CAI e Associazione Gestori aprono un tavolo di confronto sulla gestione dei rifugi alpini "Lavoriamo insieme per un rilancio del ruolo dei rifugi alpini"

Rifugio Levi MolinariRifugio Levi Molinari

TORINO – I rapporti tra locatari e locatori non sono mai idilliaci, come ben sa chi vive in affitto. Da questi rapporti conflittuali non sono esenti i gestori dei rifugi alpini piemontesi, il cui principale interlocutore è il CAI, ma suddiviso nelle diverse sezioni proprietarie delle strutture. Alcune in alta quota e totalmente alpinistiche, come il nostro Vaccarone, altre ora raggiungibili da strade o in pochi minuti di camminata a piedi, come ad esempio lo Scarfiotti o il III Alpini, a Bardonecchia,  il Levi-Molinari a Exilles o l’Amprino a Bussoleno.

Reinventare quotidianamente un ruolo nel turismo montano per queste strutture è spesso lasciato all’iniziativa ed alle capacità dei gestori, ma come accade spesso alcuni rifugi carenti per localizzazione di sostenibilità economica, diventano spesso impossibili da gestire a fronte di canoni di affitto troppo onerosi.  E forse meriterebbero addirittura in alcuni casi i gestori di ricevere un contributo per mantenerli aperti e non viceversa.

Su queste problematiche  nei giorni scorsi, presso la sede della Delegazione Regionale del CAI, negli uffici dell’Assessorato alla Montagna,  su iniziativa della Commissione Rifugi Liguria Piemonte e Valle d’Aosta (LPV) del CAI e dell’AGRAP , l’Associazione Gestori Rifugi e Posti Tappa Piemontesi si sono confrontate le rispettive opinioni.

L’AGRAP oggi presieduta da Massimo Manavella, gestore del Rifugio Selleries, in Val Chisone, che è anche l’unico Rifugio di proprietà della Regione Piemonte, nacque nel 2002 proprio su stimolo dell’allora Assessore alla Montagna Roberto Vaglio, e dei suoi collaboratori, per consentire alla Regione di avere un unico interlocutore della categoria e poter programmare insieme sia le iniziative per la sentieristica a partire dal progetto Via Alpina, che gli interventi di finanziamenti strutturali sulle strutture ricettive, entrando nei programmi dell’Assessorato al turismo, nonché avviare corsi di qualificazione degli operatori su un percorso formativo concordato. Il che consentì investimenti migliorativi per diversi milioni di euro. L’Associazione rappresenta oggi oltre 60 titolari di rifugi.

E anche per qualificare ulteriormente e valorizzare la figura del rifugista, visto ancora come una specie di eremita scorbutico e rude. Invece  il rifugista, oltre che un esperto conoscitore della montagna è il fulcro dell’accoglienza, deve essere capace di offrire una ristorazione e servizi di qualità,  una gamma qualificata di offerte outdoor. Ed è un presidio imortante del territorio alpino, di cui la stragrande maggioranza dei potenziali turisti, a partire dai torinesi, oggi conosce ancora molto poco.

Nell’incontro le parti hanno concordato l’esigenza di un coordinamento degli interventi sulle strutture ricettive alpine; la necessità di condividere gli obbiettivi e la volontà di fare rete per non disperdere forze e risorse e  superare in maniera congiunta le difficoltà affrontando insieme le varie problematiche. Questo “sentire condiviso” va tradotto in responsabilità nel gestire i flussi ed i passaggi di escursionisti ed alpinisti nelle Terre Alte.

Nell’incontro si è riavviato un percorso di collaborazione con l’obiettivo finale, per entrambi, di “migliorare la qualità del servizio offerto ai fruitori delle  montagne piemontesi.”

Il confronto  ha portato a due primi risultati concreti. Il primo è l’istituzione di un “tavolo permanente di coordinamento fra  CAI e AGRAP per i rapporti con le istituzioni, con l’obbiettivo d’ individuare un percorso che aumentando il livello professionale dei gestori dei rifugi alpini ne qualifichi l’offerta anche attraverso nuove forme di promozione”.

Il secondo è la creazione di un “tavolo tecnico” che ponga le basi per una convenzione CAI – AGRAP su tutte le problematiche dei rifugi. Con “il superamento di un rapporto, a volte conflittuale con i gestori, dei rifugi di proprietà del CAI, con un nuovo clima di collaborazione è considerato dalle delegazioni una condizione preliminare per rilanciare la funzione storica, culturale e di presidio del territorio montano che i rifugi hanno rappresentato e che ancora rappresentano.”

Ce lo auguriamo, perché anche in questo settore, come accade un po’ in tutti gli ambiti, la montagna e chi ci vive e lavora, è troppo spessa soggetta a decisioni prese in ambito metropolitano, in funzione di una visione della stessa finalizzata a soddisfare le proprie aspirazioni. Molto lontano a volte dalla realtà che invece i veri montanari affrontano tutti giorni.