Da Forestali a Carabinieri. Cosa succederà nelle nostre valli? In Piemonte sono 400 in Calabria gli operatori arrivano a 10.500

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NON TUTTI SONO FORESTALI – E’ come perdersi di notte in montagna cercando di trovare un sentiero; ci si ritrova sempre nello stesso punto, o ancora peggio come una Biancaneve bisognerà passare la notte nel fitto del bosco. La notizia è che il Corpo Forestale dello Stato non esisterà più e sarà integrato al 90% dall’Arma dei Carabinieri. Qui c’è il primo passaggio non da poco conto, ecco dei civili che da un giorno all’altro diventano militari perchè oggi i forestali sono una delle cinque cinque forze di polizia italiane, ad ordinamento civile, domani non più. Com’è composto il Corpo Forestale dello Stato? C’è una parte, diciamo la più corposa, che dipende direttamente da Roma e una, quella delle regioni a Statuto Speciale, nelle quali operano autonomi Corpi Forestali Regionali ed  è comunque presente la forza nazionale, ma non è il nostro caso. E siamo a due. Ma a occuparsi del servizio di polizia ambientale  a livello del Piemonte ci sono poi i Guardiaparco, – in Valle di Susa gli operatori dipendenti dall’Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Cozie, hanno principalmente le funzioni di vigilanza e controllo sul rispetto delle norme di tutela dell’area protetta; sono quasi una trentina e non saranno interessati dalla riforma. E tre. In quella che fu la Provincia di Torino e ora è la Città Metropolitana c’è un servizio di Agenti Faunistici e Ambientali, si occupano di tutela e controllo in materia, e ora la Regione Piemonte sta palleggiandosene con la  ex Provincia il futuro. Peraltro in tutta Italie le Province si erano correttamente dotati di Corpi di Polizia Provinciale, tranne Torino (o meglio tranne gli autisti di una certa Presidente). E fanno quattro. Ma in Valle di Susa c’è anche il Consorzio Forestale Alta Valle Susa, alle dipendenze dei Comuni della fu Comunità Montana Alta Valle, che a sua volta ha un manipoli di 6/7 Agenti  Forestali con funzioni di polizia. E siamo a cinque servizi di polizia ambientale e rurale in senso lato. Se poi vogliamo metterci anche le Guardie giurate delle Aziende Faunistico Venatorie – in concessione comunale – il numero sale ancora. In Piemonte poi ci son anche i Guardiaparco dei Parchi Nazionali (Gran Paradiso e Val Grande) con i  loro Corpi di Vigilanza. E farebbero sei, solo fra gli stipendiati pubblici.

La Regione ha poi un servizio, dell’Assessorato alla Difesa del suolo, di Operatori Forestali Regionali, che fanno piccoli interventi sul territorio richiesti per lo più dai comuni, anche loro sono dipendenti che non sono finiti nel calderone dell’integrazione con i Carabinieri. Il Piemonte, seconda Regione italiana per superficie forestale, tra fissi e stagionali non ne ha più di 320. In Sicilia sono 24.000 o giù di lì e in Calabria circa 16.000.

La soluzione al problema era stata infatti già ipotizzata sia su scala nazionale che regionale in un recente passato, con l’ipotesi di un trasferimento in blocco del CFS alle Regioni, che ne pagano fino ad oggi la gran parte dei servizi svolti, ma ci mise lo zampino il “romanissimo” Ministro Alemanno che stoppò il progetto. Dopo questo il Piemonte fece un tentativo (Giunta Ghigo 2) almeno di accorpare tutti i dipendenti del pletorico sistema locale in un unico Corpo di Polizia Ambientale Regionale (allora gli Enti Parchi non erano nemmeno stati accorpati) ma la cosa fallì per l’opposizione fortissima (ma guarda un po’…) della Provincia di Torino e dei sindacati dei Guardiaparco. Quindi niente spending review , ma soprattutto niente razionalizzazione con effettiva ricaduta conseguente di una vera e incisiva presenta attiva sul territorio.

I NUMERI– Vediamo i numeri. Gli agenti del Corpo Forestale dello Stato in Regione superano di poco i 400, in Provincia sono appena una sessantina. Fatta la somma tra tutti quelli che in qualche modo hanno a che fare con il territorio e la fauna ecco venire in evidenza come il problema del soprannumero degli operatori non sia neppure paragonabile ad esempio alla Calabria dove a libro paga della Regione ci sono circa 14.000 addetti. Attenzion sempre a non confondere personale con funzioni di polizia con operai e addetti forestali.

E ADESSO? Intanto l’Arma prevede di far confluire il Comando tutela ambiente in un più vasto Comando per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare, che dipenderà funzionalmente dal Ministero dell’Agricoltura e per alcuni aspetti dal Ministero dell’Ambiente. Si passerà così da un reparto specializzato di 1000 unità a uno di 7000, interamente dedicato alla difesa dell’ambiente, del territorio e delle acque, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, a sostegno o con il supporto dell’organizzazione territoriale. All’interno dell’ Arma, infatti, nascerà un ruolo a parte, con propri ufficiali e propria commissione di avanzamento, il che impedirà da un punto di vista amministrativo l’unione tra i due mondi. Lo stesso Comando per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare avrà a capo un generale di Corpo d’armata dell’ Arma e per vice un generale di divisione del ruolo forestale.

Naturalmente i Sindacati del personale CFS (sono almeno sei) si oppongono al passaggio, che comporta la loro militarizzazione, nonché l’adeguamento professionale e la verifica delle idoneità ad essere operativi come militari. Ah, a proposito di sindacati, dimenticavamo una chicca; in un passato che risale ormai alla fine degli anni ’80, molti cassaintegrati cronici metalmeccanici piemontesi, che lo Stato voleva riconvertire divennero Agenti Forestali per un refuso che cambiò la parolina magica,  visto che il decreto prevedeva per loro un lavoro di operatori forestali.

Insomma, in modo malizioso, si potrebbe pensare che sia stata trovata una soluzione all’italiana. Da domani si potrà dire che è aumentato il numero dei Carabinieri in servizio ma di fatto non è proprio così.