Ave, Cesare! Una commedia secondo i fratelli Coen

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Sono tornati i fratelli Coen. Tre anni dopo il magnifico A proposito di Davis, film malinconico liberamente ispirato alla vita del cantautore statunitense Dave van Ronk, rieccoli nelle sale con un lavoro che li riporta a quel tipo di commedia un po’ complessa un po’ irriverente che li ha resi famosi: Ave Cesare! La trama è breve: il film è un patchwork di episodi che si susseguono all’interno di un grande studio cinematografico della Hollywood anni ’50, tutti aventi come filo conduttore il personaggio di Eddie Mennix (Josh Brolin), che di questa casa di produzione è il fixer. Per dirla con Tarantino, è un po’ il Mr. Wolf che risolve i problemi. E i problemi sono molti! Innanzitutto, è sparita, sequestrata da un gruppo di sceneggiatori animati da idee comuniste, la star del film di punta, Baird Whitlock (George Clooney). Poi, la diva del momento, DeeAnna Moran (Scarlett Johannson), la cui immagine pura e innocente sulla scena va difesa dalle conseguenze della sua vita libertina. A latere, tutte le problematiche tradizionali del mondo del cinema: attori famosi ma incapaci calati in ruoli non proprio adatti a loro (la star dei western Hobey Doyle, alias Alden Ehrenreich), registi che si ritrovano a dover lavorare coi succitati attori incapaci e danno in escandescenze (Laurence Lorenz, ovvero Ralph Fiennes), giornaliste a caccia dello scoop (Tilda Swinton, nella doppia parte delle sorelle Thora e Thessaly Thacker), e via dicendo (a raccontare troppo finirei per fare spoiler, e non voglio). Un film variegato, composito ma alla fine molto gradevole. Non certo la commedia da risata immediata e sguaiata, ma in fondo non ci si può aspettar questo da un film dei Coen. Bisogna entrare nell’ottica e, cogliendo i tanti spunti, è una parodia di grandissima classe. Parodia del mondo del cinema, ma non solo, visto che tocca argomenti che vanno dalla politica alla religione, sempre con lo stesso stile scanzonato caro ai fan dei due fratelli. La prima cosa che colpisce, però, è la classe infinita nella realizzazione: il colore è magnifico, davvero particolare, e fin dall’inizio affascinano le riproposizioni dei set anni ’50 (chi scrive è un grande appassionato dei grandi kolossal di quel periodo), la scelta delle inquadrature, la reinterpretazione degli stili. Il cast è a dir poco stellare, e la breve esposizione dovuta a questa scansione a episodi del film non impedisce ai vari personaggi di diventare memorabili. Come Laurence Lorenz/Ralph Fiennes, regista specializzato in “polpettoni” in abito da sera, che già aveva fatto ridere nel trailer insieme a Hobey Doyle/Alden Ehrenreich, il bovaro giunto dal West e diventato una star perché bravo a cantare e col lazo. Più sottotono Scarlett Johansson, diva tanto “acqua e sapone” sullo schermo quanto sboccata e libertina nella vita reale. Bravo Channing Tatum, nella parte dell’attore/ballerino alla Fred Astaire e, SPOILER ALERT, dell’uomo al soldo di Mosca. Poco più che un cameo, invece, per Tilda Swinton, Jonah Hill e Frances McDormand. Veri protagonisti, George Clooney, già coi Coen in Fratello, dove sei?, Prima ti sposo poi ti rovino e Burn After Reading, semplicemente perfetto ed esilarante nella parte del divo Baird Whitlock (personalmente, ritengo che questa dimensione di commedia sia il vero mondo di Clooney e che pochi siano bravi come lui a portarla in scena), e Josh Brolin, altro attore vicino al mondo Coen (Non è un paese per vecchi, Il Grinta), che si ritrova a essere il collante dei tanti episodi e la figura capace di rendere un fantastico lavoro di stile un gran film. Quindi, come detto, non una commedia facile, ma un film che, nei particolari, nelle tante, infinite finezze, nei ragionamenti talvolta anche contorti, è capace di affascinare, coinvolgere e far ridere.