Il presidio alla Savio di Chiusa San Michele con la paura di 100 licenziamenti La crisi occupazionale in Valsusa sembra non avere fine

Lo sciopero alla Savio di Chiusa san MicheleLo sciopero alla Savio di Chiusa san Michele

CHIUSA S.MICHELE – Facce tese, molta preoccupazione e un nervosismo che si taglia con il coltello. Così oggi tutto il giorno davanti ai due fabbricati della Savio di Chiusa San Michele e quello vicino di Sant’Amborgio. In strada ci sono centinai di salariati dell’azienda dei serramenti che da poche ore hanno presentato un piano di licenziamenti alla Regione Piemonte che definire draconiano è poco. Si parla di 100 esuberi su poco più di 300 dipendenti. Quella della Savio è una crisi, profonda, che ha retto fino ad oggi e con il nuovo anno sembra non avere più possibilità di rientrare.

I sindacati

Magliette azzurre, scarpe antifortunistiche ai piedi, così si presentato i dipendenti quasi a scongiurare un crisi ormai irreversibile. E’ l’RSU della Fiom Anna Maria Burlina: “E’ anni che viviamo una situazione a tratti di crisi e precarietà ma mai ci saremmo aspettati una richiesta di questa portata. Se davvero la crisi è dovuta alla produzione estera, sopratutto cinese, lo Stato ci deve aiutare altrimenti si perderà redditoe comincierà una situazione drammatica per tanti di noi“.

L’assemblea 

Nel pomeriggio in un’assemblea dei lavoratori si è deciso di attuare uno sciopero di due ore per turno, all’inizio e alla fine. Rimane l’incontro all’Unione Industriale nella quale azienda, Regione e sindacati avranno davvero idea dell’entità degli esuberi. Rimane una drammatica situazione di crisi che colpirà i lavoratori più deboli seguendo i due parametri dell’anzianità di servizio e dei carichi familiari. Altri giovani che si troveranno in disoccupazione in un territorio già duramente provato dalla chiusura contunua di realtà produttive.

Il comune

Da parte sua il sindaco di Chiusa San Michele  Fabrizio Borgesa ha comunicato che nel prossimo consiglio comunale verrà fatto un forte richiamo affinchè l’azienda trovi una soluzione meno drastica per l’occupazione.