Da Avigliana in sessanta all’Isola del Tino

tino

di LODOVICO MARCHISIO

AVIGLIANA- Domenica 11 settembre con 60 partecipanti, nell’unica festività dell’anno in cui è consentita la visita, si è organizzato un bus da parte del circolo Unicredit con Paolo Rosso referente, anche socio CAI, facente parte del direttivo GEB del CAI Sezione di Torino e con molti soci CAI che hanno collaborato all’iniziativa con me in veste di capo gita quali: Marco Avanzini, Raffaella Gastaudo e Alberto Rossignoli in veste di cineoperatore. Si è potuta così visitare l’Isola del Tino, ubicata nel Mar Ligure, all’estremità occidentale del Golfo della Spezia (chiamato anche Golfo dei Poeti) che con il suo territorio fa parte del comune di Porto Venere. Essa dista 500 m dall’Isola Palmaria e 2,5 km dalla terraferma. Dal 1997 l’isola del Tino, insieme alle altre isole Palmaria e Tinetto, Porto Venere e le Cinque Terre è stata inserita tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco. L’isola del Tino può essere considerata, fra le tre isole del Golfo, come quella “intermedia”, sia come dimensioni, sia come posizione. A Nord troviamo l'isola Palmaria (già visitata in precedenti gite), la più estesa, mentre a Sud vi è l’isolotto del Tinetto, di dimensioni molto più ridotte (poco più di uno scoglio) che con imbarcazioni private è abbordabile tutto l’anno. La superficie dell’isola del Tino è invece interamente riservata a zona militare. Per tale ragione è possibile visitare l’isola solo in due occasioni l’anno: il 13 settembre in occasione della festa di San Venerio (patrono del Golfo della Spezia e, dal 1961, protettore dei fanalisti d’Italia quindi anche patrono dell’isola) e in questo caso (anno in corso) la domenica antecedente. Conseguenza ovvia del fatto che l’isola sia territorio militare è il divieto di attracco di ogni mezzo natante non autorizzato e la navigazione entro una fascia di sicurezza. Il suo territorio ha potuto così conservarsi indenne da sfruttamenti edilizi e nei due soli giorni l’anno in cui è possibile approdare all’isola del Tino, la visita è limitata ad una piccola zona comprendente il molo d’attracco, una piccola parte della scogliera, la spiaggia e il faro. Attualmente infatti sia per il rischio di frane che di incendi, senza la vigilanza speciale degli organi preposti, anche se l’isola era ben presidiata perché nessun visitatore si inoltrasse in zone pericolose e vietate, si può solo salire per stradina o per delle scalinate che ne abbreviano il percorso, alla sommità del faro da cui si gode però di una vista incomparabile sul Tinetto, Palmaria e di un panorama a 360° tutt’intorno anche se è stato necessario firmare un nullaosta, prima di accedere alla sommità dell’isola, raccolto dalle incaricate sul piazzale antistante l’ingresso del faro medesimo. Il giro all’esterno delle due balconate circolari, una dove vi è il faro di vetta e l’altra situata poco sotto, sono veramente adrenaliniche e valgono la pena di essere percorse per intero. Queste due chicche da sole meritano in pieno la visita dell’isola. Scesi dalla cima (passeggiata di un’ora compresa la visita del faro), è ancora possibile inoltrarsi in una galleria aperta che conduce dopo 100 m circa a una grata con vista a picco sul mare. Non è invece più possibile visitare l’Area Sacra (comprendente una chiesetta) per pericolo di frane in atto. Dopo la visita del faro siamo tornati quindi all’imbarco per la stessa stradina e ci siamo inoltrati sulla scogliera a destra della spiaggetta (verso di discesa). Dopo un tratto roccioso, segue un marciapiede cementato molto stretto che transita a lato di favolosi e caratteristici piccoli calanchi dai quali vi era molta gente che si tuffava nel limpido mare sottostante in quest’unico giorno festivo in cui era concessa la balneazione. M’inerpico in solitaria fin dove possibile sino a un pulpito transennato da cui appare la zona rocciosa dell’isola con strapiombi alti più di 80 metri (anche se mi trovavo poco sotto la metà ad un’altezza di 30 metri dal mare in piena parete) e la vista incomparabile del dirimpettaio Tinetto. Senza corda e autorizzazione non si può andare oltre. Tornati al molo di partenza prima di lasciare l’isola quelli meno esperti hanno potuto fare un bagno ristoratore in un lembo di mare per grandi e piccini, ove l’acqua era bassa, adibito per questa rara occasione a piccola spiaggetta. Dopo la festa del patrono di martedì 13 settembre (secondo giorno all’anno in cui è possibile scendere sull’isola) questo lembo di terra in mezzo al mare però tornerà a essere il sogno di molti e un tratto proibito della costa ligure per tutelarla come essa merita.