Ad Avigliana un incontro per parlare di consumo del suolo, piano paesaggistico e piani regolatori Ruffino (FI): "All’incontro di Avigliana tutto ciò che si deve sapere su conseguenze e rischi per i Comuni"

La vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte Daniela RuffinoLa vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte Daniela Ruffino

AVIGLIANA – Si è tenuto venerdì 21 ottobre alle ore 20:45 presso la sala del Consiglio Comunale di Avigliana l’incontro pubblico inerente la “Legge sul consumo del suolo e piano paesaggistico: conseguenze e rischi per i Comuni suo piani regolatori e le relative entrate in materia di IMU“. Relatore della conferenza è stato Angelo Mana,  Componente Commissione Tecnico – Urbanistica regionale (CTU); la serata ha visto la partecipazione di Daniela Ruffino (FI), vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte che ha commentato: “Una adeguata attività di pianificazione è alla base di una buona azione di governo del paesaggio e del territorio“. “L’appuntamento è di interesse in particolare per gli Amministratori locali, così come per i titolari di aziende e attività produttive,alle prese ogni giorno con le problematiche e le normative legate a suolo e ambiente. Per questo – conclude Ruffino – tutti sono stati invitati a partecipare, al fine di conoscere tutti gli aggiornamenti in materia e per esporre i loro dubbi e suggerimenti“. Un momento informativo importante, dunque, per chiarire temi di interesse condiviso quali il consumo del suolo, il piano paesaggistico e i piani regolatori.

