una rete forte intorno ai ragazzi, per proteggerli e per aiutarli a prendere coscienza della gravità di certi atteggiamenti, ma anche per renderli consapevoli delle conseguenze che derivano dall’essere un bullo o uno spettatore consenziente. Perché è ormai evidente che il problema del bullismo esiste dentro e fuori le scuole e che, come ha affermato il Comandante dei Carabinieri di Orbassano luogotenente Antonio Vitale, “Se i dati che emergono disegnano una realtà non ancora preoccupante è pur vero che del problema esiste un sommerso che non riesce a emergere, per paura di ritorsioni e vendette”. D’accordo con il Comandante è stato lo psicologo degli sportelli d’ascolto Matteo Marchesi che ha confermato come “Fuori dalla vista degli adulti gli episodi di bullismo sono molto più frequenti di quello che si pensa. È quindi necessario far passare il messaggio del reciproco rispetto, anche nel gioco” che cessa di essere tale quando uno dei soggetti coinvolti non si diverte più. Dello stesso problema verificatosi durante le ore di catechismo hanno parlato poi don Paolo Alesso della Parrocchia di Tetti Francesi e la collaboratrice Agnese Orlandini che hanno anche raccontato di vetri imbrattati, finestrini andati in frantumi, bidoni dell’immondizia disseminati in giro e feci nel lavandino a segnalare il rifiuto di sottostare a regole chiare e semplici.  Aiutare e proteggere, quindi, il compito che gli istituti comprensivi di Rivalta si propongono perché, come spiegano i Carabinieri citando lo studio di Sharp e Smith, “un comportamento bullo è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare, con un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare”. Al di là delle singole forme di prepotenza, il bullismo in generale è sempre intenzionale, dura nel tempo e si basa sulla diseguaglianza fra bullo e vittima, il primo quasi sempre più forte, più adulto e maschio, la seconda più debole, giovane, di ambo i sessi e impaurita all’idea di riferire gli episodi che subisce per timore di rappresaglie. In linea di massima si è portati a pensare che il bullismo sia solo fisico e si manifesti con calci e percosse. In realtà si può tranquillamente affermare di essere vittime di un bullo anche se il proprio naso non diventa bersaglio per i tirapugni o gli abiti non finiscono nella tazza del water. Infatti, spiegano ancora i Carabinieri, esistono anche il bullismo diretto verbale fatto di minacce, insulti, offese ed estorsioni, e il bullismo indiretto, più difficile da individuare perché mira deliberatamente all’esclusione dal gruppo dei coetanei, all’isolamento e alla diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima.

E ancora, per sfatare altri errati luoghi comuni, i comportamenti da bullo non rientrano nella normale crescita di un bambino o di un adolescente, e il bullo non è insicuro e ansioso ma possiede un’autostima al di sopra della media dei suoi coetanei e se non viene fermato nel tempo si convincerà che l’unico modo per avere successo nella vita e per riuscire sia quello di prevaricare sugli altri e di comportarsi in modo aggressivo. Di fronte a un tale soggetto la vittima non deve, come molti credono, difendersi da sola perché le prepotenze e le vessazioni mettono chi le subisce in una condizione di inferiorità psicologica, di isolamento e di bassa considerazione di sé che non possono essere fronteggiati in modo solitario ma solo con il sostegno da parte di familiari, insegnanti e amici. E a questo punto entrano in gioco i terzi attori del rapporto bullo/vittima: gli spettatori, bambini e ragazzi che assistono alle prevaricazioni o ne sono a conoscenza e che con il loro comportamento possono frenare il dilagare del fenomeno, rivolgendosi subito e senza paura ad amici e genitori, parenti, insegnanti e forze dell’ordine, oppure telefonando al numero verde 800669696 del Ministero dell’Istruzione, perché smontare un bullo si può.