Condanna in primo grado: 18 mesi a Ferdinando Lazzaro per “turbativa d’asta” a causa di una fidejussione ritenuta falsa La difesa dell'imprenditore: "La garanzie era autentica. Ricorremo in appello"

Ferdinando Lazzaro in una trasmissione televisivaFerdinando Lazzaro in una trasmissione televisiva

SUSA – Il Tribunale di Torino, nell’ambito di una inchiesta nata dal fallimento della Ditta Italcoge di Susa avvenuto nel 2011, ha condannato oggi Ferdinando Lazzaro, che ne era uno dei titolari. Con lui sono stati condannati proprio il curatore di quella procedura fallimentare, Michele Vigna, e un mediatore d’affari, Roberto Ronchei.

L’antefatto e il procedimento
L’indagine della Procura della Repubblica, originata da un esposto di alcuni creditori della Italcoge Spa, assegnato al Pubblico Ministero Paolo Toso, che ha contestava a Lazzaro di aver usufruito di una fideiussione falsa per poter partecipare alla gara di appalto relativa all’affitto di un ramo di azienda della siua ex società fallita. Una  gara in cui secondo l’accusa il Lazzaro sarebbe stato favorito dal curatore nominato dal Tribunale, il dottor Michele Vigna.  L’accusa ha sostenuto che, tramite un’altra società, la Italcostruzioni, intestata ad un componente della sua famiglia, sarebbe stata falsata la gara pubblica bandita per affidare la gestione imprenditoriale dell’Italcoge

La presunta falsità sarebbe stata scoperta nel momento in cui,  al momento di escutere – vale a dirte incassare – la fideiussione,  a seguito del mancato pagamento dei canoni di affitto da parte della società del Lazzaro, il Consorzio che la garantiva sia risultato insolvente.

Secondo la tesi della Procura, accolta dai giudici,  il Consorzio che ha prestato la fideiussione da 250.000 euro, non avrebbe potuto emettere garanzie in quanto non autorizzato dalla Banca d’Italia e al tempo già soggetto a sequestro. Vigna (oggicondananto a 14 mesi con la condizionale)  per favorire Lazzaro, avrebbe quindi accellerato la procedura di gara di appalto per evitare che altri soggetti si aggiudicassero il ramo di azienda di Italcoge, che all’epoca era l’aggiudicataria dei primi lavori di allestimento del cantiere LTF della Maddalena.

La tesi difensiva
Agli investigatori ed in aula, l’imprenditore segusino ha sempre ribadito che “la fideiussione era vera in quanto ottenuta da un primario broker assicurativo, il Consorzio era autorizzato dalla Banca d’Italia con il numero 2762 e come previsto dal testo unico della normativa bancaria, il Consorzio in questione risultava essere nell’elenco Confidi.”

Un tecnicismo, ma ritenuto sostanziale dalla difesa di Lazzaro, patrocinato dall’avvocato Francesco Torre: “Il Consorzio non è stato oggetto di sequestro, ma di fermo amministrativo.  Infine, la stessa la procedura di gara era stata vagliata e  autorizzata dal Giudice delegato. Per questi motivi senz’altro il mio cliente ricorrerà in appello quando avremo le motivazioni della sentenza”.

Il Giudice,   Silvia Bersano Begey, però oggi ha condannato tutti gli imputati: Lazzaro, Ronchei, il broker e Vigna, il curatore fallimentare..

Italcoge fallita nel 2011, impegnanta anche nei lavori preliminari del cantiere per la costruzione del cantiere della Torino-Lione e finita al centro di varie proteste e polemiche Notav , non ultima l’accusa di essere uno strumento delle ‘ndrine peimontesi coinvolte nel processo San Michele,  sull’infiltrazione della ’ndrangheta anche in Valsusa. Inchiesta da cui Ferdinando Lazzaro era uscito con una contestazio e poi con un’assoluzione per  reati ambientali e nessun coinvolgimento di tipo associativo o mafioso.