La Regione approva la Legge sulle Associazioni fondiarie: le imprese agricole insieme potranno utilizzare i terreni incolti e abbandonati L'Assessore Valmaggia: "Un provvedimento che finalmente consente di superare l'handicap del frazionamento delle proprietà che ha penalizzato la montagna piemontese"

Vigne eroiche (Foto MenAtWorkStudio.to)Vigne eroiche (Foto MenAtWorkStudio.to)

TORINO – In chiusura di settimana in sede legislativa la III Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato la norma dal titolo “Disposizioni per favorire la costituzione delle associazioni fondiarie e la valorizzazione dei terreni agricoli e forestali”,. Un provvedimento molto atteso e sostenuto fortemente dagli Assessori a Montagna e Agricoltura  Valmaggia e  Ferrero, dall’Uncem, ma anche dalle associazioni di categoria agro-forestali. Un provvedimento necessario a combattere lo spopolamento di colline e montagne piemontesi, ricomponendo il puzzle delle proprietà terriere frammentate e dei campi abbandonati, attraverso la costituzione di libere associazioni fondiarie, anche su stimolo dei Comuni.

Quello del fraziona,mente della proprietà, spesso in particelle di pochi metri quasri, è un handicap delle aree rurari  di cui non soffre ad esempio la montagna dell’Alto Adige, sui cui vige il regime fondiario germanico. L’attesa norma regionale, senza interferire con il diritto di proprietà, che non viene meno, la legge sull’associazionismo fondiario intende rilanciare l’attività agro-forestale e pastorale e incentivare turismo e produzioni locali.

Secondo l’Assessore allo Sviluppo della Montagna, Alberto Valmaggia servirà “a dare vita a delle associazioni per gestire il territorio rurale abbandonato o sottoutilizzato. Un modo intelligente e produttivo per rivitalizzare l’agricoltura di montagna e garantire la conservazione del paesaggio, nonché ridurre il rischio idrogeologico e di incendi.”

“Un importante esperimento di gestione comunitaria del territorio che già comincia a dare i suoi frutti” , secondo l’Assessore  all’Agricoltura Giorgio Ferrero.

Cos’è un’associazione fondiaria?

È una libera unione fra proprietari di terreni pubblici o privati, eventualmente patrocinata da un Comune capofila. L’obiettivo è quello di raggruppare i agricoli e boschi, abbandonati o incolti, per consentirne un uso economicamente sostenibile e produttivo. Le attività di gestione dei terreni conferiti all’associazione avvengono nel rispetto delle buone pratiche agricole, degli equilibri idrogeologici, della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio e nel segno dell’economicità ed efficienza della gestione. Ogni associato conserva la proprietà dei suoi beni, che – attenzione – non sono usucapibili. Il proprietario può esercitare sempre il diritto di recesso dalla sua adesione nel rispetto dei vincoli temporali contrattuali tra l’associazione fondiaria e i gestori. Le associazioni fondiarie acquistano la personalità giuridica e sono riconosciute con l’iscrizione, autorizzata con provvedimento della struttura regionale competente, nel Registro regionale delle persone giuridiche private.

L’idea dell’associazione fondiaria – sono già dieci quelle nate in Comuni montani piemontesi – è del Professor Andrea Cavallero, docente al Disafa dell’Università di Torino, che ha dedicato l’intera vita accademica allo studio di strumenti per superare la parcellizzazione, anche copiando quanto avviene in Francia o in altri Paesi UE dove l’associazione fondiaria è regolamentata da vent’anni. Il recupero di aree incolte, grazie all’inserimento dei lotti in associazioni, snelle ed efficaci, consente di contrastare l’abbandono di terreni e il frazionamento fondiario, oltre alla perdita di efficienza e di opportunità produttive.

La nuova legge regionale segue il modello francese. La legislazione francese da tempo infatti promuove l’accorpamento delle proprietà abbandonate attraverso l’Association foncière pastorale e i Groupements pastoraux, garantendo anche l’apporto delle associazioni di produttori. In Piemonte fra le  associazioni fondiare già attive vi sono  Carnino, piccola frazione montana del Comune di Briga Alta (CN) – la prima in Regione, attiva dal 2012 – Ostana (CN); Lauriano (TO) e Montemale (CN). Altre realtà sparse nel territorio regionale sono in corso di costituzione.

