“La costruzione delle Alpi” a Cascina Roland sabato 1 aprile Il secondo volume di Antonio De Rossi presentato nell'ambito del Valsusa Filmfest

La copertina del volume "La costruzione delle Alpi e il modernismo"La copertina del volume "La costruzione delle Alpi e il modernismo"

VILLAR FOCCHIARDO –  Nell’ambito del XXI Valsusa Filmfest a Cascina Roland sabato 1 aprile alle ore 17.00, verrà presentato il Volume “La costruzione delle Alpi. Il Novecento e il modernismo alpino” la seconda monumentale opera del docente torinese Antonio De Rossi. L’incontro è presentato da  Roberto Canu.

La “Costruzione delle Alpi” continua con il secondo volume

Il volume è l’attesa continuazione di “Immagini e scenari del pittoresco alpino (1773- 1914)” pubblicato sempre da De Rossi sempre per i tipi di Donzelli Editore  nel 2014. Anche in questo monumentale saggio si esaminano sia le trasformazioni materiali dei contesti alpini, sia l’insieme delle rappresentazioni estetiche, concettuali e progettuali che le hanno attraversate interagendo con la cultura extraalpina.

Per quanto paradossale possa a prima vista sembrare, le Alpi, così come oggi noi le conosciamo e le percepiamo, non sono sempre esistite. Esse sono state «costruite» attraverso un duplice processo: quello della trasformazione del territorio alpino, della materiale immissione e implementazione, in quel contesto, di progettualità e manufatti umani; e quello della conoscenza scientifica e artistica, della costruzione di un immaginario, di una rappresentazione e messa in scena delle montagne.

Entrambi questi aspetti hanno conosciuto e conoscono una storia. Quest’opera – dedicata in particolare allo spazio alpino occidentale compreso tra Italia, Francia e Svizzera e impreziosita da un ricchissimo apparato iconografico – affronta proprio questo tema: la modificazione dell’ambiente e del paesaggio montano nel periodo compreso tra la seconda metà del Settecento, momento della scoperta delle Alpi da parte delle società urbane europee, e il definitivo fissarsi, attorno ai primi anni del Novecento, di un’idea di montagna legata alla metamorfosi turistica operata dalla Belle Époque.

Una “costruzione” alla quale hanno partecipato letterati, pittori, designer pubblicitari, architetti, urbanisti, ingegneri, agronomi, antropologi, etnografi, geografi, sociologi, economisti, politici e altri ancora. Il libro è un incredibile  lavoro di analisi, da cui De Rossi ricava un discorso interpretativo di valore generale sul ruolo che le Alpi hanno avuto, hanno e si preparano ad avere per la società e per la cultura europea e globale.

Se il primo volume ci parlava dell’Europa partendo dalle Alpi Occidentali, nel secondo l’orizzonte si allarga ai territori di lingua tedesca delle Alpi centrali e orientali.
“Un fil rouge – ne scrive il collega urbanista del Politecnico, il Professor Giuseppe De Matteis  che attraversa tutta la narrazione, quello del passaggio dal “pittoresco alpino” (trattato nel precedente volume) al “modernismo alpino”, fin alla fase odierna della “patrimonializzazione”. Sono tre paradigmi, e tre scene teoricamente contrapposte, di una storia culturale, ambientale e sociale che fa da sfondo e da cornice ai diversi aspetti trattati nei capitoli.

Il tema centrale, che occupa gran parte dell’opera, è quello dei cinque decenni – dagli anni ’20 ai ’70 – del modernismo, cioè di un passato prossimo e di un immaginario troppo presto rimosso e rifiutato:  cui però ancor oggi continuiamo, nel bene e nel male, a subire le conseguenze, mentre non possiamo sottrarci al fascino della sua eroica visione e forse anche di provarne – assieme all’autore – una certa nostalgia. ”

La chiarezza dell’esposizione, assieme all’efficacia delle numerose illustrazioni a colori, permettono anche al lettore non specialista di avvicinarsi con facilità e indubbio interesse al multiverso di una montagna di cui abbiamo tutti qualche esperienza appassionante, ma che in realtà stentiamo a capire nel suo significato complessivo.

Si parla ovviamente anch edelle nostre Valli: nel capitolo “Cantieri del modernismo alpino” lo sguardo storico guarda a Sestrière “città della neve” e Bardonecchia “sole, neve, gioia di vivere”, poi sulla “modernissima” e “italianissima” Cervinia, per finire con un più largo giro d’orizzonte sulle Alpi occidentali e su Torino “capitale delle Alpi”: “una “calamita industriale” che, mentre disgrega il tessuto sociale e produttivo delle sue montagne, ne fa una banlieue blanche al suo servizio”.

Sempre per restare con De Matteis: “Prima di decidere dove andare occorre sapere da dove si viene. Quindi cari politici, amministratori, esperti (soprattutto “patrimonialisti”), giornalisti e semplici cittadini, per favore, leggete questo libro.”

Chi è Antonio De Rossi?

Architetto, è professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana, e direttore del centro di ricerca Istituto di Architettura montana, presso il Politecnico di Torino. Il suo precedente volume, La costruzione delle Alpi. Immagini e scenari del pittoresco alpino (1773-1914), pubblicato sempre da Donzelli nel 2014, è stato insignito nel 2015 del Premio Rigoni Stern e del Premio Acqui Storia.

P