Concluso il ciclo d’incontri su Aldo Moro. I progetti di Segno Zandonatti: "Crediamo nell'opportunità d'incontro e di crescita culturale"

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SUSA – Aldo Moro, un personaggio politico della prima Repubblica, un democristiano Doc, un cattolico per vocazione e azione e una vittima del terrorismo. In pochi semplici aggettivi tutto e praticamente nulla. Dipende da chi si interessa alla persona, ecco un differenza tra generazioni. Se prendiamo un sessantenne o su di li saprà dirvi per filo e per segno chi era Moro, quale ruolo ebbe nella nostra vita sociale e politica. Se invece interrogate un trentenne va già bene se sa spiegarvi cos’era la Democrazia Cristiana. Questo è l’assunto in cui si è mossa l’associazione Segno che ha chiuso con il ciclo d’incontri sullo statista un anno davvero impegnativo. Parliamo dell’ultima serata, quella vissuta nella sala conferenze dell’Hotel Napoleon. In cattedra un deputato DC che ha fatto un pezzo della nostra storia politica: Guido Bodrato, politico e amico di Aldo Moro. Con lui Ermis Segatti, della Facoltà Teologica, e il giornalista Alessandro Risso. La fede, l’ispirazione religiosa in politica, le sue manifestazioni nel fare di Moro sono stati i temi centrali della conferenza. Per tracciare un bilancio degli incontri parlo con il presidente di Segno Fabrizio Zandonatti.

Un anno tutto in salita.

Abbiamo concluso il ciclo d’incontri sulle grandi ideologie del Novecento e ora questo su Aldo Moro. Davvero molto, crediamo nell’opportunità d’incontro e di crescita culturale“.

Aldo Moro visto in tante prospettive, con incontri in luoghi differenti, perchè?

“Moro fu un uomo e un politico dalle molte sfaccettature ma con un grande filo conduttore che abbiamo voluto approfondire grazie a persone legate alla sua figura e alla sua presenza. I luoghi degli incontri hanno voluto richiamare situazioni differenti. Far vivere Susa in più ambiti ci sembrava un’idea propositiva”.

Cosa ti lascia questa esperienza?

Si racchiude in u intervento di Bodrato dell’altra sera: “La politica non è tutta la vita ma è un dovere, dobbiamo conoscerne i limiti la consapevolezza che soltanto così si può servire il proprio paese“.

E adesso Segno cos’ha in mente?

“Come associazione cerchiamo sempre di “mettere a profitto” ciò che è accaduto per progettare il futuro. se condiviso, ciò che abbiamo ascoltato. Il salone del libro of di Susa con due edizioni già realizzate in crescendo ne è l’esempio. Ora come direttivo ragioneremo per il programma del 2017″.