Davide Finotti, il parapendista di Givoletto è sano e salvo: il suo volo si è concluso a Bessans in Haute Maurienne Le ricerche sospese intorno alla mezzanotte e trenta quando l'uomo è riuscito a contattare la famiglia

DAvide Finotti - il parapendista disperso e finito in FranciaDAvide Finotti - il parapendista disperso e finito in Francia

BESSANS – (HAUTE MAURIENNE) – Tutto è bene quel che finisce bene. E l’avventura di Davide Finotti, il parapendista dato per disperso, titolare di una azienda di Givoletto, la Tel.Co, si è conclusa con un volo terminato oltre la catena del Rocciamelone, in Francia, nel lungo vallone di Bessans sulla sinistra orografica della Vetta del Roncia. L’uomo è riuscito a contattare telefonicamente la famiglia solo dopo aver ridisceso a piedi per un lungo tratto la stretta valle; i famigliari  a loro volta hanno contattato il 112 e le ricerche sono state immediatamente sospese.

A recuperarlo i parenti e la fidanzata, anche lei appassionata di parapendio, che sono partiti in auto alla volta di Bessans.

Finotti – da tutti considerato persona molto esperta di volo a vela – con il suo paramotore era decollato nel pomeriggio con due amici da Val della Torre, ma gli altri due parapendisti a motore lo avevano perso di vista all’altezza del Colombardo sopra Condove. Per fortuna il suo volo è proceduto verso ovest, riprendendo quota e percorrendo circa 40 kilometri, fino a poi infilarsi nel vallone dove è disceso indenne.

Poco prima della mezzanotte da Venaria Reale, si era alzato in volo anche un AB205 dell’Aviazione Leggera dell’Esercito del nucleo ALEToro abilitato alla ricerca con volo notturno, il cui intervento era stato richiesto dal Soccorso Alpino Piemontese, che ha coordinato le ricerche insieme ai Vigili del Fuoco, al Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Bardonecchia ed ai Carabinieri della Compagnia di Susa. La task force, con base presso la Caserma dei VV.FF. di Susa  aveva già compiuto alcune esplorazioni da terra in quota anche con le motoslitte prima del buio ed era pronta per attivarsi all’alba nelle ricerche.

La telefonata stavolta ha sollevato a tutti il morale. Ancora pesa infatti sui soccorritori, la tragica fine di Roberto Neglia al Moncenisio di poche settimane fa.

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