Da Avigliana al Monte Rosa alle scoperte delle ferrate Marchisio: "Un panorama mozzafiato e la cresta è abbastanza agibile"

Da Avigliana al Monte RosaDa Avigliana al Monte Rosa

AVIGLIANA – Poco lontano dall’arrivo delle funivie che in due tronconi conducono al passo del Monte Moro sopra Macugnaga, è stata inaugurata da pochissimo tempo la “Ferrata delle Guide” che raggiunge la Punta San Pietro (2905 m), con stupenda vista sulla parete est del Monte Rosa e sulle montagne limitrofe. Da poco, come dicevo, quest’acuminata punta, aerea sia a destra sia a sinistra, è agevolata da corde metalliche fisse e gradini lucenti che compongono e fanno parte della “Ferrata delle Guide”. Dalla cima vi è un panorama mozzafiato e la cresta è abbastanza agibile dato che oltre alle corde che la rendono più sicura, è larga 2 metri circa, a parte due punti stretti e a diretto contatto con il vuoto. Dopo aver compiuto la breve ma stupenda ferrata si  consiglia un giro ad anello che conduce alla piccola elevazione della Madonna della Neve (2900 m circa), bella statua raffigurante la Vergine, alta più di 2 m di colore dorato, con libro di vetta per le firme posto in un contenitore in legno, a due passi dal passo del Monte Moro (2868 m). Sulla sinistra si erge il Monte Moro (2984 m) raggiungibile in 20 minuti per una cresta aerea e di rocce friabili che esorbita dal giro consigliato in questo itinerario. Si consiglia vivamente al termine dei percorsi indicati, dopo essere scesi con le due funivie, una visita a Macugnaga per la caratteristicità del luogo (villaggio Walser) ove vale la pena di fare una breve sosta visitando la chiesa vecchia del villaggio, notevole esempio di architettura montanara e ammirare altresì il tiglio secolare che dal 1200 (secondo l’iscrizione presente) soggiorna in questo posto.

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Anche il punto di arrivo della seconda funivia è carico di storia. Infatti decidere di andare al Passo del Monte Moro di Macugnaga significa, oltre che godere del magico panorama sulla maestosa parete est del Monte Rosa, anche recarsi in un luogo carico di fascino storico: da queste parti passarono i pastori Walser provenienti dalla valle del Goms nel Vallese svizzero nel tentativo di colonizzare i pascoli di Macugnaga. In tempi più recenti, il passo di  Monte Moro è stato luogo di transito degli "spalloni", contrabbandieri che percorrevano questi sentieri (spesso di notte) per sdoganare illegalmente tabacchi e altre merci dalla Svizzera all’Italia e viceversa.

La ferrata delle guide alla Punta San Pietro (2905 m)

