A Sant’Antonino si ricorda l’eccidio degli italiani uccisi dai comunisti jugoslavi Mostra nel palazzo comunale dal 6 al 13 febbraio

La mostra a Sant'AntoninoLa mostra a Sant'Antonino

S.ANTONINO – Almeno diecimila persone, negli anni drammatici a cavallo del 1945, furono torturate e uccise a Trieste e nell’Istria controllata dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito. In gran parte, vennero gettate, molte ancora vive,  dentro le voragini naturali disseminate sull’altipiano del Carso, le “foibe”. A più di sessant’anni di distanza far conoscere questa tragedia italiana a chi non ne ha mai sentito parlare, a chi sui libri di scuola non ha trovato il capitolo “foibe”, a chi non ha mai avuto risposte alla domanda “cosa sono le foibe” è un obbligo morale e storico. L’amministrazione comunale ricorda l’eccidio delle Foibe con una mostra che ne racconta la storia, aperta nell’atrio del palazzo comunale dal 6 al 13 febbraio. Alcuni pannelli spiegano come sia stato possibile che migliaia di italiani nella Venezia-Giulia e nell’Istria siano stati barbaramente uccisi dai comunisti jugoslavi alla fine della seconda guerra mondiale. Civili che si opponevano ai partigiani titini o solo perché italiani, sono stati scaraventati nelle Foibe, le caverne verticali del Carso. Nel 2005 il Parlamento ha istituito la “Giorno del Ricordo”, che si celebra il 10 febbraio, per non dimenticare le vittime, tra le quattro e le cinquemila, e sollevare il velo sul silenzio durato cinquant’anni.

Rimane l’interrogativo: perchè, a guerra ormai finita, migliaia di persone hanno perso la vita per mano di partigiani comunisti e perchè, per sessant’anni, la storia d’Italia è stata parzialmente cancellata?