A Sant’Antonino il progetto di salvaguardia dei Mareschi Impegnati il Comune, Legambiente e i ragazzi del servizio civile

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S.ANTONINO – La zona dei Mareschi é un’area umida che si estende nel Comune di Sant’Antonino, ai piedi del rilievo, tra la borgata Vignassa e gli impianti sportivi del Codrei; la maggior parte dei terreni sono di proprietà comunale.

LA SPECIFICITA’ – Nella zona è presente una specie di anfibi molto importanti in campo naturalistico; in particolare la specie di maggiore rilievo è il Tritone crestato (Triturus carnifex), specie tutelata dalla Comunità europea. Il tritone crestato, come altri anfibi, è una specie a rischio di estinzione non tanto per cattura o uccisione, ma per la scomparsa degli habitat adatti alla riproduzione (ambienti acquatici con acqua ferma o a debole corrente privi di inquinanti chimici).

IN VALLE – In Valle di susa il “Tritone Crestato” si trova in pochi altri luoghi, tra i quali il Parco Naturale dei Laghi di Avigliana ed in alcuni fossi nel Comune di San Giorio, afflitti dagli stessi problemi dei Mareschi di Sant’Antonino. L’habitat del “Tritone Crestato” viene condiviso da altre specie di anfibi; in specifico: Tritone punteggiato e la Rana temporaria che è quasi scomparsa nei Mareschi. Un tempo abbondantissima. Ci sono la Rana verde ancora presente, la Rana agile non segnalata, la Raganella presente un tempo, non più ritrovata e  il Rospo praticamente scomparso. Agli anfibi vanno aggiunte altre specie, come il ragno “Dolomedes Fimbriatus” che usa la superficie dello stagno come una ragnatela; molte specie di libellule le cui larve acquatiche sono formidabili cacciatrici di larve di zanzara; lo scorpione d’acqua; il ditisco, l’idrometrea e altri.

INTERVENIRE AL PIU’ PRESTO – Si rende necessario intervenire in quest’area poiché, negli ultimi anni, si è verificato un progressivo prosciugamento di fossi e stagni che mette a rischio le popolazioni di anfibi presenti in zona. Le cause dell’impoverimento della falda freatica possono essere molteplici e non determinabili con certezza: prelievo del pozzo dell’acqua potabile, lavori per la messa in sicurezza dei torrenti, diminuzione delle precipitazioni. Oggi la permanenza dell’acqua in fossi e stagni si riduce a poche settimane in primavera se non in caso di piogge intense e prolungate, periodo insufficiente per i girini che muoiono prima di avere completato la metamorfosi. In queste condizioni i nuovi nati non vanno a compensare le perdite degli adulti, portando la popolazione al collasso in pochi anni.

IL PROGETTO – Il Comune di Sant’Antonino, assessorato all’Ambiente, in collaborazione con Legambiente e in particolare con Mario Actis Grosso, l’ex guardiaparco Elio Giuliano (da pochi giorni in pensione) ed i ragazzi del servizio civile, sta lavorando sul “Progetto di salvaguardia dei Mareschi”. Un progetto di speciale pregio ambientale in quanto inerente ad una zona naturalistica con una specificità piuttosto unica nel suo genere (almeno, in Valsusa) e cioè la presenza di peculiari specie di anfibi, come il “Tritone Crestato”, presente solo a Sant’Antonino e a San Giorio . Il progetto di cui trattasi é articolato in tre fasi che si realizzeranno, in presenza di finanziamenti che stiamo cercando, in tempi successivi. Un primo finanziamento è arrivato da un ente privato, che permette di fare la cosa per ora più importante, ed è quello di salvare la vita al Tritone Crestato che si trova sempre più indifficoltà perché la zona in cui vive ha bisogno di acqua. Questo è il primo lavoro infatti che si farà in questo mese e cioè la realizzazione di una tubazione che permetterà l’approvvigionamento dell’acqua nello stagno, zona di vita dell’anfibio. Il progetto di salvaguardia e di valorizzazione dei Mareschi si compone di tre fasi che saranno portate avanti in modo successivo, in relazione all’urgenza e alla possibilità del nostro Comune di accedere a finanziamenti regionali o alle opere di compensazione collegate alla realizzazione di una centrale idroelettrica sul corso della Dora Riparia. Queste opportunità potranno verificarsi molto avanti nel tempo, mentre per assicurare la sopravvivenza al “Tritone crestato” occorre agire entro la prossima primavera.

Il PRIMO INTERVENTO – Bisogna fare arrivare l’acqua con tubazioni apposite e garantirne la permanenza per tutto il periodo riproduttivo. Questa operazione dovrà essere conclusa entro febbraio 2016 per non correre il rischio di perdere un’altra stagione riproduttiva e compromettere la sopravvivenza delle popolazioni di anfibi ancora presenti. Avendo a disposizione l’acqua realizzare uno stagno didattico riqualificando un canale di cemento in disuso. Lo stagno didattico sarà a disposizione per i fotografi naturalisti, i curiosi di natura e sopratutto per le scolaresche.

IL SECONDO INTERVENTO – Bisogna riqualificare i fossi e lo stagno artificiale asportando alberi caduti e vegetazione in  eccesso. Eseguire la manutenzione straordinaria dei percorsi di visita, il ripristino e il completamento della segnaletica di direzione. Realizzare dei pannelli didattici da posizionare agli accessi dell’area e lungo i percorsi.

IL TERZO INTERVENTO – Bisogna terminare il restauro ambientale con la reintroduzione di ovature delle specie di anfibi scomparse o in forte diminuzione e monitoraggio dei risultati. Riqualificare la zona boscata privilegiando le specie arboree locali sopratutto l’ontano nero, alberocaratteristico dei Mareschi. Recuperare dal punto di vista paesaggistico le zone marginali limitrofe agli impianti sportivi, al pozzo dell’acquedotto e alla viabilità.

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