Al processo per evasione il PM chiede per la Dosio una condanna a 8 mesi. Prossima udienza a dicembre La "pasionaria rossa" Notav a giudizio per il continuo mancato rispetto dei provvedimenti a suo carico, passati dall'obbligo di firma ai domiciliari

Nicoletta Dosio con il Sindaco di Napoli, l'ex magistrato De MagistrisNicoletta Dosio con il Sindaco di Napoli, l'ex magistrato De Magistris

TORINO  – Si è svolta oggi in Tribunale a Torino la prima udienza del processo a carico di Nicoletta Dosio, la “pasionaria” rossa Notav. L’accusa a suo carico è di evasione; i fatti si riferiscono proprio ad una sua presenza davanti al Palazzo Bruno Caccia in concomitanza con un altro processo a carico di attivisti trenocrociati. Ma come è noto la pensionata del Ministero della Pubblica Istruzione, da quando è stata assogettata ai domiciliari, per il mancato rispetto dei precedenti provvedimenti presi a suo carico, a casa non c’è stata mai. Dal cantiere di Chiomonte ad una vera tournée per il Paese è stata ovunque, meno che dove sarebbe ristretta a causa di un processo che la vede coinvolto per uno sfondamento della barriera che isola il cantiere della Maddalena. E che per la sua condotta “ribelle” è passato dagli obblighi di firma ai mai rispettati domiciliari.

Lo ha ribadito lei stessa rendendo dichiarazioni spontanee in aula lette da un foglio che aveva con sé: “La resistenza individuale e collettiva è diritto e dovere di ogni cittadino” e la fa citando un articolo proposto alla Costituente  da alcuni membri comunisti e ovviamente non entrato in Costituzione. “La mia evasione è concreta opposizione alle misure cautelari inflittemi. Ho fatto questa scelta di lotta e intendo portarla fino in fondo.  Quale sarà il giudizio nei miei confronti continuerò a disobbedire e ad  oppormi senza mediazioni, sostenuta dall’abbraccio dei compagni Notav”.

Dosio è sotto processo per direttissima, ma ciò nonostante ha già ribadito nelle dichiarazioni spontanee che ha reso alla Corte quel che farà nel futuro, probabilmente col chiaro intento di andare in carcere come “martire” della protesta: “Non intendo rispettare le misure restrittive che mi impone il Tribunale come atto di solidarietà nei confronti dei compagni di lotta Notav colpiti da mesi di carcere preventivo e ai domiciliari che si sono poi tradotte in condanne di poco conto. Provvedimenti arbitrari e vendicativi  mirati a criminalizzare il dissenso. Una sperimentazione da applicare là dove il partito degli affari e della guerra sente messo in discussione il proprio dominio.” Parole accolte da un applauso del gruppo di Notav presenti nell’aula 52 fra i banchi del pubblico.

Un atto di disobbedienza civile, lo definisce il suo avvocato Emanuele D’Amico: “Non ha commesso alcun gesto di violenza si è comportata sempre in modo pacato e irreprensibile. La Dosio non ha mai voluto nascondersi alle forze dell’ordine e ha commesso soltanto un gesto di disobbedienza civile.”

Il Pubblico Ministero,  Nicoletta Quaglino, ha chiesto per l’imputata una condanna a 8 mesi. La prossima udienza è fissata per il 14 dicembre. Fra un’evasione e l’altra, come promesso.