Arriva il gelo e si vendemmia il Vino del Ghiaccio A Chiomonte la Famiglia Ronsil in vigna nella neve prima dell’alba per produrre questa specialità della Val di Susa

Nadine Ronsil in vigna a vendemmiare il Vino del Ghiaccio (Fotoservizio M.Cicchelli)Nadine Ronsil in vigna a vendemmiare il Vino del Ghiaccio (Fotoservizio M.Cicchelli)

CHIOMONTE – E’ ancora notte, ma il cielo è sereno, la temperatura notturna è scesa sotto gli 8 gradi, e Pierino Ronsil e Franck Thollet sono già nella vigna “La Voùte” che guarda il Rocciamelone dai piani fra Chiomonte e Gravere, dove a ottobre hanno messo sotto le reti diversi filari di uve rosse autoctone, Avanà e Becuet, per produrre il Vino del Ghiaccio. Eroe fra i vini eroici di montagna, il Vino del Ghiaccio della Val di Susa è l’unico sulle Alpi prodotto con vitigni autoctoni a bacca rossa.

Il lavoro non è semplice e spacca le dita; bisogna liberare prima le reti che coprono le viti dalle pietre che le bloccano a terra, indispensabili per proteggere i grappoli. Appena vendemmiate le altre vigne il primo lavoro da fare è quello di proteggere i filari che si riservano al vino del ghiaccio, con la posa delle reti protettive, necessari per difendere i grappoli dagli appetiti di corvidi, merli, piccola avifauna e da mammiferi come faine, tassi e volpi. Ora invece tocca fare in fretta per liberare le viti e vendemmiare prima che arrivi il sole e scaldi l’aria. Gli acini infatti devono essere spremuti ancora gelati, per liberare al massimo il loro tenore zuccherino.

Quando inizia ad albeggiare arrivano i vendemmiatori, guidati da Nadine Ronsil. Mani veloci che provvedono a tagliare l’uva e passarla dai secchi di raccolta  ai contenitori da trasporto. Un effetto cromatico particolare, rosso fuoco che spicca sulla neve, mentre già passeri e cincie si buttano sulle viti per rubare qualche acino.

La produzione è poca, un paio di quintali di uva disidratata e congelata. Indispensabile per la vendemmia degli “eiswein” è che il termometro scenda decisamente per almeno 48 ore sotto zero. Ma questo processo criogenico esalta naturalmente i profumi e la dolcezza che darà poi in bottiglia questo specialissimo passito.

In meno di un’ora di lavoro la vigna è stata ripulita. Ora la corsa veloce col furgoncino è per la Cantina della Maddalena, dove le uve ancora ghiacciate, vengono centrifugate pigiate sotto zero: 100 litri di mosto profumato sono pronti per il processo di fermentazione con lieviti scelti e selezionati con cura e che durerà alcuni mesi. Al termine di questa fase il Vino del Ghiaccio riposa fino al momento dell’ imbottigliamento che avverrà a settembre. Diventerà  un vino dalla dolcezza spiccata, denso, quasi viscoso, dal colore rosato intenso con sfumature dorate. Sprigiona aromi di frutta esotica alternati a quelli di albicocca e fichi secchi.

Oltre a Casa Ronsil, anche “Isiya” di Enrico Cibonfa di Exilles e Andrea Turio della “Clarea” di Chiomonte presenteranno in autunno il loro Vino del Ghiaccio. Un tesoro della Val di Susa mai abbastanza valorizzato.

 

 

 

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