C’era una volta la Fiat Il 31 marzo in biblioteca un cineforum sulle memorie operaie

RIVALTA – Un cineforum per raccontare la Fiat. Prodotto da Cinefonie con il contributo della CGIL FIOM di Torino, il documentario di Pietro Perotti e Pier Milanese “Senzachiederepermesso” sarà proiettato questa sera, 31 marzo, alle ore 20.45 presso la sala multimediale della biblioteca “Silvio Grimaldi” di piazza Martiri 2 e avrà come filo conduttore le memorie degli operai che lavorarono per la Fabbrica Italiana Automobili Torino di Mirafiori. Ricordi, immagini e rievocazioni, quindi, di chi contribuì a creare “quella che  è stata la più grande fabbrica metalmeccanica d’Europa dal 1976 a oggi”, operai e operaie i cui nomi furono scritti sulle lettere di assunzione, sui contratti di lavoro, sui cartellini delle presenze e anche sulle comunicazioni della messa in cassa integrazione: Luigi, Mario, Felice, Salvatore e Carlo  ma pure Maria, Anna, Lucia  e dal 1969 al 1977 anche Beatrice che l’anno successivo ottenne il trasferimento allo stabilimento di Tetti Francesi, costruito  in una zona di campi e cascine, sorgenti e prati a maggese.  “In quegli anni era difficilissimo per una donna entrare in Fiat, sembrava una impresa disperata anche solo compilare i moduli di richiesta, ed essere assunta sembrò un vero miracolo a me, donna senza marito. – racconta ora Beatrice mescolando ricordi e fatica, soddisfazioni e lacrime – Mi sembrò di aver trovato una grande mamma che mi diede uno stipendio col quale vivere e la speranza di un futuro possibile”. Dei sei mesi trascorsi in pensione dalla suore e della casa buia nella quale abitava Beatrice parla poco, preferendo ricordare  l’alloggio nelle case popolari a Volvera, la scuola dei figli a Tetti Francesi e il nuovo lavoro nel reparto dove le auto subivano l’ultima revisione prima della consegna al cliente. “Eravamo tante donne,  lavoravamo più degli uomini e fra noi andavamo d’accordo ma a volte, se sul lavoro qualcosa non funzionava,  piangevamo in bagno e stavamo zitte – ricorda ancora la donna – Io non socializzavo tanto, perché ero separata e non volevo domande, ma portavo dolci e torte, ogni tanto mettevo anche un mazzolino di fiori sui tavolini”. Poi, arrivarono il 1° ottobre 1980 con gli avvisi della messa in cassa integrazione, i 37 giorni di serrata, la marcia dei quarantamila, le bandiere e gli striscioni con scritto “non vi lasceremo soli”, pensando ai quali ancora adesso Beatrice si commuove: “Fu anche il periodo dei picchetti per non lasciare entrare nessuno, giorno e notte davanti alle porte. Solo una notte non andai, perché  avevano sparato e io avevo due bambini a cui pensare, ma poi mi sentii in colpa”. Per Beatrice la cassa integrazione terminò a maggio dell’86, quando rientrò in Fiat, non più come autista addetta allo spostamento delle vetture dalla linea di produzione al settore di commercializzazione ma destinata per motivi di salute a un lavoro più “da seduta”.  Tornata in attività, Beatrice versò il  primo acconto per l’acquisto di una casa, il suo sogno nel cassetto di cui non si è mai pentita: “Quella della Fiat è stata una bella esperienza. Adesso la casa è pagata, i figli sono grandi e io, a 72 anni,  mi sento ricca e serena”. Questa sera, in biblioteca, ai ricordi di Beatrice si unirà la voce di Gianni Bissaca, regista di “Ex, film sui campi di grano divenuti Fiat a Tetti Francesi – Rivalta di Torino”.