Claudio Giorno racconta la valle, la sua Ambientalista, sindacalista e sopratutto granata

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BORGONE – Dunque. Claudio Giorno da Borgone. Pensionato, amante della fotografia e della montagna. La domenica tifa Toro e va spasso per la montagna. Gli piace la compagnia e la chiacchiera. Capisco che per presentare una persona è poco, ma approfittando della sua propensione al racconto è meglio che grazie ad un paio di domande si racconti da solo. Una cosa è sicura, grazie alle sue parole ho scoperto un pezzetto di storia valsusina che mi mancava.

Raccontami della tua infanzia.

“Paga poi mia mamma”…E’ la frase che mi è pesato di più di dover ripetere spesso negli anni della crisi, irreversibile, del Cotonificio Vallesusa. Figlio di immigrati, famiglia monoreddito in casa di affitto e senza neanche un francobollo di terra per fare l’orto, abbiamo dovuto acquistare a credito per molti mesi persino i generi alimentari; del resto nei primi anni sessanta non era ancora stata inventata la Cassa Integrazione, perso il salario, perso tutto…ci stiamo tornando. Ma non vorrei essere frainteso: i debiti li abbiamo onorati e la mia è stata quel che si può serenamente definire una “infanzia felice”. Quanto all’adolescenza, generalmente, non è tenera neanche coi figli dei ricchi.

E il lavoro?

Meglio di un biglietto vincente della lotteria: un anno a scarpinare gratis per i boschi di Rubiana con un “geo” avaro nei compensi, ma prodigo negli insegnamenti, poi poco più di 3 mesi alla Magnadyne giusto il tempo di imparare il disegno meccanico come in nessuna scuola: gli stampi per i TV marchiati Bosh, ma made in Santantonino: tecnologia tedesca all’”ombra” del mitico Merini, poi sindaco di Vaie, dove oggi “governa il figlio. Eppoi la dea bendata: assunto dal venerdì, la domanda, al mercoledì la prova all’ATIVA acronimo di Autostrada Torino Ivrea Valle d’Aosta che a sua volta si era aggiudicata la gara per la concessione di realizzazione e gestione della Tangenziale Autostradale di Torino. Servivano giovani assistenti di cantiere, ma io bon avevo neanche ancora la patente e mica c’era un bus che ti poteva portare nell’allora sterminata periferia agricola di Torino. Ma si era appena licenziato un geometra che lavorava nell’ufficio tecnico in sede: mi sedetti sullo sgabello del “suo” tecnigrafo che era ancora caldo. Quattro anni con “contratto a termine” ma col primo stipendio che era il doppio rispetto a quello della fabbrica che oltretutto chiuse. Certo, la mia militanza ambientalista, e successivamente sindacale, non ha aiutato la mia carriera. Alcuni impresari, che si ritenevano forse non a torto i veri padroni di una società in mano pubblica, dicevano che “sputavo nel piatto dove mangiavo”. Ma la mia opposizione alle grandi opere pubbliche non è mai stata “ideologica” ma molto circostanziata al come e perché certi progetti avevano il sopravvento su altri e al fatto incontrovertibile che erano destinate ad aggravare la perdurante trascuratezza del riequilibrio idrogeologico sia per la loro stessa natura che per la clamorosa sottrazione di risorse pubbliche da destinarvi.

La cosa migliore della nostra valle?

Il suo territorio: disposta da est a ovest, come spiega sempre il mio amico naturalista Luca Giunti, assomma tutti i vantaggi del clima mediterraneo e di quello continentale. Non lo sa quasi nessuno, io che ci sono nato l’ho saputo vergognosamente da poco, ma a Borgone da alcuni anni si fa un eccellente olio di oliva. Per non dire del recente rifiorire di una viticoltura che non ha nulla da invidiare a quella di aree più blasonate per soli motivi di rendita. E flora e fauna che, con tutti gli inevitabili ma risolvibili problemi di “convivenza” stanno tornando ad essere , con la nostra storia “monumentale” , una risorsa inestimabile: l’unica in grado di non far rimpiangere troppo la neve quando “fa sciopero”, se le nuove generazioni di operatori turistici sapranno andare oltre la comoda, ma esaurita, rendita di posizione che il turismo bianco-industriale e il suo corollario di speculazione edilizia ha rappresentato.

E la peggiore?

