Da Giaveno all’Avana, il viaggio di Luca Calcagno

luca calcagno a giaveno

di LUCA CALCAGNO*

CUBA – A fianco del Capitolio vicino a un piccolo parco c’è una piazzetta da cui partono gli almendron per Marianao. Dei taxi, le classiche auto anni ‘40 e ‘50, dai percorsi fissi a mo’ di pullman. Sono una delle numerose varietà di mezzi tra cui scegliere nelle grandi città cubane per spostarsi. Il vantaggio il loro costo: 10, 20 pesos di moneda nacional, pari a 40, 80 centesimi di Euro. Per noi l’almendron non è un vezzo, da Avana centro Mariano dista diversi chilometri, troppo a 35 gradi e sotto il solleone del pomeriggio.

“Marianao, Pogolotti” diciamo all’autista, pigiandoci in quattro sul sedile posteriore (l’anteriore è occupato da un altro passeggero grande e grosso). Per quel pomeriggio di domenica 31 luglio non sono soltanto uno dei ragazzi della Brigata Gino Doné (un progetto dell’Agenzia di Interscambio Culturale ed Economico con Cuba e intitolata al partigiano italiano che partecipò alla Rivoluzione castrista), ma anche il rappresentante dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia – Cuba in quanto Segretario del Circolo che prende il suo nome da Dino Pogolotti.

Districarsi nella denominazione stradale cubana non è semplice. Ci si muove in una sorta di battaglia navale fatta di numeri, lettere e indirizzi che superano abbondantemente i tre paia di migliaia. Ma tutte le informazioni combaciano di fronte a una casa alla cui finestra si intravede il marito di Acela Caner, Eugenio Suárez Pérez che non appena si accorge del gruppetto italiano fuori dal cancello ci viene incontro con un caloroso sorriso. Eppure ci eravamo visti una sola volta: il 7 maggio scorso nella loro visita a Giaveno. Ma a Cuba, o dove intercorrono grandi distanze e comunicazioni faticose, funziona così: una stretta di mano e poi si è subito amici, pronti a ospitarsi a vicenda.

Eugenio chiama Acela, delegata all’Assemblea del Municipio di Marianao. L’ospitalità è grande: si passa dal succo di mango fresco, al zuppa di fagioli, quando il pomeriggio si fa inoltrato, come esempio di cucina vegetariana e cubana. A questo piatto seguirà al ritorno dal barrio una sorta di polenta di mais cotta dentro le foglie della stessa pianta.

Il barrio Pogolotti, il quartiere progettato negli anni ‘10 del secolo scorso dal giavenese Dino Pogolotti, è il più vasto e povero dell’Avana. I 105 anni di storia si sono fatti sentire: edifici originali e piastrelle d’epoca sopravvivono in poche abitazioni. Molte altre hanno subito qualche intervento. Fosse anche soltanto il tetto, parte che più delle altre necessita di attenzioni.

Vediamo il tank, la cisterna d’acqua, simbolo del barrio. Ed è emozionante camminare in quei luoghi che fino a pochi giorni prima erano fotografie. Vediamo anche il Taller de Transformación Integral, la casa dell’adulto major, il centro dove si fanno attività con gli anziani del quartiere. Purtroppo essendo domenica è chiuso, ma i giorni all’Avana sono pochi e le attività e le visite  tante. Occorre cogliere ogni ritaglio di tempo. Accanto al luogo di ritrovo degli anziani anche quello per i giovani. Purtroppo ancora in restaurazione.

Continuiamo il giro e Acela ci porta dalla memoria storica del barrio, Luis Oriol. Il novantunenne è sostenuto dagli amici del quartiere, vivendo da solo. Anche se quando entriamo in casa sua in cucina ci sono alcune persone intente al domino. Ci rivela Acela che quella casa è speciale: è tra le meglio conservate, inoltre è stata il set cinematografico per Mi Pogolotti querido di Enrica Viola.

Il periodo delle riprese non è sfuggito alla sistematizzazione storiografica di Luis: sui suoi diari annota, con ritagli di lettere di giornale, tutto quel che avviene nel barrio. Al film è dedicato un quaderno intero con tanto di foto della regista e della troupe. Intanto è piovuto e gli abitanti del Pogolotti rincuorati da qualche grado in meno escono per le strade del barrio. Gli sguardi sono di curiosità: qui non ci sono turisti con panama, taxi e cabrio, o caratteristiche signore con sigari che fanno le foto con gli stranieri per dare un’immagine un po’ stereotipata dell’Isola. Qui le case con una parete in comune, avvicinate anche dalle carreggiate poco larghe, conferiscono al quartiere la quiete di una periferia, ancora più racchiusa in sé dalla particolare architettura ideata da Pogolotti.

 

*Luca Calcagno è Segretario del Circolo Giaveno – Val Sangone “Dino Pogolotti”.