Dalla relazione esposta dalla vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte emerge quanto segue: ” L’ipotesi di azzeramento del consumo del suolo prevista entro il 2050 apre nuovi scenari. Italia necessità di politiche strutturali che vadano al di là’  del semplice contenimento del suolo ma che offrono una visione strategica per affrontare il futuro e aiutino il sistema paese a mettere in valore il patrimonio culturale paesaggistico architettonico. Credo sia importante condividere esperienze idee e punti di vista in modo da individuare percorsi virtuosi di sviluppo del territorio in grado di veicolare una cultura diffusa della trasformazione di qualità tanto nelle opere pubbliche che in quelle private capace di consumare meno risorse ambientali ma anche per trovare il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione. Poichè abbiamo più che mai bisogno d un’economia sana occorre che Stato, Ministero competente e Regione si parlino per non far soccombere il cittadino e i Comuni, anelli deboli di questa catena. La motivazione che mi ha spinto a organizzare questa serata, e ringrazio Angelo Mana , è legata a pensieri ed interpretazioni che mi sono state rappresentate, le elenco in parte perché possono essere traccia di discussione: i possibili  blocchi  per i tre anni di moratoria per qualunque nuova costruzione anche se è prevista dal piano regolatore in vigore,  a meno che non sia già in corso di costruzione o di pianificazione esecutiva con uno strumento urbanistico di attuazione. Preoccupazione perche’  questa eventualità non  permetterà ai comuni di incassare l’IMU sui terreni che restano esclusi e creerà  evidenti problemi ai bilanci degli enti locali. POSSIBILE aumento del numero di contenziosi tra comuni e cittadini. Dopo  i tre anni dall’entrata in vigore della nuova norma i comuni avranno la possibilità di autorizzare esclusivamente il 50% dell’edificato negli ultimi cinque anni ma a livello regionale, e come si farà a conoscere la situazione generale si farà un censimento? Ci sarà un database, pensate che oggi a livello regionale e’ difficile gestire un’anagrafe dell’edilizia scolastica, pensando che gli edifici scolastici sono gestiti da regione comune è stato dovrebbe essere molto semplice e invece non lo è. Immaginiamo che cosa significa gestire piani regolatori diversi per comuni,  un territorio tremendamente diverso,  regolamenti assolutamente diversi,  pianificazioni ex provincia regione,  comune,  stato. Chi gestirà questo patrimonio di dati, come verrà utilizzato? E’ inaccettabile una legge centralista che passa sopra i comuni, che li priva della della loro competenza in materia di pianificazione, è utile ricordare che i comuni definiscono i piani regolatori e la regione gli approva.  Possiamo anche provare immaginare che lo Stato detti le soglie di consumo del suolo bisognerebbe però lasciare, almeno,  i comuni liberi di scegliere quali aree eventualmente stralciare nelle loro previsioni di piano. Ancora qualche informazione la commissione cultura segnala che il disegno di legge sul consumo del suolo non si raccorda con i piani paesistici regionali, e poi ancora il il testo prevede che comuni effettuino un censimento degli immobili sfitti non utilizzati o abbandonati esistenti in cui si dovranno individuare caratteristiche e dimensioni degli immobili. L’ obiettivo  è quello di creare una banca dati attraverso la quale i comuni possono verificare se le previsioni urbanistiche che comportano consumo del suolo  possono invece essere soddisfatte con gli immobili individuati. Ma la commissione dice ancora che i comuni non sempre hanno risorse e organizzazioni tali da consentire l’inventario di tutti gli immobili esistenti che potrebbero essere riqualificate riutilizzati. E così il ddl sul consumo del suolo prevede che chi ha ottenuto un titolo abilitativo prima dell’entrata in vigore della nuova legge potrà costruire sul suolo  inedificato. I proventi derivanti dal pagamento degli oneri di urbanizzazione  o delle sanzioni per gli interventi eseguiti in difformità dal titolo abitativo dovranno essere utilizzati esclusivamente per la riqualificazione. La riqualificazione delle periferie si prevede un riuso di edifici e spazi pubblici attraverso la demolizione e la ricostruzione e la sostituzione degli immobili esistenti cui seguirà la creazione di aree verdi piste ciclabili.  I comuni sono preoccupati per la complessità dell’iter procedimentale per individuare le quote di suolo consumabili, un iter che rischia di essere un onere elevato, la definizione di superficie agricola che potrebbe innescare processi di trasformazione improvvisi, e una inadeguata fase transitoria giudicata non sufficiente è un progressivo blocco dell’attività. ANCI sostiene che questo sia un iter complesso che costringe i comuni a revisionare la propria pianificazione urbanistica almeno per quella parte degli strumenti di pianificazione attinente alle aree ora destinate all’espansione. Questa revisione rischia di diventare un processo amministrativo senza fine visto che le regioni ogni cinque anni dovranno disporre una riduzione del consumo del suolo determinando i criteri e le modalità da rispettare nella pianificazione urbanistica di livello comunale. Un capitolo importante è legato alla localizzazione delle nuove opere pubbliche che comportano l’utilizzo di suolo non edificato per la loro realizzazione si dovrà infatti attestare che non ci sono alternative al consumo di nuovo suolo. È importante allora individuare una procedura semplificata. Sicuramente il suolo deve essere riconosciuto come bene comune è una risorsa non rinnovabile certamente la tutela dei terreni agricoli con me luoghi atti alla produzione di cibo. Ebbene rimarcare che il provvedimento approvato stabilisce che per cinque anni i terreni che hanno beneficiato di finanziamenti pubblici legati alle politiche agricole comunitarie (PAC)piani di sviluppo rurale (PSR) non potranno cambiare la destinazione d’uso. Occorre sicuramente ragionare verso una maggiore tutela della risorsa suolo ma anche verso un nuovo e più efficace approccio alla rigenerazione urbana.”

A margine del suo intervento, Daniela Ruffino ha inoltre avanzato una proposta, la quale verrà portata anche in Consiglio Comunale  a Giaveno, occasione a suo avviso di trasformare le parole in fatti concreti: “Dal momento che la Giunta regionale sta predisponendo la versione definitiva del Piano Paesaggistico da sottoporre all’accordo con il Ministero e poi da approvare in sede di Consiglio, e considerato che sono restate finora prive di riscontro le richieste che abbiamo avanzato,  in sede di commissioni affinché gli uffici conducano una ricognizione delle previsioni dei PRC vigenti che saranno inibite dalle prescrizioni che diventeranno immediatamente prevalenti al momento dell’approvazione o per effetto dell’applicazione delle direttive in sede di adeguamento dei PRGC al PPR, penso che sarebbe un’utile iniziativa politica chiedere ai nostri Amministratori comunali di approvare degli ordini del giorno con cui i Comuni da un lato chiedono che si accerti cosa succederà delle proprie previsioni pianificatorie e dall’altro chiedono che come minimo  si facciano salvi gli strumenti attuativi già approvati: altrimenti si rischia che i comuni siano messi nell’impossibilità di rispettare le obbligazioni assunte in sede di convenzione e dall’altro che restino incompiute previsioni di comparti in parte già urbanizzati che non potrebbero essere completati.

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