Anche a Rivalta i lavoratori Telecom protestano

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RIVALTA –  Dopo Palermo, Roma, Firenze, Grosseto e  Monza, e le recentissime manifestazioni a  Savona e Napoli, la protesta dei dipendenti Telecom Italia arriva anche a Torino e quindi sul nostro territorio, dove  vivono sei tecnici dell’azienda operativi sul campo e altrettanti occupati in ufficio.  Con il picchetto del  prossimo 24 novembre in via Roma 18 dove ha sede il negozio di telefonia gestito da dipendenti Telecom, i lavoratori non si aspettano certo di risolvere la “vicenda” Telecom ma di portare a conoscenza di tanti una situazione che, dicono, è di un’urgenza assoluta, in modo che sia apra un tavolo di lavoro con i soggetti interessati, parti sociali, Regioni e Governo perché se è vero che Telecom Italia è fondamentale per  sviluppo industriale ed economico del Paese è anche vero che senza i lavoratori non si può far nulla. Secondo i dipendenti, infatti, scelte sbagliate hanno generato conseguenze terribili, quali  il peggioramento della qualità del servizio e un non giustificato attacco ai lavoratori con imposizioni spesso fuori dal contratto: “Siamo senza contratto da due anni  – spiegano i lavoratori – e l’azienda sta pensando di annullare con decisione unilaterale l’accordo di II livello stipulato nel 2008 d’intesa con i sindacati, sostituendolo dal prossimo 31 gennaio con uno nuovo che è pura follia”. Infatti, spiegano i dipendenti, già ora la situazione è difficile con giorni di permesso imposti anche se non voluti, riduzione del riscaldamento negli uffici, cancellazione del Premio di risultato per i dipendenti ma non dei bonus ai dirigenti e straordinari non corrisposti ma accantonati nella banca ore. “Ma tutto ciò peggiorerebbe ancora se il ventilato accordo unilaterale  entrasse in vigore prevedendo fra l’altro l’eliminazione di giorni di ferie così da non doverle pagare, il demansionamento professionale di due livelli sia pure a pari stipendio almeno per ora  e il mancato rientro per i tecnici che comporta una riduzione economica sullo stipendio”. A ciò, come se non bastasse, si aggiungono anche il lavoro dato in appalto a imprese esterne, il blocco degli scatti di anzianità per tre anni e il controllo individuale che porterebbe a legare la produttività al salario. Perciò, considerano i lavoratori, che si arrivi al nuovo accordo del 2017 o a un nuovo contratto, è chiaro come negli obiettivi dell’azienda ci siano la riduzione dei costi e l’aumento dei profitti senza che a questi corrisponda un piano definito di investimenti e produttività: “E ci chiediamo perché, visto che è stato più volte ripetuto che gli utili sono superiori alle aspettative. Sul territorio nazionale ci sono diecimila tecnici e novemila operatori nei call center che, se continua la politica di dare lavori in appalto, saranno a breve senza occupazione. In questo modo fra tre anni del nuovo marchio costato solo un anno e mezzo fa un milione di euro  non resterà nulla”. Vicina ai lavoratori è  il rivaltese Assessore al Lavoro Marilena Lavagno che dichiara: “Il mondo del lavoro vive le difficoltà di un lungo periodo di crisi che sembrerebbe terminare. Come Amministrazioni Comunali, abbiamo una marginale competenza  sul tema dell’occupazione,   per questo siamo spesso impotenti di fronte a queste situazioni, anche se purtroppo vediamo ricadere i costi maggiori sociali ed umani delle persone che perdono il lavoro e delle loro famiglie”. Per quanto riguarda Telecom Italia, nonostante ripetuti e reiterati tentativi non è stato possibile contattare o essere contatti dall’Ufficio Stampa della capitale per avere, come giusto, una replica che attendiamo comunque e che pubblicheremo volentieri.