Divorziati e conviventi? Addio agli alimenti! Una sentenza della Cassazione rivoluziona i rapporti economici fra ex. Chi convive perde il diritto all'assegno di mantenimento

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AVV. MANUELA SELVO – I giudici recentemente hanno precisato come l’assegno di mantenimento nel caso in cui l’ex marito e/o la ex moglie inizino una convivenza stabile, non sia dovuto e ha ridisegnato i casi in cui termina tale obbligo. Si tratta di un’evoluzione piuttosto recente che farà tirare un sospiro di sollievo a più di un marito: non nascondiamoci che molto spesso è proprio lui a dovere corrispondere tale importo alla moglie.

La Corte di Cassazione, con sentenza del 16345/2016 del 29 settembre 2016, è tornata ad occuparsi delle conseguenze economiche dell’insorgere di una nuova stabile convivenza dell’ex coniuge ed in particolare degli effetti sull’assegno di mantenimento per quest’ultimo.

Come è noto, in caso di forte disparità di reddito tra i coniugi, il meno abbiente tra i due ha diritto a ricevere dall’altro un congruo assegno di mantenimento, parametrato alle condizioni economiche di entrambi ed al tenore di vita tenuto durante il matrimonio.

Tale obbligo termina automaticamente quando il beneficiario si risposa. Lo stabilisce l’art. 5, comma 10) della Legge sul divorzio (Legge n. 898 del 1° dicembre 1970): “l’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze”.

E quando l’ex inizia una convivenza? Nulla era disposto dalla norma per quel che riguardava invece una nuova convivenza more uxorio (ossia una duratura relazione sentimentale che comporta anche la coabitazione). La giurisprudenza quindi ha dovuto porre rimedio a tale carenza legislativa, e la Cassazione lo ha fatto con alcune sentenze che si sono susseguite nell’arco dell’ultimo biennio, in cui sostanzialmente ha equiparato la nascita di una stabile convivenza al sopravvenuto matrimonio, esonerando l’ex coniuge dall’obbligo di pagamento.

La Sentenza del 29 settembre scorso, infatti, esclude del tutto l’obbligo di mantenimento per colui o colei che si è “rifatto una vita”, ed ha confermato l’orientamento già affermato in precedenza. La Suprema Corte infatti stabilisce che “l’instaurazione di una nuova famiglia, ancorchè di fatto, rescinde ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, cosicchè il relativo diritto non entra in fase di quiescenza ma resta definitivamente escluso”.

Il caso specifico. La pronuncia nasce dalla richiesta di una donna, che dopo la separazione aveva stabilito una nuova convivenza, poi fallita. Nella domanda di divorzio chiedeva la condanna del marito al versamento dell’assegno di mantenimento per sé. La Cassazione ha chiarito che la nuova convivenza duratura, seppure cessata, esonera definitivamente il marito dal pagamento: non si possono più vantare pretese che di fatto sono già decadute fin dall’inizio della nuova relazione stabile. Si legge in sentenza: “la formazione di una famiglia di fatto è espressione di una scelta esistenziale , libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e quindi esclude ogni residua solidarietà post matrimoniale con l’altro coniuge, il quale deve considerarsi definitivamente esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile”.

Ma come si dimostra la nuova stabile convivenza dell’ex coniuge ? Nell’applicazione pratica di tale condivisibile principio, e che da più parti era stata sollecitato, rimane solo un piccolo neo: ed è la difficoltà concreta di riuscire a provare nel corso del giudizio l’effettiva convivenza, ove non vi sia la possibilità di produrre un certificato di residenza e stato di famiglia, in quanto il nuovo partner non ha dato comunicazione agli Uffici Comunali. Rimane però sempre e comunque valida l’alternativa di utilizzare qualsiasi altra prova nel processo, in particolar modo le testimonianze.

Manuela Maria Laura Selvo, avvocato cassazionista

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