“Comprate in Valle: la montagna vivrà!” Iniziativa dell’UNCEM contro la desertificazione commerciale delle Terre Alte Val Susa e Sangone meno colpite di altre Valli, ma gli esercizi patiscono la concorrenza dei centri commerciali e in molti Comuni resiste l'ultimo negozio

Novalesa, la Via MaestraNovalesa, la Via Maestra

TORINO – L’UNCEM Piemonte ha lanciato la Campagna Social “Compra in valle, la Montagna vivrà” per contrastare la tendenza alla desertificazione commerciale. Salvare i negozi sotto casa, nei piccoli Comuni e nei centri delle aree montane, è una necessità. Uncem ha anche diffuso una nota agli Amministratori locali e sui social per rilanciare lo slogan ideato alcuni anni fa dalla Camera di Commercio di Cuneo con un’operazione transfrontaliera. “Un impegno per i singoli e le comunità, un monito, una sfida sociale, culturale, economica e istituzionale”.

Determinante per Uncem è difendere e valorizzare i negozi sotto casa, spesso schiantati dai supermercati e dai centri commerciali che sono apparsi un po’ ovunque, ma sempre più a Valle rispetto ai cittadini delle Terre Alte.
“Nei piccoli Comuni montani  – ci dice Marco Bussone, Vice Presidente di Uncem Piemonte – il negozio è un ancoraggio della comunità. Luogo di aggregazione prima ancora che di acquisto. Punto multifunzionale dove comprare alimentari, frutta, verdura, prosciutto e formaggi, biscotti e succhi di frutta, poi sigarette e giornali. Punto dove matura la comunità. Eppure, in Piemonte oltre 80 Comuni non hanno più un negozio. Duecento su 1.205 hanno solo un esercizio commerciale. Sono cioè a rischio desertificazione. Servono scelte politiche chiare, ma anche una diversa consapevolezza della comunità che vive su un territorio”.

“Stiamo spingendo Regione e Parlamento a varare leggi che individuino sgravi fiscali e minor carico burocratico per chi possiede un negozio in un Comune montano, per chi avvia un’attività nelle Terre Alte, per chi vuole potenziare una piccola impresa, per chi apre una partita iva. Devono poi essere incentivati i centri multifunzionali, negozi che vendono prodotti e allo stesso tempo svolgono dei servizi. Ce ne sono già alcuni. Alimentari che hanno anche il dispensario farmaceutico, edicole che sono anche cartolerie e posta. Ma bisogna fare di più. Vi è già una proposta di legge in parlamento, dedicata ai piccoli Comuni e alla montagna, che vede come primo firmatario Enrico Borghi, presidente nazionale Uncem; istituisce i centri multifunzionali nei quali concentrare la fornitura di una pluralità di servizi, in materia ambientale, sociale, energetica, scolastica, postale, artigianale, turistica, commerciale, di comunicazione e sicurezza, nonché lo svolgimento di attività di volontariato e associazionismo culturale.

Se è vero che nelle aree montane quando chiude una scuola chiude un Comune, quando chiude un negozio intere fasce di popolazione sono a rischio. Per questo da una parte deve essere favorito l’e-commerce, anche partendo dai negozi esistenti – prosegue Bussone – dall’altra vi devono essere supporti economici pubblici per la consegna dei prodotti agli anziani, anche grazie alla rete di volontariato o al servizio civile. Porta a porta, come fatto alcuni anni fa da diverse Comunità montane, con costi progettuali bassissimi, ma altissimi livelli di efficienza e miglioramento della qualità della vita della terza età”.

Due facce della stessa medaglia che vedono ad esempio la progressiva riduzione del servizio postale in montagna, e la cui soluzione, ben applicata altrove, è quella proprio della polifunzionalità degli operatori, oltre che l’uso del buonsenso, che consete in Franci ad esempio l’applicazione in modo ragionato dell enorme , ben diverse fra un negozio o un ristorantino a Lyon o Parigi, rispetto a Bonneval o Nevache. E norme fiscali che consentano la pluriattività in montagna.

