Caso dei presunti maltrattamenti alla scuola dell’infanzia statale di Susa: oggi la maestra è stata sottoposta all’interrogatorio di garanzia Il suo avvocato Erika Liuzzo: "Maria Coletta ha risposto punto per per punto alle contestazioni. Non c'è mai stata alcuna violenza fisica"

Il plesso scolastico primario di Via Re CozioIl plesso scolastico primario di Via Re Cozio

SUSA -Si è svolto oggi in Tribunale a Torino, per circa un’ora e mezza l’interrogatorio di garanzia di Maria Coletta, la 59enne maestra della scuola statale dell’infanzia di Via Re Cozio di Susa, accusata di maltrattamenti su minori e arrestata tre giorni fa, in conseguenza di una misura cautelare. La donna, assistita dal suo legale, l’avvocato segusino Erika Liuzzo, ha risposto alle domande del GIP, il giudice per le indagini preliminari, la dottoressa Irene Gallesio.

LEGGI ANCHE: http://www.lagenda.news/susa-arrestata-carabinieri-maestra-scuola-materna-maltrattamenti-minori-scuola-infanzia-statale/

Le contestazioni si sono riferite essenzialmente a 18 episodi videofilmati e alle relative intercettazioni audio, repertate dai Carabinieri di Susa nel fascicolo trasmesso all’autorità giudiziari aed eseguite tra il 21 novembre e il 18 dicembre 2017.

“Si tratta – spiega l’avvocato difensore – di un totale, di dieci – dodici minuti nel contesto di ben oltre un centinaio di ore di rapporto della insegnante con la sua classe nel periodo sottoposto ad indagini, nel corso dei quali non emerge nessuna violenza fisica ad un bambino né azioni ripetute verso uno o più soggettiLa Coletta episodio per episodio li ha chiariti. Non ravvediamo nessun maltrattamento, nessuna violenza. Possono essere definiti metodi educativi che, oggi, forse sono interpretati come troppo severi, ma ad esempio quel che è stato detto fosse un raccoglitore  con con si colpiva un bambino era  una busta crystal con pochi fogli”.

L’avvocato Liuzzo afferma anche che la maestra ha fatto notare errori nelle trascrizioni delle intercettazioni ambientali: “La maestra non dice ‘bestia’, come risulta dagli atti, ma ‘pèpia’, espressione piemontese che significa tutt’altro. Pèpia è una persona noiosa e petulante”.

In una altro episodio parrebbe la maestra dicesse ad un bambino “Ti taglio in due come una mela” La spiegazione data è che si trattava di una lezione sul concetto di metà e intero. E’ stato detto ha riferito la maestra al GIP “Si può tagliare una arancia in due? E una mela? Sì. E un bambino? No perché gli si fa male”. In questa scena riferisce il difensore “la classe è tranquilla vien fatta circolare una arancia e i bambini la annusano, nessuno si agita. Il tono era pacato. Nessuno degli alunni era turbato “.

Tutto un equivoco quindi? Le accuse restano gravi. “Certamente – prosegue la Liuzzo – ma si tratta di una insegnante di una certa età i cui metodi educativi oggi possono dare adito a discussioni. Dire ad un bambino irrequieto “smettila di fare la scimmia” oggi è discutibile. Come dire ad un altro “Smettila, tira giù quelle mani che te le taglio”. Figure retoriche fuori moda e forse fuori tempo. Ma nessuna minaccia reale tanto meno violenza: un approccio educativo superato e antiquato sì”.

La maestra in questi giorni, è stata massacrata letteralmente sui social network, con molti del popolo della tastiera che avrebbero volentieri già eretto patiboli in piazza. Allo stesso tempo molti colleghi, genitori di suoi alunni, le hanno manifestato solidarietà, certi che tutto sia originato da una visione un po’ superata nei torni e nelle parole di una insegnante cui manca un anno alla pensione e che non si  è adattata del tutto ai cambiamenti di metodo formativo con i minori. Sempre per il suo avvocato, nonostante i domiciliari “Maria è tranquilla”.

Resta anche il fatto all’origine della denuncia, avvenuta ad opera di una operatrice scolatica che decise di rivolgersi ai Carabinieri. “Anche su questo fatto la mia assistita – conclude la Liuzzo – ha fornito la sua versione spiegazione”. A differenza di filmati questo episodio andrà ricostruito sulla base delle testimonianze assunte in ambito scolastico. Intanto per lunedì 29 gennaio, alle 17.30, il Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo di Susa, Franco Rousset, ha convocato un incontro riservato ai genitori della sezione “A” della scuola dell’infanzia di Via Re Cozio. L’incontro si terrà presso la Scuola media in Piazza Savoia. Lo stesso Rousset ha dichiarato nel corso delle indagini di essere stato messo a conoscenza da parte di una dipendente dei metodi “non ortodossi” della maestra, ma di aver svolto le sue indagini interne, riservate. Peraltro come ha detto oggi al GIP l’indagata, senza mai aver ritenuto necessario un confronto con la Coletta stessa.

Dopo lunedì si saprà anche cosa deciderà il GIP. In base a questa decisione, la difesa della Coletta valuterà se ricorrere o meno al Tribunale del Riesame, per ottenere quanto meno la sospensione degli arresti domiciliari.

Susa, come ormai accade nei “tribunali mediatici” della tv per i casi di cronaca è spaccata in due fra colpevolisti e innocentisti. Se ci sarà un processo, in questo caso, si giocherà invece tutto sulle sfumature e sulle valutazioni soggettive dei fatti da parte dei giudicanti.

Il reato è prescritto e – nel caso – il colpevole è deceduto da anni, ma chi ha i capelli bianchi si ricorda di un certo maestro della elementare segusina, stimatissimo, che con apposita legnosa bacchetta, affibbiava “castagnate” sulle dita chiuse a punta ad allievi, riottosi o somari. Oggi finirebbe all’ergastolo. I tempi cambiano e le trasformazioni della società prevedono tante sfumature. Non certo solo il bianco o il nero. I tempi dei processi in piazza sono però finiti. Per legge.