Da dove nasce l’esigenza delle associazioni fondiarie?

A partire dal secondo dopoguerra, il rapido cambiamento delle condizioni agricole ha determinato lo spopolamento delle aree montane e delle zone di alta collina. In questo modo si sono ridotte notevolmente le aziende agricole e pastorali-zootecniche e l’abbandono delle montagne ha determinato un importante frazionamento delle proprietà terriere, che via via col tempo chepassa e il passaggio di eredi diventa spesso un groviglio complicato e quasi inestricabile. Un piccolo terrazzamento un tempo coltivato a vigna, magari di una ventina di metri quadri, rischia oggi ad esempio di avere dieci proprietari. Per non parlare delle strisce verticali di pochi metri di lato di boschi, ex vigne o frutteti. .

Le associazioni fondiarie si occupano di  gestire le proprietà conferite dai soci o assegnate; redigere e attuare il piano di gestione, in cui sono individuate le migliori soluzioni tecniche ed economiche in funzione degli obiettivi di produzione agricola e forestale e di conservazione dell’ambiente e del paesaggio;  partecipare all’individuazione dei terreni silenti, di cui non si conosce il proprietario e al loro recupero in coltura;  provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei fondi e delle opere di miglioramento fondiario.

I Comuni singoli o associati in Unioni hanno un ruolo fondamentale. Spetta infatti agli Enti locali promuovono iniziative volte alla diffusione fra i proprietari dei terreni di una cultura associativa, offrendo supporto informativo e tecnico alle associazioni e assegnare le terre incolte e abbandonate sulla base di un piano di programma. Sono proprio i Sindaci ad assegnare alle Associazioni fondiarie i terreni abbandonati o incolti, e quelli “silenti”, di cui non si conosce l’effettiva proprietà, essendo come spesso accade gli ultimi eredi noti, sparsi per il mondo.

Gli stessi Comuni si fanno garanti verso i proprietari non rintracciati per la buona gestione ed il miglioramento delle particelle assegnate all’Asfo e per la riconsegna del terreno, mantenuto in buone condizioni, qualora il proprietario dovesse presentarsi per rivendicare il legittimo diritto di proprietà.

La Regione contribuisce finanziariamente al sostegno delle Asfo, le Associazioni fondiarie appunto. Vengono erogati contributi fino all’ 80% per la copertura delle spese sostenute per la costituzione dell’associazione. Ai proprietari di terreni privati che aderiscano ad una associazione fondiaria viene concesso un contributo una tantum nella misura massima di 500 euro per ogni ettaro conferito di superficie utilizzabile, a condizione che il conferimento abbia una durata non inferiore ai 15 anni.

Per sostenere queste spese, la Legge stanzia nel bilancio regionale 300.000 euro per gli anni 2016, 2017 e 2018.

Grande soddisfazione per l’approvazione della nuova Legge da parte dell’Uncem, che da anni si batte per questo provvedimento:  “E’ la miglior risposta possibile – dichiara Lido Riba Presidente Regionale Uncem – alla pesantissima frammentazione fondiaria piemontese. Si va cpsì a sanare il danno che la storica emergenza dei 5 milioni di particelle catastali nelle Alpi piemontesi h acreato alla nostra economia montana, ma anche alal gestionme in ternmini di prevenzione dei rischi idrogeologici del territorio. Si aprono nuovi spazi alle imprese agricole, esistenti e a quelle che potranno nascere, anche grazie ai fondi che il Piano di Sviluppo Ruirale 204-2020 offre. . Uncem farà adesso la sua parte per incoraggiare i Comuni e le Unioni montane affinché sostengano le Associazioni fondiarie, aiutando i privati cittadini proprietari dei lotti. Serve una maturazione culturale che ci vedrà impegnati in formazione e informazione attorno ai grandi benefici che le associazioni hanno per il territorio.