Condove, chi risolleverà i caduti della Prima Guerra Mondiale? La lapide andata in pezzi per incura è un pezzo importante della storia del paese

La facciata del Municipio di Condove ieri e oggiLa facciata del Municipio di Condove ieri e oggi

CONDOVE – Adesso c’è un vuoto, sotto è stato riposto il mazzetto di fiori, come se nulla fosse successo. Uno spazio ingiallito sulla facciata del palazzo municipale rappresenta la memoria che fugge e una cittadinanza che non vuole far nulla per farne tesoro. La lapide di sinistra, quella della Prima Guerra Mondiale si è staccata dal muro ed è caduta spaccandosi rompendo i gradini in pietra della scalinata verso l’ingresso del Municipio. Avrebbe potuto l’amministrazione comunale intervenire perchè ciò non accadesse? Forse si, ma questioni di bilanci hanno fermato i progetti di restauro pagati e consegnati dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci in un cassetto. Lasciando da parte una questione di sicurezza,  se la lapide fosse crollata di giorno con gli uffici aperti e il passaggio in piazza verso la fontana staremmo parlando di cose ben più gravi, rimane adesso una ferita aperta in Condove e nella sua storia.

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I nostri caduti, che non trovano pace

Qualcuno ricorda i nomi dei caduti? Eccoli. Sottotenete Bonaudo, Sergente Maggiore Del Savio, Sergente Maggiore Camandona, Sergente Col, Caporale Visconti  e i soldati Alpe, Alotto, Bronzino, carnino, Cordola, Cotti, Croce, Decrù, Falco, Senor, Giordani, Giuglard, Listello, Martin, Martini e Rocci. Tutti cognomi condovesi per eccellenza, tutte famiglie i cui eredi ancora oggi passano davanti alle lapidi e al monumento trionfale in piazza. Il libro delle vicende condovesi, riaperto ogni anno grazie alle associazioni d’arma, adesso ha una pagina in meno. Un filo, quello del ricordo, si è rotto spezzandosi e lasciando nell’oblio i “ragazzi” di Condove.

C’era il fischio dell’ufficiale, il grido “Avanti Savoia!!!” e i nostri ragazzi andavano a morire per un pezzo di roccia, per le ambizioni di altri e per una rincorsa alla conquista vana. Una guerra terribile di cui in questi anni si celebra il centenario, una guerra che cancellò una generazione, una guerra che ne provocò di altre peggiori. E i nostri ragazzi oggi dove sono? In un magazzino, in un angolo buio…per terra.

Lapidi e  monumenti dimenticati

La realtà, che si voglia o no, è che il disinteresse verso le vicende belliche, il nostro passato, ha preso il sopravvento sulle giovani generazioni che sanno come cercare un’informazione su Google ma non chi era il loro ultimo Re e magari neppure chi è il Presidente della Repubblica oggi. Il “IV Novembre” è festa per pochi, il “XXV Aprile” per quanti hanno ancora interessi politici e il “2 giugno” nessuno sa perchè è festa. Così anche i segni del passato vanno nel dimenticatoio.

Avete dubbi? Alcuni esempi. A Susa con l’abbattimento della struttura scolastica al castello, l’ala verso l’arco di Augusto, è stata anche distrutta la lapide che ricordava tutti gli ex studenti poi morti in guerra. Sempre a Susa, nel Convento francescano durante i lavori di sistemazione è stata portata via la lapide ai partigiani che lì si erano rifugiati durante la Guerra Civile del 1943-1945. A Bussoleno all’ingresso della stazione ferroviaria c’era una targa che ricordava i ferrovieri partigiani; anche questa è stata asportata per sistemare l’ingresso.

Che dire poi dei pilastrini nominali dei partigiani poggiati sulla montagna di Villar Focchiardo ed usati come pietre di confine dai contadini? E a San Giorio dove i combattenti riposano in un bosco e così la loro lapide sotterrata tra terra e foglie? Il percorso dei segni dimenticati o distrutti continua con la targa rubata dal monumento a Borgone perchè creduta in rame. Da oggi nel triste elenco se ne aggiunge una: quella a Condove.