Salvare i piccoli negozi nei Comuni di montagna passa anche  dalla consapevolezza e dalle scelte culturali di chi vive e frequenta la montagna.  “Chi sceglie la montagna per sciare, per una ciaspolata, per una giornata di relax, non si porti da casa tutto – scrive Uncem in una lettera aperta – Si fermi a comprarli nel negozio della piazza del paese. Si fermi e pensi al grande valore del suo gesto. Chi vive in montagna, si faccia due calcoli e scelga la dimensione sociale vera, l’esercizio di prossimità, che conosce benissimo sia per i prodotti che vende, sia per il proprietario che te li offre. “Compra in valle, la Montagna vivrà” deve essere vivo oggi. Scegliere il negozio sotto casa. Volergli bene. Chiedere anche che sia migliore, proporgli novità, opportunità, modernità, sorriso, accoglienza. Non avere paura di ‘salvare’ un negozio, un bar, un paese. Così, solo comprando in valle, la montagna vivrà”.

E per agevolare i produttori di montagna l’Uncem ha anche ben avviato da oltre un anno la  piattaforma www.bottegadellalpe.it, il primo sito internet di e-commerce con i prodotti enogastronomici d’eccellenza della Montagna piemontese. Un kilometro zero web, che sta dando buoni risultati.

Rispetto a Valli come le alte Valli Ossolane, o alcune aree cuneesi, le Valli Olimpiche e la Val Sangone, sono messe certamente meglio. L’unico Comune senza esercizi commerciali di prossimità è Mompantero, che però ha la farmacia. Ma i dati registrano comunque un tendenza alla progressiva diminuzione dei negozi, a favore dei centri commerciali, ormai distribuiti , più o meno grandi, su tutto il territorio.

Per Patrizia Ferrarini, Presidente di Ascom Susa, “La campagna di UNCEM è assolutamente da condividere. In tanti nostri paesi  resistono alcuni piccoli esercizi in maniera eroica. Penso ad esempio a Novalesa,  a Chiomonte, spesso mandati avanti da una persona sola e per 365 giorni l’anno. E schiacciati da regole e oneri che sono gli stessi di chi lavora a Torino: corsi di formazioni obbligatori, responsabilità che vanno dall’antincendio all’Haccp, senza il minimo sostegno anche fiscale. Le regole sono le stesse per tutti, ma se si lavora da soli come si fa?  Il loro è un vero e proprio servizio alla comunità che andrebbe sostenuto per primo proprio dai Comuni consentendo, per quanto di loro competenza, di poter essere il punto di smistamento dei servizi, come appunto la posta, i giornali, il pane fresco, i farmaci, ecc. senza incorrere in violazioni di norme. 

Situazioni diversa ma purtroppo non priva di problemi ce l’hanno anche i comuni più grandi come Susa e Bussoleno. Le scelte delle amministrazioni comunali di agevolare l’insediamento della grande distribuzione hanno fatto praticamente scomparire le piccole botteghe alimentari Fortunatamente hanno tenuto panetterie e pasticcerie perché votate al fresco di qualità ogni giorno, ma la crisi generale che impera da ormai più di 7 anni ha inferto colpi fatali a tanti altre piccole attività. La burocrazia e la tassazione ai massimi livelli poi di certo non hanno incentivato lo sviluppo. Bisogna dunque fermarsi a ragionare anche su queste problematiche sviluppando nuove strategie sia a livello politico che commerciali.  Puntare sulla qualità dei servizi offerti e volgere lo sguardo sulle nuove tecnologie, essenziali nella crescita delle attività commerciali moderne, sicuramente rappresentano l’imbocco della via d’uscita dalla crisi.”

I dati dell’Osservatorio Regionale sul Commercio dicono che dove c’è maggior turismo per fortuna la tendenza è attenuata, ma il piacere di fare acquisti fa parte del tempo libero come del turismo. E se un territorio vuol essere attrattivo non può riproporre il modello delle periferie urbane della metropoli. Abbiamo in Valle paesi come Novalesa, Salbertrand, Exilles, Chiomonte con centri storici che son gioielli che meritano di essere valorizzati anche sotto questo aspetto. La montagna va frequentata tutto l’anno e i week end sono 52. C’è molto da lavorarci su.