Assalto notturno al cantiere TAV di Chiomonte del luglio 2013: 2 condanne e 5 assoluzioni L'accusa aveva chiesto pene dai 6 ai 7 anni l'una. Le condanne lievi per il solo reato di resistenza a pubblico ufficiale

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TORINO – I Pubblici Ministeri avevano chiesto per i 7 imputati condanne pesanti, per complessivi 37 anni di reclusione, con accuse che comprendevano anche il porto d’armi da guerra, contestando l’uso di bottiglie molotov. In aula il Sostituto Antonio Rinaudo aveva definito i fatti di quella lunga notte di vero assedio al cantiere, allora di LTF, “una azione di tipo militare, predeterminata e organizzata e pianificata”. 

Ricordiamo che per diverse ore nella notte del 19 luglio 2013 l’area del sito di cantiere fu sottoposto ad una serie di assalti portati attraverso i boschi con lanci di pietre, razzi e altri ordigni esplodenti, da alcune centinaia di manifestanti e attivisti Notav.

Questa mattina il Tribunale di Torino ha assolto 5 dei 7 imputati – tutti estranei alla Valle di Susa, e condannando gli altri due, Botta e Donato, per la sola imputazione di resistenza a pubblico ufficiale a 8 mesi ciascuno, respingendo di fatto l’attribuzione dei reati contestati ai singoli imputati, con la formula assolutoria più favorevole: “per non aver commesso i fatti”.

In attesa della lettura delle motivazioni, è evidente come la Corte, abbia ritenuto non attribuibile ai singoli elementi fermati quella notte o identificati in seguiti, la attribuzione della responsabilità soggettiva dei fatti generali accaduti, accogliendo proprio quella che è stata una degli elementei portanti della linea difensiva.

Alla lettura della sentenza i molti attivisti presenti in aula hanno accolto con un boato e un applauso la lettura del dispositivo.

 “È una buona sentenza – ha dichiarato alla stampa, uscito dall’aula uno dei difensori abituali degli attivisti Notav, l’Avvocato Claudio Novaro che accoglie sostanzialmente i nostri argomenti: gli imputati sono quelli che furono arrestati ‘nel mucchio’ dalle forze dell’ordine questo non consente di capire se hanno fatto qualcosa e cosa hanno fatto”.

Per alcuni imputati il Tribunale ha comunque disposto ordinato la trasmissione degli atti alla Procura perché si proceda per reati di resistenza “monosoggettiva” in relazione a episodi avvenuti al momento degli arresti.

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