Il suo territorio: per i motivi riportati poco sopra. Perché  la rendita di posizione è inevitabilmente terminata, il paesaggio “rapallizzato” (come dicono gli architetti che denunciano la speculazione edilizia delle seconde case) si deprezza senza bisogno di bolle immobiliari, la disposizione est-ovest ci vorrebbe “vocati” a una infrastrutturazione permanente ben oltre le più ragionevoli necessità declinanti ben prima della crisi del 2008.  Perché come sa il partito trasversale del tondino e del cemento su niente come su questo business si può sfruttare la forbice tra costi reali e ammontare degli appalti, sempre rigorosamente pubblici,  che alimenta il bancomat dei partiti da poco meno di un secolo. E perché – “piatto ricco mi ci ficco” – su questo si formano a qualunque latitudine le peggiori alleanze tra corrotti, malavitosi, e politici senza scrupoli.

Di palo in frasca, perchè tifi Toro?

Perché da piccolo, nei derby improvvisati sulla terra della piazza del Municipio di Borgone, i bambini che tifavano Juve erano in netta superiorità numerica rispetto a quelli del Toro: erano i tempi di Charles, Sivori, Boniperti; vincevano scudetti a raffica come adesso. Le maglie granata con su il marchio Talmone, erano appena finite in serie B, nessuno le voleva indossare. Anche il mio papà, come molti “meridionali” dell’epoca, era tifoso juventino e per giunta aveva giocato benino da giovane ed era rimasto nel “giro” del calcio dilettantistico; a 88 anni era ancora il “consigliere anziano” dell’AC Borgonese! Io invece ero una schiappa. Così i “capetti” che formavano le squadre mi rifilavano sempre ai “cugini” per fare numero ma senza avvantaggiarli. Così settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno finii per dirmi “tanto vale che tifi Toro”. Non solo: divenni, com’è naturale in questi casi, soprattutto anti-juventino, o meglio: anti-tifoso della “gobba”.

La prima volta che hai votato chi hai scelto?

Non ho neanche l’alibi dell’età “immatura”: sono della generazione che ebbe il voto a ventun anni. In Tv non c’erano ancora i messaggi presidenziali a reti unificate perchè di reti ce n’era solo una, rigorosamente in bianco e nero. “Tribuna politica” era condotta da Ugo Zatterin  e spopolavano i Pajetta, Almirante e Fanfani che da piccolo pensavo fosse il nome delle case in riva alla Dora di fianco alla Caserma dei Carabinieri. Ciononostante o forse proprio per questa indigestione di comizi, lo ricordo proprio bene, ero determinatissimo a votare “scheda bianca”. Ma il giorno del voto una cara amica che non c’è più, per il cui impegno socio-religioso nutrivo una sorta di venerazione, mi pregò di votare DC anche senza convinzione e io l’ascoltai; fu la prima e ultima volta.

E l’ultima?

Movimento 5 stelle, senza se, senza ma e al momento senza alternativa.

Senti questa. “Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perchè sono oppresse” l’ha scritto George Orwell. Cosa ne pensi?

Amo Orwel e ho – come tanti – molto apprezzato l’allegoria feroce de “la fattoria degli animali”. Credo si possa dire senza essere né un letterato, né uno scienziato della politica che si tratta di una condanna senza appello della deriva stalinista della ideologia comunista, ma – paradossalmente – che  tale critica è sempre più ascrivibile al partito di governo tout-court. Per esempio a Renzi, tanto per non nascondere le mie opinioni dietro un dito, dopo aver “scalato” il PD rottamandone le articolazioni di potere consociativo che vi si erano cementificate nella lunga transizione da Pci a Pds, Ds  le ha “cannibalizzate”  annettendosi  proprio gli esponenti più navigati della pre-esistente nomenklatura: Chiamparino, De Luca, e Fassino ultimo segretario “comunista”! Faccio il presuntuoso in dichiarata contraddizione con quanto sin qui sostenuto. Se Orwel fosse vissuto sino ai giorni nostri e avesse sentito anche lui la necessità di venire in Val di Susa a “studiare” il Movimento No Tav e l’avrebbe considerato come una interpretazione autentica del suo pensiero. E, soprattutto, se fosse stato tra noi l’8 dicembre 2005 non avrebbe mai scritto la frase che hai usato per formularmi la tua domanda.