Accesso stradale: Da ovunque si parta, prendere la tangenziale in direzione di Milano. Immettersi quindi sull’autostrada per Milano (A4) fino alla deviazione di Gravellona Toce. Percorrere tutta la superstrada che conduce al Colle del Sempione, prendendo l’uscita verso Piedimulera/Vogogna/Pallanzeno sino alla località Gozzi Sotto, Castiglione e Strada Statale 549/SS549 fino a Macugnaga. Parcheggiare davanti al piazzale a pagamento delle funivie del Monte Moro (4 € per tutta la giornata). Avvicinamento a piedi: Dall’arrivo della seconda funivia (2786 m) poco sotto il passo del Monte Moro, raggiungere la sciovia invernale San Pietro (inconfondibile) a destra di chi arriva e percorrere tutta la pista (di solito innevata fino a tarda stagione) fino al suo arrivo (20 minuti dalla partenza a piedi). Sulla sinistra si eleva lo Joderhorn (3034 m). Chi volesse appropriarsi di un “tremila” prima di cimentarsi sulla ferrata può raggiungerne la cima senza via obbligata ma composta da faticosi e mobili detriti, consigliata solo a chi ha fiato da vendere (45 minuti dall’arrivo dello skilift). Per raggiungere invece l’attacco della via ferrata a destra (verso di salita) scendere per delle tracce sulla roccia, contrassegnate da strisce bianche e rosse che aggirano sulla sinistra la Punta San Pietro, scendendo per mobili detriti e massi accatastati sino alla base del gendarme iniziale, molto ben contrassegnato dal cartello d’inizio della “via ferrata”. 20 minuti dal colletto, 40 minuti circa dalla partenza a piedi (arrivo funivia). Descrizione itinerario: Dal pannello iniziale percorrere circa 60 m su un verticale spigolo che sul finire aggira a destra una placca per raggiungere poi la cima dello spallone. Scavalcare (passo esposto) la fune per portarsi sull’anticima che scende poi verso valle di circa 5 m (fune e scalini) sino ad un caratteristico “pont de singe” composto da due funi per le mani in linea retta e un appoggio per i piedi. Superato il ponte sospeso ci si trova al passo più duro di tutto il percorso consistente in una placca strapiombante alta circa 6 m posta sullo spigolo della montagna che si supera grazie all’ausilio del cavo ben frazionato e degli ottimi scalini (è consigliabile assicurare con uno spezzone di corda i più inesperti e quelli non abituati a passaggi di forza). Usciti dal critico passaggio ci si trova su un’area cengia che ci obbliga ad aggirare a destra uno spuntone per pervenire in leggero traverso ad un secondo passaggio strapiombante ma alto solo 2 metri e non ostico come il precedente. Superato anche questo passaggio, la cresta si ammorbidisce un po’ perdendo verticalità ma mantenendosi interessante e aerea sino al suo apice. Il cavo transita a un metro dalla vetta vera e propria. Per i più agguerriti vettaioli il punto culminante sporgente nel vuoto è facilmente raggiungibile scavalcando il cavo e facendosi assicurare da un elemento della squadra. Da qui il cavo ci accompagna lungo la cresta di discesa che prima dell’avvento della “ferrata” era sicuramente la via normale di salita alla cima. Il percorso è facile e gli scalini col cavo aiutano a scendere alcuni risalti rocciosi, mai verticali, che riportano al colletto di partenza. Difficoltà: AD con un passo D+ Ore: Dalla base ore 1.30 per percorrere tutta la “via ferrata”. Aggiungere a questo tempo 40 minuti di accesso. In totale 1,40/2 h se si è in più persone. Discesa: Il ritorno può avvenire per lo stesso itinerario scendendo lungo la sciovia per il percorso dell’andata sino all’arrivo della funivia (25 minuti) o percorrere l’interessante digressione ad anello che raggiunge la Madonna delle Nevi.

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Madonna della Neve (2900 m)

Itinerario: dall’arrivo della sciovia attraversare in piano verso la base dello Joderhorn, scendendo sull’ampio nevaio che porta in direzione di alcuni ometti in pietra disseminati lungo il percorso. Si raggiunge così la pianeggiante cresta che va a congiungersi col sentiero che sale al Passo del Monte Moro dal versante opposto. Per superare il torrione finale composto da diverse rocce sovrapposte, sono state poste delle catene e dei gradini in ferro molto ampi che permettono a tutti coloro un po’ pratici di montagna di superare senza alcuna attrezzatura aggiuntiva (kit da ferrata) i restanti passaggi che conducono sulla cima della Madonnina. Ore 0,45 dall’arrivo della sciovia (colletto). Fa male trovare in un luogo così bello lattine vuote, plastica ed altri rifiuti a conferma che quando si cerca di agevolare la salita a tutti, ci si imbatte anche con dei maleducati incivili che si recano in certi luoghi senza aver compreso minimamente il significato dell’andare in montagna. Discesa: Dalla cima posta pochi metri sopra il passo del Monte Moro si scende per il sentiero che dall’arrivo delle funivie adduce direttamente al valico per un sentiero attrezzato con cavo e scalini composti in questo lato da tronchi in legno che conducono in circa 20 minuti al punto di partenza. Tempo complessivo per l’intero percorso: Ferrata delle Guide e Madonnina della Neve con le dovute soste che merita l’incomparabile panorama, calcolare con calma e con un gruppetto di persone 4 ore in tutto. Difficoltà: EE (senza la via ferrata) Ringraziamenti: Si ringraziano i componenti della squadra che hanno permesso con la loro collaborazione la stesura di questa relazione: Cinzia Borasca, Rossella Toniolo, Roberta Cucchiaro, Tiziana Bernardi e Giorgio Livoni.