Collegno, un successo “Li chiamavano Manicomi” al Salone del Libro Un incontro per riflettere sul tema

Il sindaco Francesco Casciano al Salone del LibroIl sindaco Francesco Casciano al Salone del Libro

COLLEGNO – È stato un vero e proprio successo l’incontro “Li chiamavano manicomi”. Organizzato al Salone Internazionale del Libro, in occasione dei 40 anni dell’approvazione della Legge Basaglia, è stato un’occasione per discutere sul tema dei diritti. Presenti, non solo il sindaco Francesco Casciano, ma anche l’assessore regionale alla cultura Antonella Parigi, lo psichiatra Pier Maria Furlan, l’onorevole Umberto D’Ottavio, il dottor Silvio Venuti e Nino Colonna, inventore della Smemoranda.

Gli interventi

“La legge Basaglia è di livello internazionale ma nel modo i manicomi ancora esistono – ha dichiarato il sindaco Francesco Casciano -. I pazienti psichiatrici volevano affermare la propria dignità con la relazione e la città riconosceva questo diritto. Attraverso la cultura si può guardare ad alti valori con attenzione”. Parole importanti che fanno eco alla dichiarazione dell’assessore Antonella Parigi che ha definito la riforma una “Visione coraggiosa. La cultura è il motore di trasformazione”. La Legge Basaglia, infatti, ha aperto le porte alla dignità e ai diritti dei pazienti e delle loro famiglie. Questo importante tema, però, ha dato il via anche ad un’altra discussione. “Oggi cosa facciamo per produrre salute mentale – si chiede il dottore Silvio Venuti, direttore del distretto Asl TO3 -. Se il manicomio non esiste più tra muri, esistono comportamenti manicomializzanti nella nostra società. I ragazzini emarginati che si suicidato vittime di esclusioni e solitudini sono parte di un profondo disagio intorno al quale la società alza un muro ideologico”. Anche Nino Colonna ricorda la Smemoranda di Collegno. “Per la prima volta con spettacoli all’interno dell’ex manicomio buttavamo giù i muri dal di dentro. Le persone venivano murate dentro il manicomio. E fuori sarebbero state bollate per sempre”.

La storia

“Non significava solo abbattere i muri ma studiare nuove politiche di accoglienza e inclusione – ha dichiarato il professore Pier Maria Furlan -. I manicomi vennero definiti negli anni ‘60 Lager nazisti. Era troppo facile entrare manicomio. Ed era molto difficile uscirne. Due terzi di coloro che erano ricoverati non avevano problemi psichiatrici”. Un intervento che ha ripercorso la dura realtà dei manicomi e la sua storia, così come l’onorevole Umberto D’Ottavio, che ha ricordato i momenti storici più importanti. “L’allora sindaco di Collegno Luciano Manzi aveva provveduto a buttare giù un pezzo di muro. E la legge Basaglia venne approvata in fretta. Bisognava evitare il referendum che i radicali avevano promosso e ricorda Marco Pannella scomparso proprio un anno fa. Quella legge non è perfetta. Da allora sono passati 40 anni. Insieme coi colleghi dell’Emilia Romagna siamo riusciti a far discutere la commissione cultura di questo argomento. Abbiamo cominciato la discussione su come celebrare il 40esimo. Gli emiliani propongono di far diventare il manicomio di Reggio Emilia sede del museo nazione della psichiatria. Ma Reggio Emilia collabori con la costituzione di una rete della memoria. Il 13 maggio sia la giornata della dignità della persona. È una battaglia moderna, attuale, quella sui diritti. La dignità della persona ad oggi viene offesa, un paese come inoltro dove raccogliere eredità e l’insegnamento di Basaglia. Contro la completa alienazione che esisteva nei manicomi”.

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