Bardonecchia: il comune organizza un incontro tra la popolazione e gli ospiti del progetto di micro accoglienza diffusa Il 14 dicembre a Palazzo delle feste "La merenda dei popoli"

L'accoglienza dei profughi a Buttigliera nel settembre 2016L'accoglienza dei profughi a Buttigliera nel settembre 2016

BARDONECCHIA – Il giorno 14 dicembre al Palazzo delle Feste alle ore 17,00 il Comune di Bardonecchia e la Cooperativa sociale P.G. Frassati organizzano” La merenda dei popoli”.

Sarà un momento di incontro con gli ospiti del progetto di micro accoglienza diffusa, MAD a cui è invitata tutta la popolazione per conoscere meglio questa realtà.

La micro accoglienza diffusa in Valsusa

Il progetto è nato da un protocollo frutto della concertazione avviata con la Prefettura da parte di venti Comuni della bassa Valle di Susa, che è culminato con la firma di un protocollo d’intesa stipulato il 14 maggio del 2016 per l’accoglienza di 112 persone.

L’accordo con Avigliana, ente capofila, coinvolgeva all’inizio i comuni di Almese, Buttigliera, Condove, Novalesa, Sant’Ambrogio, Sant’Antonino, Susa; Borgone, Caselette, Chianocco, Chiusa di San Michele, Mattie, Mompantero, San Didero, San Giorio, Villar Dora e Villar Focchiardo, Caprie e Vaie a cui si sono aggiunti altri comuni nel corso di quest’anno.

Il protocollo in sintesi prevede che le amministrazioni comunali diano volontariamente la disponibilità ad accogliere richiedenti asilo e rifugiati ripartiti in piccoli numeri, da un minimo di quattro a un massimo di dodici. I richiedenti asilo devono essere ospitati presso normali abitazioni private reperite sul mercato.

La Prefettura di Torino da parte sua si è impegnata a non inviare ulteriori profughi sul territorio ed a corrispondere 35 euro pro-die a persona, senza ribasso economico all’Ente capofila per i costi di gestione dell’accoglienza. Un tavolo di coordinamento degli Enti monitora l’andamento del progetto e verifica il rispetto degli standard di qualità del servizio. Il comune di Avigliana in qualità di capofila del protocollo d’intesa è invece legalmente responsabile dell’attuazione del progetto nei confronti della Prefettura. La gestione operativa del progetto, secondo le linee previste dal Protocollo, prevede invece l’affidamento ad imprese sociali con comprovata esperienza nel settore e conoscenza del territorio.

Nel maggio del 2016 è stata infatti l’associazione temporanea d’impresa composta da Coop. Orso come capofila, Coop. Amico, Coop. Frassati, Diaconia Valdese e Fondazione Talità Kum ad aggiudicarsi il bando per la gestione.
Il progetto presentato si caratterizzava in particolare per i seguenti aspetti: capacità di sviluppare sinergie dalle differenti specifiche competenze ed esperienze di ciascuna delle cinque organizzazioni; presenza storica sul territorio; capacità di garantire una presenza diffusa su un territorio vasto ed eterogeneo; rispetto dell’autonomia e delle scelte delle persone accolte con l’obiettivo di evitare un modello assistenzialista che vede i destinatari come soggetti passivi ed incapaci di sviluppare efficaci progettualità di vita.

L’organigramma è strutturato con un coordinatore generale del progetto e due coordinatori territoriali per alta e bassa Valle, mentre gli operatori possono far riferimento ad un referente di “micro-equipe” a cui è affidata l’accoglienza di un massimo di venti persone”. La Coop Amico cooperativa di tipo B, di cui almeno il 30 per cento dei lavoratori deve essere composto da soggetti svantaggiati, si occupa invece esclusivamente di curare l’allestimento e la manutenzione di tutti gli alloggi; ne sono previsti circa ventotto. Nella gestione del progetto sono attualmente coinvolti operatori in pianta stabile oltre ad un numero variabile di consulenti e collaboratori in base alle specifiche esigenze, servizi di mediazione linguistica e culturale, servizi di tutela psicologica e altri.

Le riunioni mensili del tavolo di coordinamento del protocollo d’intesa hanno visto la partecipazione della quasi totale maggioranza di sindaci ed assessori coinvolti. Gli incontri oltre ad avere funzione di controllo e monitoraggio sull’andamento delle azioni, sono state anche un momento di confronto, in particolare sulle strategie comuni da adottare in tema di volontariato e inserimento lavorativo.

Sono stati organizzati momenti informativi aperti alla popolazione in tutti i Comuni già interessati dall’arrivo di profughi con modalità che permettessero anche uno scambio fra la cittadinanza e i nuovi residenti della micro accoglienza. I funzionari delle amministrazioni coinvolte ed in particolare quelli del comune capofila Avigliana sono stati e sono pienamente coinvolti nella gestione amministrativa ed operativa del progetto, agevolando in maniera determinante il lavoro di rete con la Prefettura di Torino, gli Enti ed i soggetti gestori delle cooperative interessate.

Il rapporto con la popolazione locale è sempre stato in questo primo anno collaborativo ed aperto al confronto. Le rivolte xenofobe e l’ostilità contro i migranti viste dalla Valsusa sembrano appartenere ad altri mondi lontani. Associazioni, parrocchie e società civile si sono mobilitate in ogni centro della Valle per agevolare l’arrivo dei profughi e sostenere il progetto. Grazie alla collaborazione delle comunità locali sono nate anche alcune inattese esperienze di scambio e d’incontro. Gli ospiti del comune di Chiusa di San Michele hanno partecipato durante l’estate con i giovani del Paese ad un progetto di riqualificazione urbana. La squadra degli eco-volontari del comune di Avigliana ha accolto fra le sue fila cinque nuovi volontari; sempre ad Avigliana è nato uno spazio denominato “sport migrante” aperto a tutta la popolazione dove settimanalmente si può praticare basket e pallavolo.

Il progetto avviato in Valsusa, richiede sicuramente tempi più lunghi per essere valutato soprattutto in riferimento alle ricadute sociali. La capacità del progetto di garantire efficaci percorsi di autonomia e di tutela delle persone accolte è ancora tutta da verificare così come la sostenibilità e la potenzialità rigenerativa per i territori ospitanti. I primi riscontri sull’andamento del progetto sembrano però confermare che il modello di accoglienza basato su piccoli numeri diffusi sul territorio, sul coinvolgimento responsabile delle comunità locali e sulla collaborazione costruttiva e vigile con il privato sociale, può efficacemente rappresentare una risposta strutturata che ribalta la logica dell’emergenza e garantisce un’accoglienza responsabile e degna di un Paese civile.

Il giorno 1 dicembre è stato rinnovato il progetto di micro accoglienza diffusa, MAD, per richiedenti asilo che coinvolge 21 comuni della bassa valle di Susa. Il protocollo è stato firmato tra il prefetto di Torino e il sindaco di Avigliana in quanto Comune promotore e capofila del progetto.