CIttà di Torino, ex Provincia e Anas mettono sul mercato la quota di maggioranza pubblica di Sitaf La decisione entro fine anno è conseguenza della bocciatura del Consiglio di Stato della cessione di quote ad Anas dai due Enti torinesi

Il Centro direzionale Sitaf di Susa (Foto Arch. Sitaf)Il Centro direzionale Sitaf di Susa (Foto Arch. Sitaf)

TORINO – Sitaf si avvia a diventare tutta privata, probabilmente con maggioranza di  quote del Gruppo Sias, afferente alla famiglia Gavio? Sembra di sì. E questo avverrebbe perché a giugno il Consiglio di Stato aveva cassato la cessione del 19% delle quote della società concessionaria della A32, l’autostrada Torino-Bardonecchia e del T4, Traforo del Frejus, per la quota italiana,  da parte di Comune di Torino e dalla Città Metropolitana all’Anas, passata attraverso attraverso una trattativa negoziata per manifestazione di interesse anziché bando pubblico come previsto dalla legge.

Il ricorso era stato sottoscritto da Ativa (Autostrada Torino-Aosta), dalla Sias spa e dalla Mattioda Pierino & figli, soci di minoranza della Sitaf, ed esclusi dalla trattativa nonostante avessero manifestato il proprio interesse all’acquisto, attraverso una offerta originaria di 70 milioni. L’operazione aveva portato nelle casse del Comune 41 milioni e 34 in quelle della attuale Città Metropolitana.

Nei bilanci ballerini di questi due Enti oggi a guida Chiara Appendino,  M5S, anche se come Sindaco Metropolitano è senza una maggioranza in Consiglio per quanto riguarda la fu Provincia di Torino risorse decisamente importanti. I due Enti non hanno intenzione di restituire all’Anas questi fondi, e, anche se pende un ricorso congiunto con la stessa Anas in Cassazione. Oggi Anas ha il 51,09 % delle quote Sitaf, mentre da solo il Gruppo Sias ne ha il 36%.  Pare ormai deciso infatti che – dopo una trattativa –  Anas e i due Enti metropolitani si siano accordati per mettere sul mercato le azioni in loro possesso. Vale a dire l’intero pacchetto di maggioranza attraverso una gara di acquisto

Comune e Città metropolitana blindano così  il bilancio almeno per quanto riguarda i ricavi già ottenuti con la cessione all’Anas delle quote di minoranza nella Sitaf. Si tratta di circa 41 milioni per il primo e di 34 per la seconda. Il Consiglio di Stato, infatti, ha bocciato la vendita ad Anas tramite manifestazione di interesse. I tre enti hanno presentato ricorso in Cassazione, ma hanno comunque di deciso di cambiare strada e fare una gara vera e propria. Nel farlo, però, hanno deciso di “operare in modo congiunto”. Il motivo? Ottenere “il miglior vantaggio economico derivante dall’incasso del premio di maggioranza” qualora vendessero in blocco il 51,1% che detengono con Anas.

Dalla Società di San Giuliano di Susa non arriva invece nessun commento ufficiale: “Sono questioni che riguardano gli azionisti”  ci dice un alto dirigente della stessa. 

La vendita in un unico blocco potrebbe persin essere più vantaggiosa per gli Enti locali che potrebbero ricavare una plusvalenza rispetto a quanto già messo a bilancio dalla cessione respinta dal Consiglio di Stato, partendo da una base di gara in blocco unico con offerte in aumento rispetto alla base dei 30 centesini per azione.

Alla fine se entro fine anno i due Enti delibereranno la sostanza di indirizzo politico e le procedure di vendita concordate con Anas che prevedono il rispetto di una complessa procedura per  il rispetto delle norme di legge, per la messa sul mercato di tutto il blocco delle azioni in quota pubblica, la privatizzazione di Staf potrebe completarsi entro il 2017.