Dal Convegno di Cuneo sulla Montagna l’appello dell’Uncem: “Troppo peso elettorale delle aree metropolitane. Servono collegi rappresentativi dei territori” Il VIceMinistro Olivero: "Alle Terre Alte servirebbe uno Statuto Speciale. Oggi troppe disparità tra aree analoghe"

Salbertrand - Via Roma e Casa Comunale (Foto MArco Cicchelli)Salbertrand - Via Roma e Casa Comunale (Foto MArco Cicchelli)

CUNEO – L’Uncem Piemonte ha organizzato, nel week-end a Cuneo, capoluogo della “Granda”, un convegno-dibattito dal titolo “La montagna nella provincia di Cuneo” ma che ha avuto risvolti allargati a tutto il Piemonte. L’obiettivo era fare il punto dopo la fase di avvio delle Unioni Montane, che è sostanzialmente sostanzialmente terminata, ma che pone il tema necessario e urgente di un ampio confronto sulle risorse, sulle scelte relative allo sviluppo locale, sui finanziamenti e sulle iniziative capaci di valorizzare pienamente le Terre Alte.

Moderati da Marco Bussone dell’Uncem Piemonte i vari intervenuti hanno posto in evidenza le difficoltà delle aree montane che, per vivere, hanno bisogno di una forte spinta propulsiva da parte delle Istituzioni e non solo. “Negli ultimi anni di trasformazione della governance delle Terre Alte – ha esordito il Presidente dell’Uncem Piemonte, Lido Riba  si è parlato di contenitori e non di contenuti: e questo è stato un grande dramma. La montagna, soprattutto quella della nostra regione e provincia, è rimasta la periferia del territorio. Per darle opportunità di sviluppo servirebbero alcune azioni determinanti. A partire dalla fiscalità di vantaggio, con la quale le imprese che si insediano nelle Terre di Mezzo e nelle Terre Alte abbiano la possibilità di contare sull’abbattimento delle imposte”.

Per Riba è il sistema elettorale regionale che va radicalmente cambiato, perché  di fatto impedisce una vera rappresentatività territoriale, che penalizza la Montagna più di tutti, e in particolare quella torinese, prossima alla Città Metropolitana, che la fa da padrone, e impone le sue maggioranze anche in questo organismo. “Dobbiamo prevedere  – ha detto – dei collegi uninominali più piccoli degli attuali: al massimo di 100.000 abitanti e non di oltre 500.000 persone come adesso, in modo da poter votare un rappresentante di un territorio più limitato che, però, sia veramente legato a quel luogo da dove proviene”.

Al solito il problema dolente è quello delle risorse: “Abbiamo 54  Unioni Montane, 13 GAL costituiti, i Gruppi di Azione Locale e 9 Bacini Imbriferi Montani. Quindi in Piemonte abbiamo 76 Enti che governano la montagna. La Regione indichi la strategia progettuale e di indirizzo per evitare inutili sovrapposizioni. Inoltre, le Unioni Montane, per poter programmare il loro percorso, hanno bisogno della certezza e della continuità delle risorse da spendere. Altrimenti, non possono neanche partecipare ai progetti europei che richiedono il co-finanziamento, in quest afase di fortunata disponibilità di risorse Comunitarie. Poter accedere alle risorse non deve diventare una guerra tra poveri, ma è chiaro che la pianificazione dei percorsi futuri da parte delle strutture pubbliche di governo della montagna ha l’esigenza di contare sulla stabilità dei contributi  su cui poter programmare lo sviluppo. La montagna è ancora la periferia del territorio. Per darle opportunità serie si dovrebbe introdurre di una fiscalità di vantaggio per le imprese che si insediano nel territorio.” 

Andrea Olivero, Viceministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali  ha evidenziato come il tema prioritario sia ridare centralità politica alla montagna, affinché non rischi di rimanere una Cenerentola. “Pur non avendo condiviso – ha sottolineato – molti degli aspetti legati alle Regioni a Statuto speciale, penso, però, che bisogna iniziare una battaglia per raggiungere l’obiettivo di una montagna, nel suo complesso, con le caratteristiche di un’area di quel tipo. Facendo capire la sua valenza strategica. Chi cura, con il proprio lavoro, il territorio delle Terre Alte non va assistito, ma retribuito per l’opera messa in campo e di cui beneficia l’intera collettività. Tutto ciò attraverso risorse, ma anche semplificando la burocrazia. Le zone montane, però, dovranno lavorare sempre di più in un’ottica di area vasta, sentendosi  protagoniste del cammino di crescita”.  

Polemico anche il Sindaco di Cuneo e Presidente della Provincia, Federico Borgna : “La Legge Delrio, ha csancellato le Province, e si intravede chiara l’intenzione di far contare solo le Città Metropolitane e cancellare tutto il resto. Si tratta di una visione sbagliata, perché lo scheletro economico, culturale e della qualità della vita del Paese è, invece, proprio nelle zone chiamate marginali come la montagna”.

Resta il fatto che nelle Regioni a Statuto non speciale,  la montagna continua a spopolarsi e a vivere una condizione di inesorabile degrado e abbandono. Laconico il Sindaco di Ormea Giorgio Ferraris: “Se vogliamo che le Terre Alte tornino a vivere, bisogna garantire un reddito minimo a chi ci lavora. Se non si mette in campo questo impegno la montagna andrà a ramengo.”