Cade il vincolo della “vita tecnica” per gli impianti a fune Un Decreto del Ministero dei Trasporti finalmente cancella una norma che penalizzava solo gli operatori italiani

Sestriere seggio

Gli impianti a fune di arroccamento realizzati dal 2000 in poi non avranno più una “vita tecnica”, ma dovranno essere sottoposti a controlli e verifiche ordinarie e straordinarie sulla sicurezza, rispettando precisi standard di manutenzione. Lo prevede un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che nei prossimi giorni verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale. Diciassette pagine di indicazioni che fissano tempi e necessità, andando oltre a una norma che ha penalizzato molte società gestrici di impianti di arroccamento, ma anche Enti Locali, sempre più in difficoltà a fare investimenti per realizzare nuove seggiovie e cabinovie. Sino ad ora – e solo in Italia – la vita tecnica degli impianti a fune prevedeva un termine massimo dai 30 ai 60 anni, in base al tipo di impianto, oltre il quale era necessario sostituirli. In base alla legge vigente infatti seggiovie, funivie, sciovie e skilift dovevano essere demoliti e sostituiti da nuovi impianti, alla scadenza predeterminata per legge, a prescindere dalle reali ed effettive condizioni di funzionalità e sicurezza dei singoli impianti.

“Abbiamo lavorato molto con i tecnici del MIT e Federfuni – spiega l’on. Enrico Borghi, Presidente dell’Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna – per risolvere uno storico problema del territorio, sottoposto più volte al Ministero e ai Parlamentari dagli attori della principale filiera economica delle Alpi e degli Appennini. Eliminata la vita tecnica per gli impianti realizzati negli ultimi 15 anni, arrivano nuove regole per la manutenzione che comporta maggiore sicurezza a garanzia degli utenti. Finalmente diamo gambe alle indicazioni date dall’UE con la direttiva del 2003”.

Il concetto di “vita tecnica” era stato introdotto dalla normativa italiana 30 anni fa (D.M. del 2 gennaio 1985). Nel 2000 l’Unione Europea aveva varato una Direttiva per definire i requisiti di sicurezza obbligatori negli impianti a fune che trasportano persone. L’Italia aveva recepito la Direttiva nel 2003 (Decreto legislativo n. 210), eliminando la scadenza per gli impianti costruiti dopo tale data e dotati di marchio CE, ma mantenendolo per tutti quelli precedenti.  Si trattava, quindi, di garantire a tutte gli operatori sulle Alpi le stesse condizioni di concorrenzialità,  evitando distorsioni al mercato e tutelando investimenti milionari in molti casi insostenibili senza un sostegno pubblico.

Questo provvedimento, pur garantendo la massima sicurezza per gli utenti, eviterà di mettere in seria difficoltà numerose società di un comparto che – sarebbe bene ricordarlo sempre –  è essenziale allo sviluppo turistico della montagna ed alla sua economia. Stando a tutte le statistiche europee, infatti, ogni euro di fatturato delle società di gestione impianti ne ne genera da 5 a 10 solo nell’indotto locale (alberghi, ristoranti, scuole di sci, negozi) senza contare almeno altri5 di fatturato complessivo del sistema economico (trasporti, abbigliamento, materiali, accessori ecc.)

Una notizia importante – attesa da anni dagli operatori – e che  penalizzava il sistema neve italiano rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea e della Svizzera, e che finalmente agevola i proprietari degli impianti nell’ammortizzare gli investimenti. Proprietari che spesso sono Enti Locali, come accade in Alta Valsusa, dove i Comuni sono proprietari della gran parte di seggiovie e cabinovie che per circa l’80% sono costituiti  da impianti nati dopo il 2000 a seguito degli  investimenti olimpici preparatori di Torino2006.