Due operai, due turni in fabbrica e una bici Amelio Selvo

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CAPRIE – “Il primo ricordo che ho è una processione in parrocchia, siccome ero il più grande, mi affidarono la bandiera dell’Azione Cattolica, avrò avuto cinque anni”. Così comincia il racconto di Amelio Selvo, novant’anni tondi tondi. Pensare che poi per cinquant’anni sarà lui a portare il gonfalone della banda del paese vuol dire che forse ognuno nasce predestinato. Amelio, nella sua eleganza semplice e nell’ordine di casa sua, racconta e percorre tutta la sua vita tra mille aneddoti. Ricordo tutti i parroci che si sono alternati a Caprie, ai tempi c’era il venerdì e a turno i ragazzi facevano i chirichetti, poi racconta dei missionari e delle Società d’Assistenza e della Cooperativa che aiutavano le famiglie a sbarcare il lunario o offrire un semplice piatto di ministra. Amelio racconta dei lavori che c’erano e non ci sono più. Un mondo composto da tanti artigiani dove nulla andava sprecato e tutto si utilizzava al meglio. “Ricordo che in diverse case c’era la coltivazione dei bachi da seta, così come veniva curato il gelso. La canapa veniva poi trattata dentro buche d’acqua, c’erano poi i telai” racconta Amelio. Non c’era un solo prato libero e in montagna si tagliava il fieno per le bestie. Amelio amava imparare ed era veloce nell’apprendere così frequentò le scuole fino all’avviamento, altro non c’era, e come il papà fu assunto alla “Monce”. Per capire i tempi di povertà è indicativo sentirgli raccontare di quei giorni. “Per raggiungere la fabbrica, o si andava a piedi oppure in bicicletta. In casa ne avevamo una sola così con papà ci organizzammo su turni differenti. Lui arrivava dopo il turno e io salivo in bici e andavo in fabbrica, quando arrivavo io a casa partiva lui” dice Amelio “poi con i primi stipendi ne comprai una tutta mia”. Arrivò la guerra e lui, impiegato in fabbrica, fu esentato sia per la giovane età sia per il lavoro considerato “di guerra”. Visse il fascismo come balilla, “fu la prima volta che vidi il mare alla Colonia in Liguria” ricorda “poi lo rividi in viaggio di nozze quando con la mia novella sposa andammo in treno qualche giorno in riviera”. Ebbe l’eco delle guerre lontane e vide arrivare i tedeschi nel 1943. Questo è un capitolo che lo vide protagonista di cui ricorda ogni particolare. “Ho tutti gli episodi ben fermi in testa, ricordo i miei amici diventati partigiani, ricordo anche l’umanità di qualche ufficiale tedesco” Amelio snocciola tanti fatti poi divenuti storia locale “Io avevo deciso di collaborare portando viveri dalla fabbrica ai partigiani” dice con molta umiltà quasi nascondendo ciò che fece. Bisogna però pensare a quei giorni, e se fosse stato fermato e trovato in possesso anche solo un pacco di zucchero? “Bè”, ammette Amelio “potevo passare o per un collaboratore partigiano o per un uno che faceva la borsa nera”, in entrambi i casi la pena era quella della fucilazione. Con Amelio guardiamo fuori dalla finestra dove i prati verdi riempiono tutta la piana da Caprie alla cava. “Tutti avevano terra da coltivare e c’erano vigne ovunque, non c’era un solo prato libero, vedi quei salici, servivano per legare le viti; adesso ci sono solo più quelli” mi dice Amelio. Dal suo primo ricordo ad oggi in paese sono cambiati decine di parroci, sindaci, qualche podestà, è cambiato addirittura il nome da Chiavrie a Caprie, è cambiata l’urbanistica è arrivata l’autostrada e ogni diavoleria; una persona ha visto tutto questo: Amelio Selvo.