Intervista ai Calembour, band internazionale partita dalla Valsusa La band folk-rock valsusina parla del suo nuovo album "Rebel"

La band valsusina rock-folk CalembourLa band valsusina rock-folk Calembour

SUSA – In occasione dell’uscita del loro album “Rebel”, abbiamo intervistato Marco Cibonfa, leader e prima voce della band folk-rock Calembour. Marco è un ventitreenne cresciuto a Susa e ora residente a Torino, diplomato al Liceo Scientifico Enzo Ferrari. Ci ha concesso un po’ di tempo per rispondere ad alcune domande sul loro percorso artistico e sul nuovo lavoro discografico.

Ciao Marco, cominciamo a parlare a livello generale della band, per il pubblico che ancora non vi conosce. Chi sono i Calembour e come sono nati?

“Nel 2015, dopo parecchi anni nei quali avevo totalmente smesso di suonare live, sentivo il bisogno di cominciare a fare qualcosa con la musica, anche solo per gioco. Così ho iniziato con un paio di amici, provavamo, arrangiavamo le prime idee…nell’arco di quel primo anno son cambiati gli amici con cui suonare, incidevamo qualcosa ma poi moriva li senza mai debuttare live. Tutto questo porta a Calembour, una versione più completa, un primo approfondimento della mia idea personale di musica.

A dicembre 2015 decisi di virare sul folk rock che ascoltavo da parecchi anni ma che non avevo mai suonato, i primi approcci se li risento ora sono davvero banali eppure è passato poco tempo.

Ho lavorato principalmente da solo nei primi mesi: uno pensa che il cuore pulsante di una band sia il rapporto tra i vari componenti, in realtà è una conseguenza dell’essere gruppo. Alla base vi è sempre il lavoro ed in quel senso noi lavoriamo in modo che il collettivo partecipi solo all’arrangiamento e non alla scrittura diretta di un brano, compito che spetta a me.

Dicevo dunque di aver lavorato molto nei primi mesi per cercare di perfezionare la scrittura sotto ogni suo aspetto. A marzo 2016 era il momento e cosi abbiamo debuttato in una piccola vineria di Torino chiamata Wine Nest. Da lì possiamo dire che sono nati ufficialmente i Calembour. Nati per una necessità di sperimentare una scrittura introspettiva, diversa e in totale controtendenza rispetto al mainstream locale”.

Perché la scelta del nome Calembour?

“Calembour è un francesismo, un gioco di parole sostanzialmente, dove due parole con la stessa fonetica hanno significati diversi, per sottolineare il dualismo che abbiamo tra folk e rock”.

Siete partiti dal debutto in un piccolo locale, e ora fate addirittura tappe europee. Come siete arrivati a questi alti livelli?

“Sicuramente siamo cresciuti dal debutto del marzo 2016, ci sono stati alti e bassi, abbiamo fatto esperienza. Ma non siamo sicuramente ad alti livelli, siamo solo un gruppo emergente con le idee chiare in testa che ha voglia di lavorare sodo e imparare, alzando di volta in volta l’asticella.

Le date per l’Europa sono partite quest’anno nel febbraio 2017; suoniamo in piccoli club, festival e facciamo busking in giro per le città. Ci sono molte dinamiche in queste situazioni, a volte vediamo un’opportunità e ci proponiamo, a volte ci contattano gli organizzatori di festival ed eventi, a volte ancora ci viene proposto da amici artisti di andare a fare una data. L’importante è crearsi una rete di contatti ed il modo migliore per farlo è darsi da fare in giro, portare il tuo lavoro ovunque tu possa”.

Parliamo ora dell’album e del singolo inedito che avete da poco rilasciato: “Yours & Mine”. Cosa dobbiamo aspettarci da questo disco? 

“Il nuovo Extended Play album si intitolerà “Rebel” che poi è il titolo del primo dei cinque brani contenuti nel disco. Sarà il pubblico a giudicare questo lavoro però pensiamo che sarà un album abbastanza particolare a livello di suoni e metriche. Il sound è per la maggiore acustico ma ci sarà anche spazio per la chitarra elettrica in distorsione.

Ci saranno due singoli di lancio, di uno non posso parlare ancora per il momento, l’altro lo abbiamo presentato live in formazione ridotta per BTV. Si tratta di Yours & Mine, che sarà la traccia di chiusura del disco, un brano introspettivo che racconta di un addio, la fine di un rapporto raccontata dagli occhi di chi, dopo la sofferenza e lo sconforto, capisce che nonostante tutto si debba andare avanti riprendendo le redini della propria vita, da qui “this life is yours and mine”.

Le canzoni sono tutte inediti vostri, o lasciate spazio anche a qualche cover?

“Le canzoni che suoniamo sono nostri inediti. Chi ha già visto un nostro concerto sa che nella scaletta inseriamo di tanto in tanto qualche classico della musica internazionale riarrangiato da noi ma sostanzialmente non siamo mai stati e non ci piace il concetto di cover band”.

Come vi siete mossi per la realizzazione del disco? Vi siete affidati a qualche esperto nel settore?

“In questo mese abbiamo lavorato in vari studi di Torino per produrre “Rebel”, si tratta di un auto-produzione totale voluta fortemente da tutto il gruppo. Incidere il primo lavoro nella nostra città, nel nostro ambiente, ci è sembrata la cosa giusta da fare per iniziare. Per le registrazioni ci siamo affidati alla REC Audio Production che si sta occupando anche della prima post produzione, per la maggior parte delle incisioni abbiamo lavorato al Password Studio, a due passi da Piazza Vittorio Emanuele II, nel pieno centro di Torino“.

E’ già in programma una data ufficiale per l’uscita dell’album? State progettando un tour?

“Rebel uscirà per agosto, non esiste ancora una data di uscita ufficiale ma la comunicheremo non appena sarà fissata sui nostri social. Il tour del disco invece è ancora in fase di programmazione, posso dire che partirà il 2 agosto in Svizzera per il Festival del Cinema di Locarno e che suoneremo in diversi paesi europei”.

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