Bandiere e domande. Foietta scrive all’Appendino

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TORINO – Ieri le bandiere valsusine dei No Tav erano in piazza sotto Palazzo Civico per festeggiare l’uscita dall’Osservatorio della Città di Torino, oggi si trasferiranno a Susa per fare la… “festa” a Plano che ha preso le compensazioni. Ieri i Cinquestelle tra consiglieri regionali e senatori vari erano sul loggione della Sala Rossa manifestando la loro approvazione dell’uscita della Città di Torino con tweet vari e foto ricordo. Oggi saranno in Via Palazzo di Città al presidio dei No Tav? Rimane il fatto che ieri l’Appendino ha fatto un gesto politico molto netto, di scarsa rilevanza tecnica come lei stessa ha ammesso, ma ha dato il fianco alla contestazione. E adesso che succederà si domandano gli addetti ai lavori? Intanto il Commissario di Governo Paolo Foietta ha preso carta e penna ed ha scritto al sindaco del capoluogo, così tanto per sapere come disse Oscar Wilde: “Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono, a volte”.

Scrive Foietta sul metodo: “Tre mesi or sono la Sindaca si è impegnata per un “dibattito scientifico”, senza “pregiudizi ideologici” sulla Nuova Linea Torino Lione. Un mese fa ha nominato una Commissione composta esclusivamente da “tecnici” NoTAV valsusini. Nessun contatto è stato preso con me o con i miei uffici per dare inizio al confronto, come convenuto il 1° settembre 2016, e che avrebbe dovuto essere preliminare all’assunzione delle scelte di Torino in merito all’Osservatorio”. Poi da tecnico entra nel vivo delle questioni.”Se le ragioni della Commissione di Esperti sono quelle contenute nella mozione, possiamo dire che la scientificità, o anche solo l’oggettività, lasciano molto a desiderare. Per questo invito la Sindaca Appendino a rispondere almeno a queste quattro domande. 

1) Nel cappello introduttivo alla mozione si dice che il traffico mercantile è in costante calo dal 2002;nonostante questo nel 2014 hanno varcato i confini italo-francesi, tra Ventimiglia e il Bianco, 2,6 milioni di Tir. La Sindaca considera irrilevante un tale volume? Ed è favorevole o contraria al trasferimento di una parte considerevole di questo traffico dalla strada alla ferrovia?

2) Nel 2014 sono transitati ai confini italo-francesi oltre 40 milioni di tonnellate di merci ovvero più diquanto transitato ai confini Svizzeri (38 milioni). La Sindaca considera quindi la realizzazione dei 129 km di tunnel di base, sui due assi del Sempione e del San Gottardo, una follia assai più grave di quella Italiana?

3) La Sindaca si è chiesta perché in Svizzera, dove già oggi il 69% delle merci viaggia su rotaia, siano state decise tali opere? I tecnici NoTAV le hanno spiegato che tra Italia e Francia la percentuale è invece del 9%? E ciò per i limiti strutturali della vecchia linea che determinano costi e tempi di trasporto molto più svantaggiosi di quelli stradali e delle linee ferroviarie moderne? Le hanno spiegato che se l’Italia sovvenzionasse il traffico merci nella medesima misura della Svizzera e provvedesse ai nuovi  indispensabili adeguamenti della linea storica in materia di sicurezza, spenderebbe in pochi anni l’equivalente del costo a suo carico per la realizzazione del tunnel di base?

4) L’Unione Europea si è posta l’obiettivo di un trasferimento del 30% di merci su rotaia entro il 2030. In seconda fase del 50%. A tal fine, dopo anni di studio, ha istituito nel 2013 la rete centrale, articolata in 9 corridoi interoperabili e interconnessi, considerandola l’unica via efficace per rendere la rotaia competitiva verso la strada. Ritiene la Sindaca che si possa concepire un elemento nodale nel cuore della rete (il tunnel di base del Moncenisio) privo delle specifiche tecniche d’interoperabilità comuni ai 9 corridoi senza compromettere l’efficienza dell’intero sistema Ten-T? O sarebbe questa la “sollecitazione” che la mozione intende rivolgere all’UE?

Conclude poi il Commissario: “Su questi temi sarebbe stato utile confrontarsi, senza i “pregiudizi ideologici” di cui è infarcita la “mozione” in discussione il 5 dicembre nel Consiglio Comunale di Torino. Una mozione in cui si cerca di trovare giustificazioni riguardo all’uscita, non dalla TAV (come erroneamente si continua a dire), ma dall’Osservatorio per l’asse ferroviario “Torino-Lione”, l’unico “luogo di confronto” per definire, progettare e realizzare gli interventi (nuovi e di adeguamento delle linee esistenti) necessari per aumentare la capacità e le prestazioni dell’ asse ferroviario Torino Lione e rendere possibile il trasferimento modale delle merci dalla strada alla ferrovia. E chi rifiuta il confronto, persegue e propone sempre e solo lo scontro. Ricordo ancora che è falso sostenere che la partecipazione all’Osservatorio costituisca un vincolo per le Amministrazioni. Il DPCM 19 gennaio 2010 e gli allegati tecnici trasmessi da Regione e Provincia al Governo per la sua redazione (citati esplicitamente nel Decreto), recitano inequivocabilmente che “I comuni che partecipano alla determinazione delle rappresentanze territoriali devono dichiarare la volontà di partecipare al processo di definizione della migliore progettazione preliminare possibile dell’opera, alla conseguente valorizzazione del territorio nel rispetto del calendario europeo, fermo restando che l’adesione ai lavori dell’Osservatorio lascia comunque le amministrazioni aderenti di poter discrezionalmente esprimersi sulla progettazione preliminare”.