Con FIDAS ADSP Tetti Francesi per aiutare aiutando anche sé stessi Un successo di donazioni la mattinata di domenica 20 marzo

 

RIVALTA – Hanno incominciato ad arrivare poco dopo le 8, piccolo torrente che si è trasformato di minuto in minuto in un fiume di solidarietà e simpatia. “Approfittando” della mattinata festiva che Fidas ha messo a disposizione di chi durante la settimana non può o non desidera assentarsi dal lavoro per donare,   uomini e donne, giovani e Anta, soli o accompagnati, “vecchi” donatori e nuovi aspiranti, tutti con il sorriso sereno di chi sa di agire per il meglio per sé e per gli altri, sono stati accolti da coloro che sono ormai diventati “i  tre Vincenzo” – il presidente D’Anna, il vicepresidente Petrone e il  segretario Turolla – e dai rappresentanti del Consiglio direttivo accompagnati da parenti e amici. Dopo un sorriso di benvenuto, i moduli da compilare, un caffè e un bicchiere d’acqua per “tirare su” la pressione troppo bassa, la coda sempre ordinata è stata via via smaltita con cordiale efficienza dai tre operatori sanitari, all’unanimità definite “Belle persone, un po’ vampire ma dal sorriso pronto  e dalla professionalità gentile”. Dalla sala d’aspetto al lettino, dalla stanza approntata per rifocillare dopo la donazione ai saluti sull’uscio prima di ritornare alla vita di tutti i giorni, i donatori hanno parlato e raccontato, spiegato e  rivelato il perché della scelta di donare parte di sé. “Dono da venti anni prima a Rivalta centro e ora qui,  sempre di domenica, perché non mi sembra giusto assentarmi dal lavoro ed essere per giunta pagato – ha raccontato Gianni Dusi – E’ un bell’ambiente, ho sempre trovato tanta gentilezza, adesso come quando era possibile donare il sabato e poi si mangiava un panino con le acciughe al verde per rifocillarsi”. Di un gesto che costa solo mezz’ora di tempo e può essere importante per tanti ha parlato Giovanni Palazzolo, tre anni di donazione e la ferma convinzione che sia “Una cosa giusta da fare”. D’accordo con lui è Luca Mario Carignano che da dieci anni dona il proprio sangue come gesto di aiuto e solidarietà verso chi ne ha bisogno. “Ho parlato con amici che già erano donatori, e sentito di come esistesse richiesta di sangue e mi sono deciso – ha detto Gaetano Bosco – Adesso sono donatore da 4 anni e un buchino di un attimo è davvero poco per fare del bene ed essere nello stesso tempo sempre sotto controllo sanitario”. Desiderio di essere utili agli altri, dunque, ma anche volontà di ripagare l’aiuto ricevuto da una persona cara in un momento difficile con un gesto che “Non costa nulla, è veloce e si può fare tanto per gli altri e in poco tempo”, come è accaduto a Rossella Marando, donatrice da tre anni, che è arrivata con la mamma Flavia Degasperi, donatrice anch’essa, e con un amico persuaso a sottoporsi al primo esame per   verificare l’idoneità alla donazione e decidere in seguito, una volta avuto il risultato. È stata la prima volta anche per i gemelli Andrea e Simone Casale, convinti che seguire l’esempio del terzo gemello già donatore sia la scelta giusta perché “È bello aiutare gli altri con qualcosa che possiedi e puoi dare”. Accanto a loro, anche Katia Barbara Bonetto stava attendendo di verificare la propria idoneità a diventare donatrice, “Un ringraziamento per mio padre che è vivo proprio grazie ai donatori, e un fioretto per mia madre reduce da una grave malattia ora risolta”. Della necessità di dare ha parlato anche Lucia Consiglio, portata al primo prelievo da un conoscente ma già convinta della bellezza di un gesto fatto volentieri, “Per dare adesso agli altri ciò di cui si potrebbe avere bisogno”. Così, mentre i donatori si sono avvicendati e confrontati, hanno incoraggiato i neofiti e persuaso coloro che a una donazione non avevano proprio mai pensato, c’è stato anche chi del  prelievo ha timore ma lo ha vinto per generosità e desiderio di aiutare gli altri, come Davide D’Anna scortato dalla compagna e supporter  Beatrice. E se da un lato  Giuseppe D’Anna con 97 donazioni alle spalle in 25 anni ha fatto ben poche interruzioni, e dall’altro lato Filippo Lo Nobile, costretto a interrompere la sua “carriera” di donatore dopo 19 anni, la ha ripresa solo adesso, hanno però tutti e due ben chiara  l’idea che donando sia possibile aiutare gli altri senza essere di danno a sé stessi e anzi ricavandone benefici. Con loro sono d’accordo Michele Ceglie, “portato” alle donazioni due anni fa da un caro amico, e Filippa, sicura che “Costi nulla, e che con una donazione sia possibile salvare una vita, compresa la propria, perché  anche chi dona potrebbe un giorno avere bisogno di aiuto”. Con il passare delle ore, quindi, le persone si sono avvicendate, sono cambiati i volti e le presenze, ma sono restati immutati la generosità, la semplicità e la naturalezza con cui si è mossi  in un ambiente sereno, dove la simpatia e l’allegria, la musica e la televisione non escludono la competenza e la professionalità che hanno portato Fidas Tetti Francesi a contare ben 394 iscritti attivi.