“I ragazzi portati a morire al Gravio io li ho visti”, la testimonianza dell’eccidio di Condove Un partigiano, mai dichiaratosi, uccise due tedeschi e diede avvio alla ritorsione

Soldati dell'esercito tedescoSoldati dell'esercito tedesco

CONDOVE – Era il 7 aprile del 1945, sulla strada che dal centro del paese porta alla Gravio una colonna di otto prigionieri italiani, i più giovani hanno 21 anni il più “anziano” 42, è scortata dai soldati della Wehrmacht. Camminano mogi, gli occhi spenti, la rassegnazioni li ha pervasi. Stanno per essere uccisi per rappresaglia.

La testimonianza

“Ero sulla strada, ricordo benissimo  l’episodio” – racconta Maria Ogliero per tutti “Maria du’Not”, novant’un anni portati splendidamente che all’epoca aveva 19 anni – “li conoscevano tutti, erano del paese: Angelo, Francesco e poi Luigi e gli altri. Morti per mano tedesca ma non solo. Le responsabilità sono ben altre tant’è che non molto tempo dopo un ragazzo di Borgone che aveva fatto il partigiano, forse mangiato dal rimorso, prese una bomba e si fece salatare in aria”. Gli ostaggi, che erano detenuti alle scuole da diversi giorni subirono la dura legge della guerra. I tedeschi fermavano degli italiani e li trattenevano minacciando la popolazione di ucciderli se fossero stati attaccati. Si cercava così un equilibrio, una quieto vivere nel periodo più cruneto della Guerra Civile italiana. Non sempre il patto veniva rispettato dagli uni e dagli altri.

Una carambola di avvenimenti

Tutto era cominciato il 28 marzo quando due tedeschi erano stati catturati dai partigiani in una trattoria alle Fucine Superiori. I tedeschi presero in ostaggio 17 persone, altri cinque era già stati rallestrati in paese. L’ordine era la fucilazione immediata. Dopo una trattativa si arrivò alla liberazione di 14 ostaggi con l’accordo di rispettare una tregua di sette giorni. Proprio il giorno della liberazione i partigiani spararono dalla montagna contro i tedeschi in paese. Nessuno fu colpito ma gli italiani continuarono la loro prigionia per un’altra settimana di detenzione. Si arrivò così al 7 aprile quando ormai la speranza di essere liberati si faceva di ora in ora più concreta. A San Valeriano, in quel di Borgone, al confone con Condove, ricordano i testi presenti presso L’Istituto Storico della Resistenza di Torino, due soldati riservisti polacchi sotto le insegne dell’esercito tedesco: “che andavano a prendere il latte in cascina fuorono colpiti da ignoti“. Il destino degli italiani era inevitabilmente segnato. Ritorniamo così indietro di settantadue anni quando la giovane Maria si sentì dire dal suo amico Ivo: “Ci ammazzano al Gravio”.