Chi inventò il Palio di Susa? Ne parlano Sibille, Scoffone e Cappuccio Era il 1986 e c'erano all'inizio solo 40 figuranti

susa palio

SUSA – Era il 1986, in quell’anno c’era il presidente Cossiga, a Palermo cominciava il “maxi processo” contro la mafia con 456 imputati. Craxi era al governo con il pentapartito formato da Democrazia Cristiana, Partito Socialista, Socialdemocratici, Repubblicani e Partito Liberale. Stessa composizione anche a Susa con Renato Montabone sindaco, religiosamente parlando la Diocesi aveva Vittorio Bernardetto come vescovo. Susa era industrialmente produttiva; ASSA, IMP e Manifattura avevano centinaia di salariati, c’erano le caserma d’artiglieria e il turismo portava carrettate di Franchi  francesi ogni anno. Un’altra città, altre vite. Quell’anno nella mente creativa di un socio della Pro Susa cominciò a nascere un’idea. Se poi al creativo ne aggiungi un altro e li metti insieme a uno ordinato e capace con le finanze il gioco è fatto. Il Torneo Storico dei Borghi di Susa stava prendendo forma. Facciamo un passo indietro di trent’anni e diamo la parola ai protagonisti cioè: Marco Scoffone, Paolo Sibille e Aldo Cappuccio.

Eccoci a Paolo Sibille: creativo, pubblicitario, segusino da sempre e in Pro Loco da giovanissimo.  “In quegli anni d’importante, e già in calo rispetto agli anni Settanta, c’era solo la Castagna d’Oro. Così  ho colto la volo l’idea di Scoffone e ho creato i loghi, gli stemmi, la parte diciamo più grafica per rendere uniforme e chiaro il messaggio del Torneo Storico. C’era chi remava contro, come sempre accade con le novità, e tanti che collaborarono con entusiasmo. Vedo che abbiamo seminato bene e tutto dopo tanti anni funziona ancora. Susa avrebbe bisogno adesso di un altro rilancio d’immagine positiva che solo il Torneo Storico non può dare. A rifletterci adesso però guardo con soddisfazione a quanto fatto perchè oggi ci sono ragazzi che s’impegnano tantissimo e sono più giovani del loro torneo“.

Marco Scoffone, uomo di teatro dotato di fantasia da vendere e appendere, un visionario delle manifestazioni e delle persone. “Io ero socio della Pro Susa perchè giocavo a tennis (che allora insieme alla piscina erano gestite dalla Pro Loco) e mai mi sarei aspettato d proporre una manifestazione grande come il Palio. In effetti erano anni di stanca nell’associazione e decidemmo di creare una manifestazione che unisse i segusini con la memoria ai grandiosi carnevali degli anni Cinquanta e Sessanta. Presi il coraggio a quattro mani e scrissi la regia della manifestazione, parlai delle gare, dei costumi e delle scenografie. Ricordo tantissimo entusiasmo, qualcuno contro, ma poi un eccellente gioco di squadra. Penso al carnevale del 1985 con la prima sfilata di una quarantina di elementi, poi un crescere fino all’anno successivo con 400 figuranti divisi nei Borghi della Città. Se devo pensare a  dei nomi subito presenti, che capirono al volo l’importanza anche sociale dell’avvenimento dico: Domenico Parisi, Gino Saffiotti, Antonio Mandica, Mario Reggiani e Maria Pia Piras, poi chi fece parte delle varie commissioni di lavoro: Anna Branciari, Luca Patria, il canonico Bartolomasi, Marosa Prat; più tardi arrivò quel gran lavoratore di Pio Marcon. Si passò a più di 500 figuranti, tanti costumi belli, un modo per socializzare. Prima della quarta edizione lasciai…oramai la creatura camminava già con le sue gambe“.

Aldo Cappuccio era quello che metteva a posto i conti, nulla sfuggiva al suo controllo fiscale. “Era una Susa spenta scollata che aveva bisogno di un argomento per cercare una nuova energia. L’idea che ebbe Scoffone era vincente, la Pro Loco decise di costituire un piccolo gruppo di lavoro ognuno con la sua esperienza professionale e così mi trovai tra i promotori del Torneo. Ricordo tanto lavoro, entusiasmo e segusini che hanno lasciato il segno non solo in Pro Susa come Antonio Mandica, Aldo Nemo, Gino Saffiotti e tanti altri. Le feste di Borgo, gli incontri annuali e anche la festa della Birra collegata al palio nacquero allora e ancora oggi sono un ritrovo sociale importante. Io restai qualche hanno poi ne sono sempre stato un fans accanito. I giovani che oggi s’impegnano rappresentano le onde del sasso che noi lanciammo anni fa; non è poco e ne vado fiero.  Che il palio si svolga ancora è già di per se un successo“.

In fondo il Torneo non importate chi lo vince ma che Susa sia solidale, entusiasta e “lotti” per una causa comune. Oggi che sono passati “appena” trent’anni il grazie a Marco, Paolo e Aldo arriva da tutta la comunità, sopratutto le nuove generazioni di borghigiani che forse non conoscono la storia del palio ma che interpretano la storia con la esse maiuscola.