Giaveno, hanno lasciato casa loro a Brancard Monterossino. “E’ impossibile vivere con i Pakistani del Centro di Accoglienza” Un famiglia rumena nella disperazione, la replica del Comune e della Cooperativa Babel che gestisce l'accoglienza migranti

Il Centro di Accoglienza a GiavenoIl Centro di Accoglienza a Giaveno

GIAVENO – Quella di Eusebio e di sua moglie Daniela è un aspetto della realtà italiana al confine tra immigrazione, inclusione e regole di convivenza. Eusebiu Burca e Daniela Zediu, sono due rumeni, ormai “italiani” perchè arrivati nel 1999 per cercare una vita migliore in prospettiva. Li incontro nel loro appartamento in centro a Giaveno; per le stanze girano i loro figli: la bimba comincerà quest’anno la prima elementare, il fratellino l’asilo. Una bella famiglia, forte, cresciuta sul lavoro e sulle fatiche del quotidiano e adesso fuori casa, la loro.

Nel 2005, dove essere diventati “regolari” con l’ingresso della Romani nella Comunità Europea, decisero di  comprare casa e trovarono un’alloggio in una piccola struttura condominiale nella piccola frazione di Borgata Brancard Monterossino; per arrivarci bisogna inoltrarsi su per i tornanti, nei boschi della Val Sangone, a circa 10 minuti dalla città. Dopo l’acquisto e i lavori di ristrutturazione la vita è proseguita in solitaria con la altre unità abitative sfitte. Nell’estate del 2014 i proprietari, loro vicini, hanno congiuntamente ceduto in affitto i  locali ad una Cooperativa che in quel sito gestisce un Centro di Accoglienza Straordinaria.

All’inizio il clima era piuttosto normale- mi raccontano Eusebio e Daniela – siamo stati anche noi immigrati e sappiamo cosa vuol dire. Poi tutto è andato a rotoli con comportamenti al limite. Radio sempre alta, cibo avanzato buttato per terra, sputi. Non hanno il senso della vita in comune nemmeno in cortile“. I due raccontano di incontri con i responsabili della Cooperativa, del Comune e di tante denunce fatte ai Carabinieri e alla Procura della Repubblica senza mai riuscire a trovare una soluzione. “Gli ospiti si contenevano quando c’era un responsabile poi tutto ricominciava come prima“.

Così alla famiglia non è rimasta altra scelta, “per proteggere i nostri bambini e la loro crescita” mi dicono, “andarcene da casa nostra“. Adesso la famiglia paga il mutuo della casa e l’affitto dove abita. Lo sconforto sembra più forte della loro determinazione. “Cosa possiamo fare? Noi ci siamo sempre comportati bene, abbiamo sempre pagato le tasse e adesso nessuno è in grado di risolvere. Il comune dice che è tutto in regola, l’amministratore che è stato fatto un regolamento, la cooperativa che gli uomini vengono seguiti. E noi? Siamo fuori casa!” concludono i rumeni.

Le pratiche edilizie e condominiali

L’ufficio tecnico del Comune, sentito in proposito, dichiara che l’immobile è stato regolarmente certificato e che la pratica secondo le leggi in vigore non presenta anomalie. Il geometra Giuseppe Di Maria è il tecnico per per conto dei proprietari che ha seguito la vicenda. “Intanto non sono un amministratore ma ho stilato la pratica di idoneità, diversa da quella di agibilità già in essere, quella dell’affitto tra proprietari e la Cooperativa– dice il geometra. “Riguardo al comportamento dei condomini è stato stilato un regolamento condominiale anche regolarmente registrato, insomma tutto è in regola“.

La replica della Cooperativa Babel

Dalla Cooperativa Babel, che gestisce anche strutture di accoglienza a Meana di Susa e Trana, spiegano: “A Case Brancard sono presenti 17 uomini pakistani. Gli immigrati sono seguiti costantemente sotto tutti profili del progetto da quello sanitario, a quello burocratico, alimentare, scolastico e sociale fino a quello dell’inclusione. Direi che tutti i giorni c’è un riscontro sul posto, abbiamo tre persone che seguono i ragazzi più un mediatore“. Dalla Cooperativa spiegano che i pakistani scelgono il cibo che poi viene consegnato una volta la settimana. “Sappiamo del problema con la famiglia rumena ed abbiamo cercato delle soluzioni possibili ma non ci sono i margini per la convivenza. Non siamo insensibili e ci stiamo muovendo per cercare un’altra soluzione abitatita“.