Borghi alpini, la lotta al digital divide e il recupero delle vecchie borgate passa da un sito internet Uncem Piemonte ha messo online il portale www.borghialpini.it che vuole essere una vetrina internazionale per progetti di eccellenza

Una immagine della copertina del portale BorghiAlpini.itUna immagine della copertina del portale BorghiAlpini.it

TORINO – “Borghi Alpini” è nato da un progetto che si è sviluppato attorno alla cosiddetta “misura borgate” del vecchio PSR (in attesa di modificare il nuovo 2014/2020 con un provvedimento analogo che consenta ai Comuni di beneficiare di fondi europei). Sono già stati presentati i lavori nel dossier “Borghi alpini. Perché il ritorno alla montagna è possibile” e un convegno nel 2015, ma ora le borgate del Piemonte approdano online. Il sito è stato presentato nel week end a Elva, piccolo Comune della Val Maira, un gioiello paesistico, con la sua strada e la Chiesa che ospita gli affreschi quattrocenteschi di Hans Klemer.

“Il sito offre spazi nei quali condividere idee e progetti – afferma Massimo Crotti, architetto e fondatore con Antonio De Rossi dell’Istituto di Architettura Montana del Politecnico di TorinoLa montagna è luogo di incontri. Oggi, grazie al recupero dei borghi, abbiamo esempi architettonici virtuosi da presentare in Europa e al mondo, che vincono premi internazionali, come Ostana a Trento. Bellezza, cultura e lavoro sono i tre assi sui quali muoverci. Dobbiamo agire sulla formazione dei nuovi architetti. Lo stiamo facendo con tesi di laurea, corsi sul territorio, nuove tecniche e nuovi stili. Non basta usare bene pietra e legno. Innovare fa parte del riscatto della montagna. E così l’architettura si concentra sugli spazi da abitare, puntando su rivitalizzazione e riuso. Dovremo mappare le borgate sulle quali agire, non tutto è recuperabile e di certo non ci interessa museificare i borghi. I sindaci devono fare da registi di questa operazione. Il sito ci aiuta a rafforzare la rete delle borgate che tornano a vivere”. 

“Il portale nelle prime ore ha avuto un gran numero di visite, non solo dall’Italia – spiega Marco Bussone, vice Presidente di Uncem Piemonte, che ne ha curato la realizzazione e i contenuti – Raccontiamo di singoli progetti di recupero, gli interventi già effettuati, i bandi disponibili, le esperienze in altre parti d’Italia. Vorremmo anche raccontare le storie di chi è tornato, di chi si reinsedia, di chi ha aperto un albergo diffuso o una locanda occitana, come a Elva o a Lottulo. Abbiamo creato due anni fa una rete di Comuni con il club di prodotto Borghi alpini. Dobbiamo farla crescere e vogliamo fare in modo che attorno al tema della rivitalizzazione dei borghi alpini ci sia prima di tutto una forte attenzione politico-istituzionale. Il Piemonte ha aperto una strada nuova in Italia. Che ora prosegue con una vetrina on line fruibile in tutto il mondo. 

La rivitalizzazione, ove è avvenuta, è stata possibile grazie a investimenti di privati o a fondi europei. Non solo per tirare su le case andate giù, con legno e pietra, ma soprattutto per attivare nuove imprese. Ed è proprio su questo fronte che si gioca oggi il rilancio del territorio montano, anche quello più lontano e marginale. La rete, la riduzione del divario digitale – che non è solo digitale – è il viatico per il reinsediamento. Innovazione e tradizione mai come qui si incrociano. Su diversi piani. Quello architettonico prima di tutto, relativo a stili e materiali. Quello relativo a investimenti, dove si cerca di ridefinire quella che era una montagna abbandonata, luogo degli ultimi, “mondo dei vinti” per dirla con Nuto Revelli. E ancora il piano dei mestieri e del lavoro. Se da una parte bisogna portare nei borghi rivitalizzati saperi tradizionali nel campo dell’artigianato, del turismo, dell’agricoltura, è proprio in questi “spazi liberi” (secondo una buona definizione di Fabrizio Barca, ex Ministro per la Coesione territoriale e promotore della Strategia nazionale aree interne) che bisogna puntare sui makers, sulle nuove generazioni che hanno voglia di fare, di costruire, di realizzare un progetto o un nuovo percorso di vita. E in questo il ruolo dei sindaci come motori dello sviluppo è fondamentale. Non servono piagnistei. Servono politiche per il territorio. Le risorse si trovano se si hanno idee e progetti.”

Il punto sta proprio qui. Utilizzare la rete per raccontare storie di comunità e di società che si rigenerano. Le aree interne del Paese faticano a scegliere l’innovazione e la tecnologia. Le Alpi sistema aperto si rigenerano anche portando nuova cultura digitale. Qui entra in gioco davvero il ruolo dell apubblica amminsityrazione, la capacità degli enti di veicolare sviluppo economico. Nei borghi alpini questo lo si sperimenta, ma non tutte le Valli mi pare siano all’altezza del ruolo. OStana è un esempio modello, ma altri sindaci per usare un eufemismo “dormono”.

“Oggi serve una mappatura, una scientifica analisi di quanto è o non è recuperabile. Sappiamo che droni e altri strumenti potranno abbassare notevolmente i costi di rilievi e studi. Ma non basta. Servono marketing e turismo. Ed è qui le che diventa importante il ruolo della pubblica amministrazione, e che rivel a anche le sue grandi lacune. Vuoti pericolosi. Pianificare sviluppo non basta. Promuovere le eccellenze del territorio vuol dire prima di tutto individuarle e poi montare un programma di crescita che varca i confini e intercetta l’Europa. Chi ci è riuscito oggi ha rigenerato borghi e territori. La Val Maira ad esempio, a 50 chilometri da Cuneo, ha costruito grazie all’Unione montana e al lavoro di Enti pubblici e imprese turistiche, un programma di attrazione che fa scuola. Marketing non fa rima con Comuni e Enti Locali. Mancano competenze e volontà. La burocrazia distrugge ogni pretesa e ogni opportunità, spegne la tensione alla promozione. Che però va fatta in un buon concorso pubblico-privato.”

È evidente che senza rete non si va da nessuna parte. Ma il borgo, quegli immobili abbandonati che in montagna tornano a vivere, sono spazi da reinventare. Con co-working e co-housing ad esempio. È già avvenuto a Veglio nel Biellese. Paesaggio, natura, boschi e corsi d’acqua spingono all’elaborazione, al pensiero, alla costruzione. Alla comunità. Su questo si punta anche sul portale, che vince il digital divide. Dove l’innovazione tecnologica e dei processi di recupero farà la differenza.

Là dove la rete non arriva, dove il digital divide è più forte, dove l’abbandono delle comunità ha lasciato il posto a foreste e boschi d’invasione, può arrivare un nuovo marketing veicolato da un portale on line. Una vetrina sui borghi alpini, le borgate abbandonate del Piemonte. In molte delle borgate presentate sul sito, non ancora ristrutturate, non c’è neppure la rete elettrica. Alcune non hanno acqua né strada. Eppure sono lì, piene di fascino. Il sito internet creato dall’Unione dei Comuni e degli Enti montani ne mostra tutta la bellezza.

Fra le ipotesi progettuali di recupero, elaborate da tesisti e  professionisti, troviamo le Borgate della Val Sangone, alcune borgate di Caprie e Condove, Alteretto di Gravere, Lauzet di Cesana.